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Il fascino del materiale

Come posso rendere attraente ed ordinata una attività?

prima

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dopo

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Questo è un esempio di come rendere attraente il lavoro degli animaletti per il bambino:

animaletti (di ottima qualità, con i dettagli precisi e curati) disposti nella riproduzione del loro habitat naturale invece che riposti casualmente in un contenitore.

Gli ambienti li ho realizzati insieme alla mia figlia più grande, di 27 mesi, la quale ha contribuito, come poteva, alla costruzione della calotta polare, della savana e dello stagno.

Cotone, cartoncino, colla vinilica, semola e colori a dita….

(Conscia che si possa fare di meglio…con maggior fantasia e manualità..)

La collocazione degli animali nei loro habitat ha permesso a Nina di suddividere i suoi animaletti in gruppi coerenti, comprendendo che difficilmente l’orso può incontrare, in natura, l’elefante…

Da questo allestimento è partito il gioco delle storie ambientate nella savana, tra i ghiacci e nello stagno in cui le si racconta della vita dei protagonisti degli ambienti (alimentazione, caratteristiche fisiche, abitudini alimentari…).

Maria Montessori sosteneva che l’ambiente è il vero maestro per il bambino: perchè un materiale catturi l’interesse del piccolo, dobbiamo renderlo attraente, bello, curato perchè possa sedurre per poi regalare esperienze formanti.

Ogni “gioco” andrebbe allestito:

dovrebbe uscire dalla scatola chiusa, trovare una collocazione nell’ambiente (altezza consona, superficie adeguata…) e una giusta presentazione perchè possa incuriosire, e possa essere a disposizione in qualsiasi momento!

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Pochi ma buoni: 10 regole per giocare.

“Non mette mai in ordine i suoi giochi!”

“Quella stanza è sempre in disordine, non si riesce neanche a muoversi!”

“Non sa neanche quello che ha in quella stanza!”

Il riordino dei propri giochi è una conquista d’autonomia del bambino mooolto cara ai genitori!

Ma è bene sapere che, anche se è difficile da credersi, il bambino  desidera abitare l’ordine con tutto se stesso.

I giochi, però, sono tutti in giro lo stesso, come mai?

I motivi possono essere svariati, tra questi: il bambino è troppo piccolo per farlo (in questo caso l’adulto deve essere il suo modello, dare al bambino continua occasione di assistere al riordino…) oppure nessuno ha mai fatto notare lui l’importanza e l’utilità del riordino, ma  si è limitato a richiederlo come dovuto e basta.

Maria Montessori ci fornisce un preziosissimo consiglio a riguardo:

l’azione educativa deve iniziare dal fornire al bambino un ambiente adatto, che sia adeguato all’età, stimolante, pulito, curato ed ordinato. Il nostro agire deve svolgersi sull’ambiente, non sul bambino, il quale trarrà stimoli e occasioni da apprendimento, prima di tutto, dal suo ambiente di vita.

Spesso nelle camerette o negli angoli della casa adibiti ai giochi dei nostri bimbi c’è troppo e spesso troppo poco curato! Tantissimi giochi, di ogni natura, tutti mischiati in grandi cesti o scatoloni, impilati in modo che sia irraggiungibili (e l’adulto si spazientisce perchè deve sempre tirare giù o fuori i giochi…), alcuni giochi non funzionanti, alcuni incompleti, alcuni che non destano più alcun interesse, altri troppo difficili o troppo semplici per attrarre il bambino!

Perchè il bambino si prenda cura del suo ambiente, se ne deve innamorare, perchè ciò avvenga, l’ambiente deve essere seducente.

Come possiamo favorire ciò?

