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“La libertà, non è star sopra un albero, non e neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” G.Gaber

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La libertà

E’ tempo di riflette sul termine libertà, su chi sia un bambino libero, su cosa comporti in termini educativi.

Spesso incontro genitori “schiavi” della libertà dei propri figli, incapaci di dire “no” credendo di limitare il proprio figlio ingiustamente e così limitano se stessi, tacciono i loro bisogni e le loro emozioni per dare spazio solo al volere dei più piccoli.

Ma la libertà è partecipazione, per essere liberi occorre saper guardare ed ascoltare gli altri. Educare alla libertà significa educare all’ascolto e al rispetto, prima di tutti di mamma e papà.

Quando si parla di bambini liberi, spesso ci si immagina un bimbo, anche molto piccolo che sceglie costantemente: cosa fare, cosa mangiare, come vestirsi, se andare a fare la spesa, se stare seduto a tavola, se prendere la macchina o andare a piedi forse decide anche per mamma e papà, se possono parlare, se devono giocare, a volte se possono addirittura farsi la doccia…

Questo però, non è un bambino bambino libero, ma un bambino cui vengono delegati compiti e responsabilità educative che non gli competono ma che dovrebbero essere in carico al genitore.

Spesso decidere per i bambini o lasciare che siano loro ad auto-gestirsi, sono scorciatoie “facili” che non prevedono la fatica dell’equilibrio.

Immaginiamo di dover rispondere ad un bambino, di 3 anni che vuole vestirsi in autonomia al mattino.

Esisto tre strade percorribili:

No, scelgo io 

Scegli pure quello che vuoi 

Puoi scegliere tra questo. (dopo aver selezionato capi adeguati alla stagione e al contesto)

La terza via è quella che richiede per il genitore, il maggior investimento di tempo e di energia, ma è anche quella più rispettosa del bambino.

Affidare ad un bambino di tre anni la gestione di un armadio 4 stagioni, consentendogli di uscire di casa a gennaio con vestiti dell’estate, non significa lasciarlo libero, ma farlo disperdere in un mare troppo vasto perché lui lo  possa governare.

Un bambino libero non è senza limitazioni, anzi conosce benissimo i confini, sa rispettarli, sa contenersi e gestire la frustrazione come la rabbia e la noia. Questi limiti gli sono stati presentati da sempre, con amore e comprensione, non come punizioni ma come aiuto alla vita.

Un bambino libero accetta il “no” perché conosce il “si”.

Egli ha sperimentato in modo graduale, commisurato alla suo grado di maturità, l’azione libera vivendosi le relative conseguenze e le eventuali frustrazioni.

Attraverso i “no” possiamo educare alla libertà. Concedendo sempre maggiore spazio al bambino mano a mano che diventa competente. Una volta che il bambino conquista un’abilità (ad esempio la capacità di salire le scale o di mangiare, o di pettinarsi) nessuno gliela potrà togliere o limitare.

Dove è libero un bambino?  Dove è in grado di gestirsi, dove sa agire senza essere irrispettoso, offensivo o doloso verso di sé, gli altri o l’ambiente.

Pretendere l’attenzione dell’adulto perché si vuole parlare in quel preciso istante è offensivo e irrispettoso. Ma il problema sta nell’adulto che lo concede: se due adulti stanno parlando ed un bambino di inserisce nella discussione pretendendo l’attenzione immediata, dovrà ricevere una limitazione.

Attendi un istante, tesoro. Sto parlando. Appena ho finito ti ascolterò.” Questa risposta non è “crudele”, ma educa alla libertà insegnando una regola sociale: la mia libertà inizia dove finisce la tua.

Il contesto giusto, per il bambino,  in cui sperimentare limiti, regole, sociali, frustrazione o rabbia è proprio quello familiare, perché in nessun altro contesto sarà mai così amato, accolto ed ascoltato, nel suo malessere.

La libertà si conquista gradualmente, i genitori devono desiderare concedere libertà ed educare bambini liberi, ovvero capaci di limitarsi per garantire e proteggere la libertà di tutti.

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Perché scegliere il bello?

Perché i nostri bambini meritano di vivere in un ambiente bello? cosa significa bello? bello è ciò che è interessante, funzionale, significativo, che può emozionare, colpire e di conseguenza far crescere. Il legno è un materiale naturale, vivo, caldo  profumato, ideale per un bambino in formazione che sta costruendo il suo vocabolario sensoriale ed emozionale. Il bambino ha il diritto di avere a che fare con cose vere, belle, interessanti che possano regalargli sensazioni importanti e significative fondamentali per lo sviluppo dell’intelligenza. La via dei sensi è la strada percorsa dal bambino nei primi anni di vita: egli si forma come uomo attraverso ciò che vede, tocca, annusa, assaggia e sente esplorando e vivendo l’ambiente che abbiamo pensato per lui. L’arredamento dei suoi spazi di vita gli forniscono il nutrimento psichico di cui ha bisogno per svilupparsi.

Sabato 19 novembre 2016 presso la falegnameria Gardiman, http://www.gardiman.it, a Biella, Montessoriacasa in collaborazione con falegnameria Gardiman presenterà il primo pezzo della linea di arredamento per l’infanzia pensata per offrire al bambino un ambiente a sua misura, funzionale, che favorisca l’autonomia, che sia naturale e naturalmente…bello.

