0

Da quattro anni siamo ad Oga, frazione del comune di Vadisotto (SO) a pochi passi da Bormio dove, insieme all’associazione Educativamente e alla Comunità della piccola frazione, abbiamo intrapreso un meraviglioso percorso: riaprire la scuola dell’infanzia. Per farlo era necessario un progetto ambizioso, di qualità che offrisse tanto a bambini e alle loro famiglie.

Formazione, progettazione, supervisione, costruzione materiali, comunicazione sono azioni intraprese insieme alle famiglie, alle maestre, alla parrocchia e all’intera comunità.

Ora l’asilo ospita 10 famiglie, i bambini felici lavorano e escono moltissimo sul territorio per arricchire le loro giornate in un ambiente accogliente, curato, stimolante e naturale.

0

Montessorinchiaro LABS! L’acquedotto

In trenta secondi un acquedotto a misura di bambino…

anche gli argomenti più complessi possono diventare un’esperienza semplice e pratica. Non spaventiamoci di fronte a domande che ci paiono precoci come quella di Nina a 4 anni: -come arriva l’acqua al rubinetto?-. -E adesso come le rispondo?- fu il primo pensiero. Potremmo costruire un acquedotto. Ora per realizzarlo noi abbiamo usato: costruzioni forate ( tipo il nostro meccano di legno), cannucce, forbici, un ciotola, una siringa.

Se avete strane domande dei vostri bambini a cui trovate una risposta attiva e pratica, condividetela su fb: montessoriacasa…Siamo sempre curiosi.

0

SE LO TENGO IN BRACCIO, LO VIZIO?

park-2967737_960_720A chi non piace stare in un posto sicuro, accogliente, comodo e caldo?

Durante la vita intra uterina questo spazio è l’utero della mamma dove il piccolo viene cullato dal ritmo del cuore e dalla voce della mamma, tranquillizzato dal movimento continuo. Questo stato di quiete, pace e sicurezza il bambino lo ricerca alla nascita, tra le braccia della mamma.Il pianto, la paura, la solitudine, lo sconforto, il freddo e il sonno trovano soluzione tra le braccia materne.

A quelle braccia il bambino desidera tornare, per molto tempo, ogni volta che si sente in difficoltà.

Le braccia della mamma (e dopo qualche mese dalla nascita anche quelle del papà!) sono per il piccolo la base sicura da cui partire per esplorare il mondo e quello stesso porto cui tornare ogni volta abbia bisogno di conforto e amore.

Tenere in braccio significa ricaricare d’amore il bambino, offrirgli “carburante” per affrontare le difficoltà delle vita, piccole o grandi che siano. Ciò che può inquietare, far soffrire, spaventare un bambino può non suscitare gli stessi sentimenti nell’adulto. Ma è importante tenere a mente il loro punto di vista, senza giudizio: solo il bambino sa cosa lo turbi e quando richiedere un po’ di forza e conforto. L’adulto accogliente, umile e attento risponde con un abbraccio quando questo viene richiesto, senza farsi domande o cercando un senso.

Per i primi anni di vita la domanda che accompagna la vita dei bambini è “mamma, papà, ci siete? mi amate? sono al sicuro?” (Biddulph, 2013) queste domande trovano risposta nell’amore e nell’affetto che i genitori offrono ai figli e la crescita non può procedere in modo sereno e lineare  sino a quando questi interrogativi non saranno soddisfatti.

Il bambino scenderà dalle braccia della madre, lascerà il seno e dormirà da solo quando sentirà naturale farlo. Maggiori saranno le scorte d’amore fatte nei primi anni di vita, prima conquisterà importanti competenze: di pensiero autonomo, di scelta, socialità, empatia.

Tenerli in braccio non è un mai un vizio, ma un gesto di amore incondizionato che darà forza e conforto.