  1. Osserviamo ciò che il bambino ama fare in questo periodo (costruire? infilare? disegnare? modellare? leggere? ritagliare? giocare a palla?macchinine? cucire?)
  2. allestiamo nel suo spazio alcune attività che lo interessano e disponiamole ben in vista e in modo ordinato (tutto pulito, funzionante e bello). Tutto ciò che occorre per svolgere quell’attività è presente e raggiungibile comodamente. Ad esempio per dipingere: dovrò proporre un cavalletto, pennello, fogli, colori, bicchierino per acqua, straccetto per asciugare.
  3. Ogni oggetto, utile a svolgere l’attività ha un suo posto specifico e stabile. Ciò facilita il bambino nel trovare ciò che gli occorre e nella fase di riordino.
  4. Quando una attività ha stancato il bambino, va tolta dall’ambiente e dalla sua vista e sostituita con una nuova.
  5. “I grandi ritorni” sono spesso una risorsa: attività tolte dall’ambiente perchè non più attraenti, possono tornare in voga dopo un certo periodo e ridestare curiosità.
  6. I regali di compleanno e Natale non devono essere obbligatoriamente esposti nell’ambiente tutti il giorno stesso in cui vengono ricevuti! la strategia migliore è quella di inserirne uno alla volta, quando opportuno e utile. Ciò permette anche che il bambino si possa godere a pieno “il nuovo arrivato”!
  7. Abolire i cestoni e le grosse scatole per il riordino! I bambini non si orientano nei cestoni pieni di cose riposte in modo casuale, infatti appena possono rovesciano il contenitore per poi non saper gestire la mole di materiale che si trovano di fronte e lo abbandonano. Offriamo invece posti specifici ad ogni singolo gioco: piccole scatole, piccoli vassoi, mensole, ripiani, piccoli armadi. Più il materiale è a vista, più il bambino si dimostrerà autonomo nel gioco e ben disposto al riordino!
  8. 6 o 7 libretti per volta sono sufficienti da esporre, così come i pupazzi, le macchine…
  9. L’ambiente deve evolvere e seguire lo sviluppo del bambino: la stanza si modifica e cresce con lui. Dobbiamo ritagliarci molte occasioni per osservare i nostri figli muoversi nell’ambiente per poter cogliere le loro esigenze e le loro difficoltà così da poter aiutarli.
  10. Ricordiamoci che prima di tutto, per lungo tempo ci devono osservare riordinare, poi devono essere aiutati a riordinare, poi devono sperimentare il riordino e solo a questo punto si può pretendere che al termine del lavoro rimettano ogni cosa al proprio posto!
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VOGLIO TOGLIERGLI IL PANNOLINO, COME FACCIO?!

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Il problema sta nella domanda. Dovremmo piuttosto dirci:

VUOLE togliersi il pannolino COME POSSO AIUTARLO?

L’autonomia del bambino, su qualunque fronte, non può nascere dall’adulto, ma deve maturare nell’animo del bambino stesso.

Il genitore può aiutarlo prestando attenzione ai segnali che il bambino invia.

Egli, che ad 1 anno e 1/2 cerca di infilarsi o sfilarsi calze e scarpe sta mostrando, inconsciamente, il suo spontaneo interesse verso un’attività che lo condurrà sulla strada dell’autonomia. Sostituirci a lui dicendo: “Lascia fare alla mamma che tu sei piccolino, ne avrai di tempo!” significa lasciar sfumare un’occasione preziosa d’esercizio d’autonomia.

La voglia d’essere indipendente quando arriva, arriva! Su quale fronte si manifesterà lo decide unicamente il bambino : mangiare, deambulare, vestirsi, lasciare la tetta, pipì, sonno,distacco…

E questa manifestazione sarà inconscia, quando il bambino sarà pronto.

E l’adulto? dove sta?

Mamma e papà possono farsi attentissimi osservatori e uditori scrupolosi di tutti i segnali che il bambino invia, cogliendo le occasioni ,sempre anche se queste appaiono “fuori tempo”:

“No! non riesci! Lascia, faccio io.” “Dai, sei grande, fai da solo.”

Ciò blocca l’autorealizzazione del bambino verso l’autonomia e l’autostima.

I nostri bambini non nascono con il pannolino incorporato, avvicinarli a far pipì e cacca nel vasino sin da quando sanno stare seduti è un ottimo modo per far nascere in loro un’abitudine che piano piano il bimbo fa propria.

Ad ogni cambio possiamo invitarlo a sedere sul wc o vasino per vedere se scappa (l’ideale è appena sveglio, quasi certamente sarà un successo!).

Lasciare i bimbi nudi per un po’ dopo il cambio, permette loro di viversi nella loro naturalezza e  di cominciare a percepire il funzionamento del corpo.

Quando poi proveranno a stare senza pannolino per un po’, accogliamo con grande calma la loro frustrazione o indifferenza o la loro immaturità e concediamo loro il tempo che occorre. Se il bimbo non progredisce, tornare indietro non rappresenta una sconfitta per nessuno! Aspettiamo ancora un po’, vuol dire che il nostro bambino è concentrato a svilupparsi su un’altra abilità!

Il momento giusto, solo il bimbo sa quale sia, noi possiamo tentare di comprenderlo! intromettersi nel naturale sviluppo è cosa ben diversa dal favorire lo sviluppo.

Intromettersi è usare il pannolino quando ci fa comodo a seconda dei nostri impegni, non curando i segnali d’interesse del bimbo. E’, ad un certo punto, magari verso i 3/4 anni, decidere di toglierlo da un giorno all’altro, magari anche arrabbiandosi perchè se la fa addosso o non vuole lasciare “la sua cacca”! Intromettersi vuol anche dire togliere il pannolino ad un anno e mezzo, sempre con estrema velocità, quando il bimbo non mostra alcun interesse, facendogli vivere molta frustrazione!

