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Al Parco giochi che fatica!

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E’ domenica mattina, decido di portare le mie due figlie ( 1 anno e 3 anni) al parco giochi vicino casa, desiderosa di trascorrere un’oretta di relax in compagnia delle mie bambine che potranno incontrare e relazionarsi con altri bambini e mettersi alla prova per ciò che concerne equilibrio, forza, velocità, precisione, concentrazione, ecc.

Purtroppo dopo poco minuti mi trovo a dover giustificare il perché lascio una bambina di un anno passeggiare sola per il pargcogiochi, perché permetto alla grande di arrampicarsi sullo scivolo al contrario e molto altro e mi chiedo: perché non ci sono, nei parco giochi, dei limiti invalicabili per genitori e nonni? perché non lasciamo che i bambini discutano, chiedano scusa o permesso, stiano insieme o soli, scendano dallo scivolo o vadano sull’altalena a discrezione del loro desiderio?

“metti la mano qui per passare!”

“vai un po’ sull’altalena, sei sempre sullo scivolo!”

“questo non va bene per te, lascia stare. Vieni qui.”

“non si capace!”

“scendi a fai andare questo bambino, noi andiamo di la”

Spostati!girati! tirati su, ti sporchi!, piano! corri un po’!……”

Come possono i bambini, in questo clima, divenire competenti fisicamente e relazionalmente?

Se lo scivolo è libero, nessuno vuole scendere, perché un bambino non può tentare di risalirlo? qual è il vero motivo? temiamo cada? è maleducato? non piace a noi? temiamo il giudizio degli altri genitori presenti?

Perché i bambini imparino a coordinarsi, ad essere prudenti, ad evitare ostacoli, così come ad essere esseri sociali hanno bisogno di sperimentare! di cadere (un po’) di sporcarsi, di discutere, di arrabbiarsi!

un papà, un giorno, mi disse: “guardi che sua figlia è salita li da sola!”

“l’ho vista, grazie” risposi io.

“ma non ce la fa!” aggiunse lui.

“non si preoccupi, se è salita è perché se la sente, grazie.” dissi.

I bambini lasciati liberi di muoversi, dall’inizio della vita, conoscono il loro corpo, le loro capacità e le loro incapacità, sono prudenti. Secondo me, quel che dobbiamo fare e tenerli al riparo dalla distrazione, non parlare loro mentre sono impegnati in un esercizio e dando loro dei consigli utili perché non si mettano in pericolo, quello vero!.

“Metti bene le mani!”

“concentrati e guarda davanti.”

“quando scendi parliamo, adesso presta attenzione a quel che fai!”

Inoltre dovremmo cercare di mantenere una distanza di sicurezza che permetta loro di sentirsi liberi di provare così come di venire da noi o chiamarci se ne sentono l’esigenza, ma la nostra presenza non dovrebbe essere assillante, invadente.

Scegliamo il parcogiochi che meglio risponda alle esigenze dei nostri bambini, in base alla loro età e ai loro gusti e poi, stiamogli vicino, ma alla giusta distanza.

 

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Letture su Uppa!

I bimbi piccoli e il loro rapporto con il libro, come gestirlo, favorirlo, gustarlo…..

Montessoriacasa lo racconta su Uppa!

Cosa augurare se non BUONA LETTURA!?

 

Come si legge un libro a un bambino piccolo?

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Aiutami a fare da me, incontri con i genitori

Domani sera 21 giugno 2016,

a Candelo (BI) via IV novembre 17, presso Trovatempo, la città delle Famiglie, incontriamo le famiglie per confrontarci su come possiamo favorire l’autonomia e l’indipendenza dei bambini nel rispetto dì sé, degli altri e dell’ambiente.

L’incontro è aperto a tutti e gratuito.

Mamme, papà, nonni, educatori vi aspettiamo!

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COME SI FA AD UBBIDIRE A MAMMA E PAPA’?

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Il bimbo, quando nasce, è fatto di istinti.

La sua mente inconscia e naturale lo guida attraverso il percorso di crescita fisica e spirituale.

Un giorno, scopre che ad un desiderio si può ubbidire, agendo per soddisfarlo.

“Voglio quella palla” è il suo pensiero e le sue mani rispondono muovendosi per afferrarla.

E’ l’inizio della strada dello sviluppo dell’ubbidienza.

I grado dell’ubbidienza

Il bambino quando comincia a dirigere le sue mani e il suo corpo per il raggiungimento di scopi che si è prefissato, entra in quello che Maria Montessori definisce il primo grado dell’ubbidienza.

“So riconoscere i miei bisogni e sono capace a rispondere alla mia volontà”.

E’ un lavoro complesso, lungo e fondamentale per lo sviluppo della personalità dei bambini e tutti hanno il diritto di sperimentare e affinare questa competenza.

Fare dei progetti per se stessi, per crescere e conoscere attraverso l’intervento sull’ambiente.

Spesso, gli adulti, non concedono questo spazio e questo tempo ai bambini, dirigendoli ed indicandogli costantemente la strada da percorrere: “gioca con questo!” “andiamo a leggere!” “vieni a mangiare, lavati!, corri!, riposa!, guarda!, tocca! sorridi! fai ciao! batti le mani! etc…”.