Quando i bimbi crescono potrebbero sentire a volte il desiderio di tornare piccoli, perché diventare grandi è impegnativo! Eccoli allora chiedere nel modo più semplice che conoscono: “mi prendi un po’ in braccio?” Quando le scorte d’amore scarseggiano i bambini lo percepiscono e si difendono chiedendo vicinanza e affetto. Prendiamo in braccio anche i “grandi”, ci rimarranno per pochi minuti, per il tempo che serve loro per ricaricarsi e ripartire più forti sulla strada della vita.

1

LA MAMMA, IL REGALO PERFETTO PER OGNI NEONATO

mother-951190_960_720

(Caro bebè, il post di oggi è dedicato a te, per dar voce al tuo messaggio ancora troppo inascoltato. Speriamo possa funzionare..)

Gentili genitori, nonni, baby sitter, educatrici, datori di lavoro e chiunque voglia fare un regalo al bebè,

al bando sonagli, ciucci, carillon, mobiles, cullette mobili, seggiolini sonori e luminosi, gattini di peluche che possono abbracciare, tigrotti morbidi che si scaldano nel forno per dare calore e confronto alla colichette del piccolo, capi d’abbigliamento super tecnici per mantenere la temperatura corporea!

Da oggi, anzi da sempre, per il nostro bebè non c’è regalo migliore e pluriaccessoriato della propria mamma.  Un’unica soluzione per tutte le sue necessità: nutrimento, affetto, calore, intrattenimento, stimolo, consolazione, protezione. 

Ebbene si, signore e signori la mamma ha tutto ciò che serve, la mamma è all inclusive:

ella è sempre disponibile, h 24, non servono batterie, solo qualche ora di sonno al giorno per averla sempre perfettamente funzionante (se la si lascia qualche ora di più a dormire può essere anche di buon umore e certamente più performante…). 

Mamma nutre: ella offre latte caldo, specie specifico (ovvero perfetto per il neonato) al bisogno, senza necessità di altra strumentazione (n.b. per un corretto mantenimento del rifornimento latte, trattare bene il capezzolo, richiedere più volte di attaccarsi e ciucciare a lungo con gusto, senza schiocchiare e se possibile ricercare un ambiente silenzioso e poco illuminato).

Mamma scalda: la sua temperatura corporea è perfetta per regolare quella del bebè, stando a contatto non ci saranno problemi di raffreddamento o surriscaldamento. Non ci si può sbagliare. Mamma si spoglia e si copre a seconda delle necessità in perfetta autonomia, di giorno e di notte. 

Mamma culla: al bisogno, autoregolando velocità e direzione, la mamma ondeggia, saltella, rotea, con l’utilizzo di tutto il corpo. 

(La funzione si è dimostrata perfetta per l’addormentamento, la consolazione, la prevenzione di rigurgiti e coliche, la stimolazione tattile e lo sviluppo del legame d’attaccamento). 

Mamma canta e parla: la mamma è capace di parlare e cantare, dotata di un sensore speciale entra in funzione con il pianto, il sorriso e i vocalizzi. Li legge come richiami per iniziare a gorgheggiare, narrare ciò che accade, cantare filostracche e canzoncine, fare buffi versi tendenzialmente acuti perché sa essere più apprezzati. 

(Ottima funzione per l’addormentamento, la noia, l’accompagnamento al cambio pannolino, il dolore e la frustrazione, la cura della relazione).

Mamma intrattiene: all’apice delle braccia che cullano è dotata di mani. Esse possono roteare, chiudersi, aprirsi, battere l’una con l’altra offrendo stimolo per la vista, l’udito, il tatto. 

Ottimi gadget per la consolazione, per i massaggi al pancino per la stitichezza, per le bottarelle sul sedere (ideali per l’addormentamento). 

In esclusiva per voi, le mani sono dotate di dita, strumenti perfetti per la rimozione di strani oggetti nel cavo orale del bebè, per la cura di unghie e capelli, per vestire e spogliare. 

Accessori di Mamma: Mamma è dotata di cavo orale e narici che possono intrattenere il piccolo durante la poppata. Sa sorridere e fare smorfie buffe che divertono, stimolano l’intelligenza e favoriscono lo sviluppo del legame d’attaccamento. 