Favorire significa invece considerare il pannolino come uno strumento di aiuto per una breve fase iniziale della vita del bambino (fin verso i 18/24 mesi) che a volte c’è e a volte no, che la pipì si fa nel pannolino ma anche nel wc, nel praticello, al mare.

Favorire significa che se il bimbo non vuole indossare il pannolino glielo concediamo, con ciò che ne consegue! Significa anche accogliere con un sorriso la pipì che scappa, significa fermarsi 1.000 volte per la strada, anche quando sono falsi allarmi!

Favorire significa gradualità:

Iniziare dall’ambiente domestico (prima casa poi scuola, poi case di parenti…), prima un’oretta dopo il cambio poi per periodi sempre più lunghi…

favorire significa ordine:

il vasino è sempre in bagno, non gironzola per la casa correndo dietro alla pipì! Ciò lo aiuterà a controllare il bisogno, gradualmente…. (Posso però decidere di trasportarlo in altro ambiente e dargli un posto stabile: nella casa delle vacanze, sulla spiaggia, nel luogo del pic nic….)

Favorire significa anche ricordare che ogni bambino hai i suoi tempi, significa accogliere ciò che il bambino ci comunica, come e quando decide di farlo. Accogliere significa non giudicare, non decidere che sia presto o tardi.

Accogliere significa anche accettare incondizionatamente, senza preconcetti ed aspettative, ma protrarsi verso il nostro bambino, accompagnandolo per mano verso l’autonomia, considerandolo sempre un essere pensante e desideroso di crescere carico di autostima e di fiducia in se stesso e negli altri.

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CHE ME LO DOMANDI A FARE?!

punto_interrogativo_marionetta“Andiamo a fare la pipì?”, dice la mamma. “No!”, risponde il pupo.

“Eh,si! bisogna proprio andare, dai! non fare storie! non voglio sentire discussioni” ribatte la mamma.

Se è necessario fare una cosa e non si può evitare di farla, perchè chiediamo al bambino se lo vuole fare?

Se poniamo una domanda dovrebbe significare che abbiamo intenzione di prendere  in considerazione la risposta!

La libera scelta è un valore importantissimo, da favorire, tutelare, stimolare attraverso reali ed autentiche libertà di scelta.

Se presentiamo più alternative è perchè è possibile che il bambino decida fra le opzioni e che la sua decisione sarà rispettata ed attuata.

Spesso la “falsa domanda” nasce perchè pare un approccio più dolce ad una situazione scomoda per il bambino e/o per l’adulto:

“Andiamo a dormire? Spegniamo il cartone? Ora laviamo i dentini? Torniamo a casa?”

Ma se una risposta negativa non è contemplata, la domanda non può far altro che irritare!

L’assertività offre al bambino ordine e sicurezza, così come le “false domande” lo lo confondono e lo fanno arrabbiare!

A lungo andare la sua razione alle domande vere potrebbe diventare:

“Cosa rispondo a fare? tanto quel che penso non conta! La soluzione già ce l’ha”.

Dovremmo cercare di porre domande le quali risposte possano essere tenute in reale considerazione:

E’ ora di fare la nanna.

Le domande che ne seguono e che potrebbero rendere il bambino protagonista di tale momento della giornata potrebbero essere, ad esempio:

Vuoi che ti racconti una storia o che ti canti un canzone?

Preferisci che ti accompagni mamma o papà?

vuoi qualche pupazzino che ti faccia compagnia o vuoi stare solo nel letto?

vuoi bere un po’ d’acqua prima di andare a letto?

Queste sono scelte che realmente  il bambino può compiere e che realmente possiamo (e dobbiamo!!) rispettare. La sua autonomia di pensiero, di scelta non possono che trarne beneficio. Ciò che deve essere chiaro e definito per il bambino è il messaggio principale: è ora di fare la nanna.

Su ciò non possiamo transigere ed è importante che sia così e che si eviti:

“ Eh va bene…. non andiamo ancora a dormire….però solo un pochino va bene? quando ti dico che ora, si va!”

Le regole sono importanti e fondamentali per orientare il bambino e guidarlo. La fermezza e l’ordine delle regole rassicurano il bambino e lo aiutano nello sviluppo dell’autocontrollo e della autonomia. Quello che è importante è capire che l’ubbidienza è una conquista difficilissima per il bambino che ha tempi molto lunghi: la comprensione, l’accoglienza e il rispetto di ciò sono determinanti. Accogliere con la massima dolcezza e fermezza (non senza fatica, certamente…) le crisi di pianto, di isteria e di rabbia nei confronti di certe regole è fondamentale per essere una guida matura, stabile e rassicurante e diventare, con il tempo un punto di riferimento cruciale.