Non mancate!

vi aspettiamo dalle 15.00 alle 19.00.

In quest’occasione verrà offerta una merenda speciale a cura di Merende diverse, http://www.merendediverse.com, ci sarà uno spazio dedicato ai bambini e Ruggero Poi, formatore Montessori, presenterà “NENE’ CON L’ACQUA FA DA SE’,  il primo volume della collana per bambini edita da Carthusia, piccole Avventure Montessori.

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Riordiniamo

 

Perché nell’ordine si vive meglio, anche e soprattutto i bambini.

Buona lettura!

Metodo Montessori: mettiamo in ordine!

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Aiutami a fare da me, incontri con i genitori

Domani sera 21 giugno 2016,

a Candelo (BI) via IV novembre 17, presso Trovatempo, la città delle Famiglie, incontriamo le famiglie per confrontarci su come possiamo favorire l’autonomia e l’indipendenza dei bambini nel rispetto dì sé, degli altri e dell’ambiente.

L’incontro è aperto a tutti e gratuito.

Mamme, papà, nonni, educatori vi aspettiamo!

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COME SI FA AD UBBIDIRE A MAMMA E PAPA’?

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Il bimbo, quando nasce, è fatto di istinti.

La sua mente inconscia e naturale lo guida attraverso il percorso di crescita fisica e spirituale.

Un giorno, scopre che ad un desiderio si può ubbidire, agendo per soddisfarlo.

“Voglio quella palla” è il suo pensiero e le sue mani rispondono muovendosi per afferrarla.

E’ l’inizio della strada dello sviluppo dell’ubbidienza.

I grado dell’ubbidienza

Il bambino quando comincia a dirigere le sue mani e il suo corpo per il raggiungimento di scopi che si è prefissato, entra in quello che Maria Montessori definisce il primo grado dell’ubbidienza.

“So riconoscere i miei bisogni e sono capace a rispondere alla mia volontà”.

E’ un lavoro complesso, lungo e fondamentale per lo sviluppo della personalità dei bambini e tutti hanno il diritto di sperimentare e affinare questa competenza.

Fare dei progetti per se stessi, per crescere e conoscere attraverso l’intervento sull’ambiente.

Spesso, gli adulti, non concedono questo spazio e questo tempo ai bambini, dirigendoli ed indicandogli costantemente la strada da percorrere: “gioca con questo!” “andiamo a leggere!” “vieni a mangiare, lavati!, corri!, riposa!, guarda!, tocca! sorridi! fai ciao! batti le mani! etc…”.

Il bambino deve imparare a sapere quel che vuole e come ottenerlo.

Deve imparare ad ascoltarsi e a riconoscere i suoi bisogni.

L’adulto deve essere consapevole di non poter condurre il volere del bambino, se non forzandolo o costringendolo.

Questa consapevolezza consentirà al bambino un ampio campo d’esplorazione e solo così, il piccolo uomo, potrà procedere verso il secondo grado dell’ubbidienza.

II grado dell’ubbidienza

Ad un certo punto, intorno ai 3/4 anni, il bambino scopre che esiste anche la volontà altrui e che non sempre è in linea con la sua.

Il bambino, padrone di se stesso e in quanto essere sociale, inizia a sperimentare l’ubbidienza ad una volontà altra, ad esempio quella di mamma e papà. Ora il bimbo, ai comandi che riceve dagli adulti ( “prendi la giacca”, andiamo a dormire”, “ riordina quel libro”, siediti un istante ad aspettare”) a volte RIESCE a rispondere positivamente, altre volte no.

E’ un’alternanza sana e fisiologica in quanto il bambino sta imparando ad ubbidire. Spesso l’adulto non accetta questa alternanza e, sentendosi rispondere “si” una volta, pretende che ciò avvenga sempre.

Ma ciò è impossibile.

Solo l’esercizio e l’assenza di giudizio e punizioni permettono un sano ed armonioso sviluppo di una certa competenza.

Il bambino per imparare ad ubbidire (serenamente e con piacere) a qualcuno deve aver sperimentato e imparato ad ubbidire a se stesso.

III grado dell’ubbidienza

Con il tempo il bambino impara a dare maggiore costanza ed ordine a questi due fronti che dialogano con lui: la propria volontà e la volontà degli altri.

Dai 5/6  anni, guarda caso, è il periodo in cui i bambini iniziano a giocare insieme, a stare alle “regole del gioco”, a comprendere che oltre a se stessi esistono anche gli altri.

Da qui in poi, se si è lasciato il tempo al bambino di maturare secondo natura, egli è desideroso di ubbidire ai genitori, ai maestri, desidera ricevere sapere, richieste, perché vuole accrescere la sua persona. Il bambino vuole imparare continuamente cose nuove e gli adulti diventano la fonte principale per arricchire la loro persona ed apprendere nuove competenza e conoscenze.

Da questo periodo il potere dell’adulto di influire sullo sviluppo morale ed etico del piccolo è enorme, perché egli vede nell’adulto una vera e preziosa fonte di sapere.

L’ubbidienza diventa un piacere e una continua occasione per arricchire se stessi.