Il bambino deve imparare a sapere quel che vuole e come ottenerlo.

Deve imparare ad ascoltarsi e a riconoscere i suoi bisogni.

L’adulto deve essere consapevole di non poter condurre il volere del bambino, se non forzandolo o costringendolo.

Questa consapevolezza consentirà al bambino un ampio campo d’esplorazione e solo così, il piccolo uomo, potrà procedere verso il secondo grado dell’ubbidienza.

II grado dell’ubbidienza

Ad un certo punto, intorno ai 3/4 anni, il bambino scopre che esiste anche la volontà altrui e che non sempre è in linea con la sua.

Il bambino, padrone di se stesso e in quanto essere sociale, inizia a sperimentare l’ubbidienza ad una volontà altra, ad esempio quella di mamma e papà. Ora il bimbo, ai comandi che riceve dagli adulti ( “prendi la giacca”, andiamo a dormire”, “ riordina quel libro”, siediti un istante ad aspettare”) a volte RIESCE a rispondere positivamente, altre volte no.

E’ un’alternanza sana e fisiologica in quanto il bambino sta imparando ad ubbidire. Spesso l’adulto non accetta questa alternanza e, sentendosi rispondere “si” una volta, pretende che ciò avvenga sempre.

Ma ciò è impossibile.

Solo l’esercizio e l’assenza di giudizio e punizioni permettono un sano ed armonioso sviluppo di una certa competenza.

Il bambino per imparare ad ubbidire (serenamente e con piacere) a qualcuno deve aver sperimentato e imparato ad ubbidire a se stesso.

III grado dell’ubbidienza

Con il tempo il bambino impara a dare maggiore costanza ed ordine a questi due fronti che dialogano con lui: la propria volontà e la volontà degli altri.

Dai 5/6  anni, guarda caso, è il periodo in cui i bambini iniziano a giocare insieme, a stare alle “regole del gioco”, a comprendere che oltre a se stessi esistono anche gli altri.

Da qui in poi, se si è lasciato il tempo al bambino di maturare secondo natura, egli è desideroso di ubbidire ai genitori, ai maestri, desidera ricevere sapere, richieste, perché vuole accrescere la sua persona. Il bambino vuole imparare continuamente cose nuove e gli adulti diventano la fonte principale per arricchire la loro persona ed apprendere nuove competenza e conoscenze.

Da questo periodo il potere dell’adulto di influire sullo sviluppo morale ed etico del piccolo è enorme, perché egli vede nell’adulto una vera e preziosa fonte di sapere.

L’ubbidienza diventa un piacere e una continua occasione per arricchire se stessi.

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Aiutami a fare da me

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Aiutami a fare da me” è forse lo slogan più famoso di Montessori. Facilitami la vita, dandomi un ambiente accessibile ed interessante, perché io possa riuscirci con le mie forze.

Spesso è però frainteso, come molte delle sue affermazioni, purtroppo.

Vuole che le metta le scarpe, anche se è capacissimo!!!

vorrebbe che l’aiutassi a mangiare, come se ne avesse bisogno!

vuole dormire nel lettone, ma stiamo scherzando!? ognuno nel suo letto.

camminiamo e vuole essere presa in braccio, con tre anni!!!

Queste richieste altro non sono che bisogno d’amore. Ci dicessero: “Mamma, ti voglio bene”, sarebbe molto più semplice comprendere il loro gesto d’affetto..

Queste frasi celano richieste e dimostrazioni di amore.

Forse vi vedono poco, forse se non fanno “disperare” non ricevono attenzione, forse stanno crescendo e hanno un po’ paura, forse hanno solo voglia di vicinanza, di contatto con la loro mamma o il loro papà.

Aiutami a fare da me, significa altro.

Significa: cerco di fare un po’ meno perché tu possa fare di più.

Con gradualità, con buonsenso, seguendo il ritmo di crescita del bambino e non dettandone uno nostro. E’ un lavoro che va iniziato fin da subito, anche quando sostituirsi ad un cucciolo di neanche un anno non peserebbe affatto. Quella sostituzione, però, pesa al bambino, allo sviluppo della sua autostima e della fiducia in se stesso. Le abilità acquisite non le sente totalmente come proprie e sarà abituato a dipendere dagli stimoli ed indicazioni esterne. “E adesso? cosa devo fare? cosa posso imparare?”.

Ti aiuto quanto serve.

Dobbiamo cambiare il pannolino: sai toglierti le calzetta solo? bene, fallo tu, io farò il resto.

Dobbiamo mangiare: due bocconi li puoi mangiare da solo? bene, io ti darò gli altri.

Dobbiamo allacciare la giacca? bene, io inserisco la cerniera nel cursore e tu la tiri su.

facciamo un pic-nic? le tue mani e bocca piccole hanno bisogno di un panino piccolo? ti farò un panino morbido e piccolo perché tu possa mangiarlo da solo, come me.

Il mio aiuto descresce in proporzione alla tua conquista di autonomia, non so come, quando, di quanto, ma questa è la strada e sarai tu, bambino mio, a guidarmi.