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Le sfumature del “NO”

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“Non si può sempre dire si! Bisogna anche   imporsi…”

“Quando è no è no. Punto e basta! non voglio sentire discussioni! E’ chiaro?”

Sembra che il genitore debba convincere se stesso che il “no”che va dicendo sia sensato. Se la decisione di imporre un limite è meditata con cura, misurata e giustificata si deve procedere fino in fondo con amore, fermezza e un gentile sorriso. Perchè l’adulto dice “no”  con la faccia scura, urlando e senza la minima cordialità e gentilezza? A volte perchè è lui il primo a non essere certo di ciò che fa e dici e spera così di essere più credibile e convincente…

In questo caso è scontato che il bambino non potrà sentirsi a suo agio…

Quello che invece è importantissimo è valutare con attenzione la reale necessità del limite che intendo imporre. Quando la decisione è presa bisogna procedere con fermezza: niente eccezioni, niente sconti, ma ordine chiarezza e sicurezza. Quando diciamo no, insomma, dobbiamo esserne sicuri e convinti, sapere precisamente il perchè lo stiamo facendo riuscendo a dare una spiegazione reale e comprensibile. Il tutto usando un tono calmo e dolce che rassicuri e non che intimorisca, che calmi e non che agiti. Accogliere il bambino significa aiutarlo nella gestione delle frustrazioni, delle difficoltà, del superamento degli ostacoli. Ogni volta che diciamo “NO” abbiamo occasione per esercitarci ad essere sempre più accoglienti. Se il bimbo si sta mettendo in una situazione pericolosa per se stesso, per l’ambiente o per un’altra persona noi dobbiamo per forza intervenire. Ma un intervento irruento, violento, urlato, non può che generare una reazione simile: irruenta, violenta, urlata. Se desidero che il bimbo si fermi, rallenti, sia cauto, sia concentrato, dovrò avvicinarmi a lui esattamente con questo spirito: con cautela, calma, gentilezza, sussurrando, aiutandolo e fermando la sua mano (o il suo piede..) con dolcezza se la mia parola si rivelasse insufficiente.

In aggiunta a ciò devo andare fino in fondo, sempre.

Se intervengo per interrompere un’azione o impedire che avvenga il motivo è serio. Così devo far rispettare questa volontà accettando ed accogliendo qualsiasi reazione, senza giudicare, commentare:

un bambino che piange, abbracciato da mamma e papà, comprendendo il perchè del suo pianto, sentendosi amato, accolto e rispettato, non è un bambino frustrato, confuso e sofferente, ma “semplicemente” un bambino che sta crescendo….

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TESORO, TRA 9 MESI ARRIVA UN FRATELLINO! SEI CONTENTA?

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“Ma cosa sono 9 mesi? E un fratellino?

Mah! Mamma però è tutta contenta, quindi: si. Sono contenta.”

Mamma e papà ci provano a preparare i piccoli primogeniti all’arrivo del fratello, così come per altri grandi cambiamenti: cambio casa, inizio dell’asilo…

“Lo sai che fra un pochino andiamo ad abitare in un’altra casa?”

“Tra due settimane iniziamo l’asilo! sei felice?”

Chiaramente agiamo con le migliori intenzioni, spinti dal desiderio di aiutarlo ad affrontare al meglio il cambiamento e con la voglia di condividere con lui il dolce sapore dell’attesa, come ben ci insegna la volpe del Piccolo Principe….

Ma la capacità di prevedere cosa succederà, come ci si sentirà dopo un cambiamento, nel bambino piccolo ancora non si è sviluppata. Il bimbo vive nel qui ed ora, vive il presente con tutto se stesso. La consapevolezza di ieri e domani come quella di sé e gli altri, cresce con lentezza. Ciò va considerato, rispettato e tutelato.

Mamma e papà hanno ben 9 mesi per accettare il cambiamento che avverrà, per prepararsi all’arrivo di un nuovo bimbo in famiglia: fantasticare su come saranno i bimbi insieme, la nuova vita, organizzare gli spazi di casa, i ritmi di lavoro..

Per il bambino il tempo di assestamento, di presa di coscienza, d’interiorizzazione d’accettazione inizia DOPO la nuova nascita.

E’ un pò come se qualcuno ci mettesse in braccio un neonato e dicesse: “Ecco, da oggi siete in 4!”

Oppure accompagnandoci in un posto sconosciuto dicesse: “ Da oggi lavori qui. ci trascorrerai le tue giornate.”

o ancora: “ Ecco la tua casa. Quella dove tornavi ieri non c’è più.”