Sulla testa possiede i capelli, ottimo anti stress: possono essere accarezzati, attorcigliati, tirati (senza esagerare altrimenti si rischia la caduta o il taglio netto), se sono lunghi Mamma li agita sul viso del bebè per scatenare ilarità.

Mamma può essere dotata di bracciali, orecchini, collane, occhiali per rendere più interessate l’esplorazione tattile, visiva e uditiva durante l’incontro. 

Perché tutto funzioni Mamma non dev’essere sovraccaricata di stress, deve essere confrontata, sostenuta, ascoltata, aiutata nelle faccende domestiche.

L’uso è consigliato dalla nascita fino ai 9 mesi per 24 ore al giorno.

(la funzione “scalda” è garantita anche quando la mamma è sotto carica).

Ridurre poi in modo graduale in base al bisogno e al piacere. 

E’ possibile la versione maschile, per tutte le funzioni, tranne “nutre”, per la quale è prevista una variante. 

0

Fidati di me!  Educare nella fiducia

 

baby-3109433_960_720.jpgSono al parco giochi con le mie figlie. Mi guardo intorno e vedo un nonna cercare di fermare il nipote dal raccogliere qualcosa da terra, dopo qualche tentativo questa è la frase che ne esce: 

“Se lo tocchi ti giuro che ti sgridò così tanto da non farti dormire stanotte”

Quest’affermazione che potrebbe apparire scioccante è, probabilmente, l’ultimo tentativo di una nonna disperata dal non riuscire a farsi obbedire che ha terminato strategie e pazienza.

La domanda che dovremmo porci non è tanto perché quel bambino non faccia ciò che gli viene chiesto, quanto:

Perché questo bambino non si fida di quello che dice la nonna?

La fiducia è un sentimento che va conquistato e con il quale bisogna prendere confidenza.  Fidiamoci del bambino per fargli sperimentare e vivere la fiducia. In questo modo saprà riconoscere questo sentimento e riservarlo anche all’adulto educante.

La minaccia, la punizione e il ricatto si materializzano quando la parola dell’adulto non è, agli occhi del piccolo, sufficientemente significativa né riconosciuta come una guida, una guida di cui fidarsi.

Per educare nella fiducia, dovremmo far si che il bambino possa riconoscere il valore delle nostre parole, fidarsi di quelle parole perché scelte e pensate per supportarlo nel percorso di crescita. Se il bambino percepirà la maggior parte delle parole dell’adulto come ostacolo egli tenderà a non riconoscere ed ascoltare neanche quelle significative.

Ciò renderà più facile la strada a ricatti, punizioni o minacce.

Perché il bambino impari a fidarsi serve che le parole dell’adulto abbiano una ricaduta concreta sulla vita del bambino: egli deve poter sperimentare quanto quelle parole lo possano aiutare, per davvero.

Ad esempio proviamo a dire:

“Sorreggi la brocca con due mani, così non rischierai di farla cadere”.

“Non parlare mentre ti arrampichi: sarai più concentrato”

invece che:

“Lasciala giù che la rompi!”

“scendi che è pericoloso!”

Ciò lo renderà sensibile alla parola dell’adulto e il bambino imparerà a fidarsi di quelle parole perché saprà che saranno state scelte per la sua crescita e il suo benessere. Se il bambino si limita a percepire la parola dei “grandi” come ostacolo al soddisfacimento dei suoi bisogni o alla realizzazione dei suoi progetti tenderà a mettere in dubbio e in discussione costantemente quella stessa parola, anche quando questa vorrebbe essere davvero d’aiuto e di sostegno:

“ Dobbiamo andare, è troppo freddo ora.”

Prima di parlare l’adulto dovrebbe ponderare attentamente quali parole pronunciare con quale giustificazione e con quale tono per non sprecare occasioni di relazione serena che sa di fiducia e per cercare nel bambino un collaboratore, non un avversario.

Si innescherà così un circolo virtuoso: più il bambino sperimenterà che le parole ricevute sono un aiuto alla crescita più darà fiducia a quelle parole e meno egli sarà predisposto alla difensiva e al dubbio.