Anche in questi casi estremi, l’adulto sarebbe in grado di affrontare e gestire la situazione, perchè dotato di abilità cognitive di ragionamento tali per comprendere la situazione, scegliere strategie comportamentali, gestire le emozioni improvvise….competenze che al bimbo ancora non sono concesse, ma che sta costruendo.

Il nostro piccolo vive i cambiamenti con la pancia, con tutta la sua emotività e nel momento stesso in cui in cambiamenti sono in atto.

Ecco perchè è importante accettare, accogliere e rispettare qualsiasi manifestazione spontanea del bambino di fronte al cambiamento.

Sono espressioni sincere pure e legittime della sua sua persona: qualcuno vuole toccare il bambino di continuo, qualcuno ci sta un po’ a distanza, qualcuno prova il terrore di perdere mamma e regredisce (nella parola, nell’autonomia, nel sonno, nel controllo degli sfinteri…) solo per ricevere nuove attenzioni…..

Ogni manifestazione ci parla del nostro bambino, ci parla di lui e della sua personalità, ci offre l’occasione di conoscerlo un po’ meglio.

Lo sviluppo di queste emozioni spontanee non può che avvenire all’interno dell’animo del bambino stesso con il passare del tempo, con lamore il rispetto, la pazienza e la comprensione di mamma e papà.

Concediamo ai nostri cucciolotti la loro “gravidanza post nascita…….” offriamo loro tutto il tempo necessario a prendere coscienza, a vedere il lato bello delle novità, a comprendere limiti, spazi, privilegi, occasioni di arricchimento.

Ad ogni cambiamento che riguarda anche i nostri bambini, potremmo guardare così:

“Di colpo è cambiato qualcosa di importante nella tua vita e io devo darti il tempo d’ambientarti, di comprendere, d’accettare. Tutto il tempo che ti occorre e che io mi sono già preso.”

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Mamma! Quando te ne vai, salutami!

nina al telefono“Vai adesso che non ti guarda!” dice la nonna/la tata/il papà….

E così la mamma, in punta di piedi, apre la porta e si allontana, tirando un sospiro di sollievo non sentendo il proprio figlioletto piangere.

Trascorsi pochi minuti il bambino comincia a guardarsi intorno smarrito…. Cosa cercherà? forse la sua mamma?

“Che c’è amore?” dice la nonna/la tata/il papà facendo finta di non capire.

Il piccolo, ovviamente, scoppia a piangere.

Allora, la nonna/la tata/il papà, provano a consolare, con estrema fatica, il cucciolo smarrito cercando di sdrammatizzare.

Ebbene, per questo piccoletto la sua mamma è sparita, non è andata via, è proprio sparita. Quando, in realtà, sappiamo bene, è solamente andata a lavorare, a fare la spesa o dal dentista!

Si crede di far bene lasciando il bimbo tranquillo quando ci allontaniamo, ma in realtà non c’è nulla di peggio.

Il bimbo va salutato, sempre!!! Rischiando magari di scatenare un pianto che però il bambino imparerà  con il tempo a gestire. Sempre essere reali, autentici, trasparenti con i bimbi, anche quando sono ancora molto piccoli! “Ingannarlo” è sempre una scelta sbagliata!

Staccarsi dalla mamma è un processo che il bimbo prima o poi dovrà sperimentare, ma ci sono piccoli accorgimenti che permettono che ciò avvenga con serenità.

1. Prima di tutto iniziare con distacchi brevi, allontanarsi per pochi minuti e poi ricomparire per poi aumentare gradualmente il tempo del distacco.

2. Uscire sempre mostrando il nostro sorriso più smagliante! Il bimbo deve essere contagiato dalla vostra serenità! Ciò permette al bimbo di ricevere dalla mamma il messaggio non verbale “stai tranquillo! va tutto bene! non sta accadendo nulla di preoccupante”!

3.Quando si decide di uscire, farlo. Non tornare indietro e non esitare.

4.Al rientro essere felici di rincontrarsi, raccontare ciò che si è fatto e chiedere al bimbo come ha trascorso il tempo in sua assenza.

5. Chiedere la collaborazione di chi rimarrà con il piccolo: domandargli di sfoderare tutte le sue capacità “seduttive” per attrarre al massimo l’attenzione del bambino permettendogli così di concentrarsi su una attività estremamente attraente!

6.  Infine ricordasi che prima o poi sarà il nostro piccolino a salutarci prima di uscire…..

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FORZA 4 MONTESSORI

Connect_FourL’altro giorno ho aperto l’armadio della mia vecchia cameretta a casa dei nonni di Nina e ho trovato un grande must dei giochi da tavola: FORZA4.
Generazioni di bambini e adolescenti si sono sfidate a inanellare le fatidica quattro pedine, e tra questi c’ero anch’io, ma mai avrei pensato che un giorno l’avrei trasformato in un materiale di ispirazione montessoriana da usare con mia figlia.
Ora vediamo come trasformare FORZA4 in un’attività adatta a una bambina di 17 mesi.
  1. Separare: FORZA4 è basato su pedine rosse e pedine gialle. Queste pedine non solo sono pensate per essere impilate (quindi rimanere ordinate), ma anche per essere infilate. Creare file verticali o orizzontali di pedine rosse e di pedine gialle è una variazione del nostro materiale
  2. Infilare: FORZA4 è basato su infilare pedine rosse e pedine gialle. L’attività sviluppa le capacità fino motorie e il coordinamento oculo manuale
  3. riordino: FORZA4 permette di liberare le pedine aprendo la struttura alla base e facendo così scivolare le pedine. Se mettiamo il gioco all’interno della sua scatola le pedine cadranno in un’area circoscritta e saranno più facili da raccogliere. Se impiliamo le pedine in rosse e in gialle a inizio attività, facciamole impilare anche a fine attività in modo da avere il materiale pronto all’uso anche con un altro bambino

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Soprattutto non dimenticate che la forza più grande e divertente che anima FORZA4 è la forza di gravità, vedere scendere le pedine, vederle cadere, sentirne il rumore quando si apre la barra inferiore.

Ecco abbiamo abbassato l’età minima da 6+ a 1+…
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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! SETTEMBRE: Latte di mamma!

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Da un articolo pubblicato su : ” Da mamma a mamma ” bollettino trimestrale della Leche League Italia nel 1998…” A tre mesi, piu’ dell’ 80% delle mamme allattano al seno. Il permesso di maternità per le mamme lavoratrici dura un anno con l’80% dello stipendio. Quando  tornano al lavoro, hanno diritto di fare interruzioni per allattare. Il governo ha dichiarato che il latte materno è la SPINA DORSALE DELLA VITA! Pochi anni fa un ministro del gabinetto Norvegese ha avuto un figlio e lo ha allattato. Questo fatto, forse, non è così degno di nota; dopo tutto una larga proporzione di politici di alto livello in Norvegia sono donne. Quello che invece vale la pena notare (e ci si puo’ ispirare) è che tutti quanti,  il pubblico, i mass media, ed i colleghi di lavoro, hanno dato per scontato che avrebbe allattato.

La donna Norvegese non “spera” di allattare se puo’; si aspetta invece di vedere altre donne che lo fanno- nei negozi, ristoranti, treni, in televisione. E’ molto limitata la scelta di latti artificiali, biberon e tettarelle disponibili, e costano molto. Ma la cosa piu’ significativa è che l’ allattamento materno ha un valore per il governo Norvegese “.
Questo articolo risale ad una quindicina di anni fa ! E’ allarmante pensare che già allora ,ed anche prima, nei paesi scandinavi  ci fosse una situazione così ” favorevole” all’ allattamento materno . Favorevole perchè , da una parte, le leggi che un governo emana al fine di ” promuovere” , ” tutelare” e ” sostenere ” le madri lavoratrici in termini di allattamento materno può aiutare molto la popolazione femminile in questo ruolo di ” nutrici “, fondamento,” SPINA DORSALE  della vita “!  E’ un utopia ? forse sì! o forse no ! Se questo si è potuto realizzare in Norvegia , è possibile in qualsiasi parte del mondo ! E come è successo in questo paese puo’ succedere anche da noi! Come si possono cmbiare le cose?  Un gruppo di donne sempre piu’ numeroso si è compattato ed ha rivendicato il diritto alla maternità e all’ allattamento dei propri figli ! Anche qui in Italia ed in molte parti del mondo associazioni come La Leche League e tante altre hanno lavorato con costanza e dedizione affinchè cio ‘ di cui oggi possiamo beneficiare si realizzasse. Ma non  basta! I  nostri figli sono IMPORTANTI  sono LA SPINA DORSALE DELLA SOCIETA’ DEL FUTURO , e noi madri di questo siamo pienamente consapevoli vogliamo dare il meglio ai nostri figli ed il meglio tanto per iniziare è il NOSTRO LATTE  che è ” specie specifico ” e rappresenta il miglior alimento per il nostro bambino. Esso fornisce tutti i nutrienti di cui hanno bisogno già dalla nascita (acidi grassi polinsaturi, proteine, ferro assimilabile). Inoltre, contiene sostanze bioattive e immunologiche che non si trovano nei sostituti artificiali e che invece sono fondamentali sia per proteggere il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali, sia per favorire lo sviluppo intestinale.

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, dell’Unicef e dell’Unione Europea, recepite anche dal nostro ministero della Salute, l’allattamento al seno dovrebbe poi continuare per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino.

???????????????????????????????I vantaggi per il bambino

È ormai condiviso a livello internazionale che l’allattamento al seno:

  • riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti
  • protegge dalle infezioni respiratorie
  • riduce il rischio di sviluppare allergie
  • migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio
  • migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni

Alcuni studi, inoltre, hanno ipotizzato che il latte materno possa contribuire anche a ridurre il rischio di numerose patologie:

  • numerose infezioni (enterocolite necrotizzante, meningitebotulismo e infezioni del tratto urinario)
  • malattie autoimmunitarie, come per esempio il diabete di tipo 1 e di tipo 2
  • sindrome da morte improvvisa del lattante (Sids)
  • obesità nella vita adulta.

I vantaggi per la madre

Anche per la madre l’allattamento al seno ha delle ricadute positive:

  • quanto più comincia precocemente, accelera la ripresa dal parto e l’involuzione dell’utero e riduce il rischio di emorragia e di mortalità
  • riduce la perdita di sangue, contribuendo così a mantenere il bilancio del ferro
  • prolunga il periodo di infertilità post parto
  • favorisce la perdita di peso e il recupero del peso forma
  • riduce il rischio di cancro della mammella prima della menopausa.

Alcuni studi, inoltre, hanno ipotizzato che il latte materno possa contribuire anche a ridurre il rischio di cancro dell’ovaio e di osteoporosi.

E qui  viene spontaneo domandarmi : ” perchè è così difficile per tante mamme accettare il ruolo di  allattare a richiesta il proprio cucciolo ? “. Per ora l’ unica risposta che sono riuscita a darmi è da deputarsi da un lato alle difficoltà  nella gestione del lavoro ( purtroppo non siamo in Norvegia!!!) e dall ‘ altra, ad una radicata persistenza della cultura della separazione ancora tanto presente nella nostra società , che scoraggia l’ attaccamento che l’ allattamento al seno invece richiede e facilita .

Perciò la mamma si trova in difficoltà quando vede che il bambino non può essere facilmente lasciato ad altri, anzi spesso non desidera lasciarlo grazie all’ intenso coinvolgimento che l allattamento materno favorisce. Cosi si trova in conflitto con le persone che ritengono che ” debba trovarsi uno spazio” per se ” avere la propria vita ” o ” non trascurare il marito”  o ” il lavoro “. La naturale dipendenza e l’ ovvio bisogno di un bambino di essere a contatto  fisico con la mamma non è accettato dalla nostra cultura .
Non si ha fiducia nella spinta autonoma  del bambino a crescere, si ritiene che una persona per crescere debba essere costretta e che i traumi siano necessari alla maturazione dell’ individuo. La madre che è disponibile e sensibile alle richieste del bambino viene perciò messa in guardia sulle conseguenze del ” viziarlo” e del “fare tutto quello che vuole il bambino ” , per altro, senza rendersi conto, che tutte le manifestazioni di ” richiesta ” del neonato sono un suo  DIRITTO di essere umano  appena approdato in questo mondo e totalmente impossibilitato a provvedere a se stesso autonomamente ! L autonomia è una questione dei ” grandi ” ,non dei ” piccoli “( neonati).

L’ allattamento materno è in teoria quanto di piu’ semplice e pratico si possa immaginare: il bambino è con la sua mamma e se piange o ha qualcosa, lo si attacca al seno, e tutto torna a posto. Non servono attrezzature o conoscenze particolari, il latte è gratuito a portata di mano nella quantità e qualitò necessarie in ogno momento e il bambino è generalmente sano, tranquillo e soddisfatto. La cultura della separazione scoraggia la mamma che tiene molto in braccio il bambino, magari  portato nella fascia, allattato ” troppo”  ( a richiesta )e quella che desidera tenere il bambino nel letto con sè . Il sonno condiviso ,oltre essere comodo per non alzarsi ogni volta, è spesso essenziale per la riuscita dell’ allattamento al seno.

La cultura del distacco inoltre ha anche sviluppato dei modi di ” portare ” i bambini ( carrizzina, passeggino) che non si sposano  bene con la pratica dell’ allattamento al seno oltre a non permettere il ” contatto ” con la madre e il padre , importanti per la relazione con il bambino, e tanto altro.

Le donne che sanno quanta differenza l’ allattamento al seno può fare nella vita propria e dei loro neonati sono le stesse che hanno la possibilità di migliorare e cambiare le norme della nostra cultura.  Forse chi sta allattando il suo bambino apertamente ( ma discretamente) a una festa di famiglia, al parco, al supermercato davanti ai compagni del figlio maggiore, non ha mai pensato di stare facendo una dichiarazione pubblica, anche se involontaria .  Il suo esempio dimostra agli altri che l’ allattamento è importante, e che può essere realizzato da donne normali che vivono nel mondo reale.

IL POSTO GIUSTO PER UNA MAMMA E IL SUO BAMBINO E’ L’ UNO ACCANTO ALL’ ALTRA:

_  LE MAMME HANNO DIRITTO AD ESSERE MATERNE, CIOE’ AFFETTUOSAMENTE ATTENTE AI BISOGNI DEI LORO PICCOLI;
                                                                                          

_ I BAMBINI NON HANNO BISOGNO DI RICEVERE REGOLE, MA  RISPETTO PER I LORO RITMI ED ESIGENZE CHE CAMBIANO COL TEMPO E SONO DIVERSI A SECONDA DELLE SITUAZIONI;

_i BAMBINI SANNO AUTOREGOLARSI, E SONO SPONTANEAMENTE PORTATI VERSO I COMPORTAMENTI E LE ESPERIENZE CHE LI AIUTANO A CRESCERE E A SVILUPPARE UN RAPPORTO POSITIVO CON LA REALTA’ E CON GLI ALTRI;

_LE MAMME SANNO  COMPRENDERE BENE, E I BAMBINI SANNO ESPRIMERE CHIARAMENTE, QUELLO DI CUI HANNO BISOGNO PER CRESCERE E STARE BENE : SE PIANGONO, C’è UNA NECESSITA’ CHE VA SODDISFATTA, SE SORRIDONO BEATI, VUOL DIRE CHE SI STA FACENDO LA COSA GIUSTA ;

_LA FRUSTRAZIONE NON E’ IL MODO PIU’ EFFICACE PER MATURARE, ANZI!!!

_LA FELICITA’ NON HA MAI FATTO MALE A NESSUNO.

BIBLIOGRAFIA :  ” linee guida O.M.S. sull’ allattamento al seno “.

” Da mamma a mamma” da un articolo pubblicato  dalla LECHE LEAGUA ITALIA  basato sull’ intervento di Shera Lyn Parpia al seminario de LLLItalia dell’ 11/11/95 e revisionato dalle Consulenti  Anna Lowenstein e Isabella Repetto.  Che ringrazio personalmente per gli illuminanti spunti di riflessione ed informazione preziosissimi che sto condividendo con tutti voi .
                                                                                          

LETTURE CONSIGLIATE : “L’ ARTE DELL’ ALLATTAMENTO MATERNO”   LECHE LEAGUE ITALIA

            ” ALLATTAMENTO AL SENO:  Come nutrire felicemente il tuo bambino ” Paola Paschetto e Giorgia Cozza

 

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Piccoli lavoratori domestici

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come sempre la semplicità vince: i bimbi sono attratti dalla natura, dal materiale semplice, dalla routine quotidiana, da brevi passeggiate, da attività semplici e chiare. Spesso coinvolgerli nelle attività domestiche è ciò che maggiormente dona loro gratificazione. Nulla per un bimbo piccolo è più affascinante della mamma(o del papà ovviamente…) che spolvera, bagna le piante, impasta, gira con il mestolo, riempie la lavatrice, taglia la verdura, avvita con il cacciavite, ramazza il pavimento,  lucida lo specchia, lava l’insalata……

Organizzare i lavori domestici a misura di bambino è una soluzione vincente per tutti: Nina, dopo avermi vista lavare il piano della cucina, ha voluto impossessarsi del mio panno ed ha iniziato a lavare ogni cosa le capitasse sotto il naso. Così, io e il suo papà, abbiamo allestito per lei un’attività: il suo tavolo e le sue sedie li abbiamo sgomberati e trasportati in balcone.  Poi abbiamo riempito una bacinella (sufficientemente grande e pesante da non essere rovesciata all’istante….) con acqua e un po’ di sapone di marsiglia per avere la tanto amata schiuma. Le ho chiesto di porgermi il panno che ancora stringeva e le ho mostrato come poter lavare il suoi tavolino e le sue seggioline. Ho immerso la spugna, l’ho strizzata accuratamente, lo appoggiata sul tavolo e con movimento lento e circolare le ho mostrato come insaponare la superficie del tavolo.

Ebbene Nina, 14 mesi, ha trascorso 20 minuti in completa autonomia a compiere con gioia e cura un lavoro, vero. Quando si è sentita soddisfatta e appagata è rientrata dal balcone, ovviamente con acqua ovunque, è venuta vicino a noi e ci ha regalato un sorriso sgargiante.

Questo dovrebbe essere sempre il senso del fare, di tutti, adulti e bambini: operare, lavorare, faticare, impegnarsi, per essere felici e migliori.