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SIAMO SICURI CHE LA GRAVIDANZA DURI 9 MESI?

stickers-canguro-01Nina deve cambiare il pannolino. La sua nonna, nonchè la mia mamma, dice: “vado io a cambiare la mia nipotina, poi stiamo un po’ di la a giocare! Tu fatti una passeggiata con il tuo maritino…”. Io ho tranquillamente risposto: “D’accordo, divertitevi!”

L’altra sera sono andata a cena fuori per l’addio al nubilato di una cara amica. Sono stata serena e contenta di farlo.

Stamattina Nina è stata a casa con il suo papà mentre io mi sono dedicata ad un lavoro fuori casa, sicura che sarebbero stati bene entrambi.

Nina ha compiuto 1 anno da 11 giorni.

Fino a qualche mese fa, non sarei mai riuscita a fare tutto ciò! Non per mancanza di fiducia nei confronti della mia mamma o di mio marito, ma perchè sentivo l’istinto di non allontanarmi dalla mia bambina. Di doverla tenere vicina vicina, di farle sentire costantemente la mia presenza. Era un dovere che sentivo forte in me.

Ci sono stati dei brevi distacchi, ovviamente, ma brevi, appunto.

Ora Nina cammina, è una bambina molto socievole e io sono molto tranquilla nell’allontarmi da lei per qualche ora, non sentendo alcun disagio.

Che cosa è successo in me e alla nostra relazione? Abbiamo concluso la nostra gravidanza! Nina è nata per la seconda volta!

“Se si considera la condizione immatura del bambino alla nascita, si può concludere solo che il neonato nasce troppo presto e che davvero avrebbe dovuto trascorrere circa un altro anno nel ventre materno.” Così scrive un illuminante antropologo statunitense. Il bambino nasce dopo 9 mesi di gravidanza solo per permettere la sopravvivenza di se stesso e della madre. La dimensione delle testa, organo ampiamente più sviluppato rispetto agli altri, impedisce il protrarsi della gravidanza oltre il tempo che ben conosciamo. Lo spazio pelvico della madre non può essere maggiore di 10 cm. Quando il bambino, dopo nove mesi nel ventre materno, viene al mondo inizia la cosiddetta gestazione esterna, che dura fino a quando non sia stato raggiunto lo stadio di sviluppo in cui è consentita la locomozione, ovvero i primi 8 o 10 mesi di vita.

“I neonati hanno bisogno di un lungo periodo di assoluta tranquillità e sicurezza..un mondo che assomigli molto alla gestazione vera e propria.

“…il continuo rapporto simbiotico tra madre e figlio durante questo periodo permane ininterrottamente finchè il peso del cervello è più che raddoppiato, sono spuntati i primi dentini e il piccolo è capace di metabolizzare cibi solidi e andare in giro carponi per conto suo”.

Il piccolo del canguro passa la sua extragestazione all’interno del marsupio materno per ricevere tutto l’amore e la protezione necessaria per svilupparsi a sufficienza per far capolino nel mondo esterno. Il cucciolo d’uomo non è altrettanto fortunato, ma i genitori è importante che tengano in considerazione l’immaturità del neonato e gli diano tutto il tempo necessario a svilupparsi prima di catapultarlo nel mondo esterno. La nascita è solo un passaggio biologico obbligato, ma non significa che la gravidanza sia terminata! Il compito della madre di tenerlo addosso ogni volta che ne abbia bisogno perchè senta l’odore e il calore materno, di lasciare che si nutra e si riposi a richiesta deve continuare per i dieci mesi successivi alla nascita biologica, ovvero fino al compimento di quella che possiamo definire la nascita sociale!

Anche Maria Montessori parlava del neonato come di un embrione spirituale.

L’istinto non inganna mai.

A chi mi chiede se sia giusto inserire un bambino di 3 mesi al nido o riprendere il lavoro a due mesi dal parto lasciando il bambino a nonni o bany sitter, non posso rispondere “si”. Purtroppo a volte non è una scelta e questo è molto triste perchè il mondo del lavoro dovrebbe rispettare maggiormente le madri e i neonati.

Ma se si tratta di una libera scelta credo profondamente che sia sbagliata, innaturale, forzata e che calpesti i diritti dei bambini. La natura e anche gli studi scientifici ce lo dicono chiaramente.

Poi, sta ad ognuno di noi valutare quale sia l’approccio alla vita che vogliamo regalare ai nostri cuccioli.

 

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IL VECCHIO E IL BAMBINO

 

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Il pianto del bambino è programmato biologicamente per essere “irrestitibile”. Il suo scopo è attirare l’attenzione dell’adulto, perchè dietro al pianto c’è sempre un bisogno. Ma a volte l’adulto si crede forte d’animo perchè è in grado di resistere, di non cedere al pianto e questa sua forza è premiata dalla società perchè, così facendo, non si è mostrato debole.

 

FORZA D’ANIMO?! Si, l’ho sentita chiamare così l’indifferenza verso il pianto di un bambino.

Ma non rispondere al pianto del proprio bambino non è forza, è insensibilità ed ignoranza.

 

Il pianto è il linguaggio del bambino che ancora non parla, così come i sorrisi, i movimenti del corpo etc.. Potesse usare la parola ci direbbe: “ho fame!” “ho sonno!” “sono annoiato” “voglio venire un po’ in braccio”. Non potendo comunicare verbalmente, usa il pianto. Acuto, fortissimo. Proprio per non passare inossservato.

Ma niente. Quanti passeggini urlanti si vedono per la strada? Spinti da genitori e nonni che continuano imperterriti per la loro strada come se niente fosse? “Prima o poi smetterà”.

Qualche tempo fa, ero in coda alle 12.30 di una domenica per prendere la fagiolata del quartiere. In coda poco più avanti di me c’era una bambina di un 1 anno e mezzo circa  legata sul passeggino viola in volto da quanto strillava. La madre e la nonna erano alle sue spalle che tenevano il passeggino e chiacchieravano abilmente del più e del meno. Io non potevo capacitarmene. Mi sono dovuta allontanare perchè per me, una estranea, quel pianto totalmente inascoltato era insopportabile, mi lacerava i timpani. Ciò che più mi ha sconvolto è la totale indifferenza del resto dei presenti. Qualcuno lanciava uno sguardo, ma poco altro.

 

Il mio pensiero è questo:

 

Se al posto di quella bambina ci fosse stato un anziano o un disabile, anche loro in carrozzina, anche loro dipendenti dall’adulto, anche loro fragili e da proteggere e anche loro incapaci di esprime il proprio disagio a parole? Cosa sarebbe successo? Come minimo l’adulto che se ne occupava sarebbe stato denunciato! O almeno avrebbe destato indignazione generale. E invece, essendo solo una bambina, non c’era nulla di strano e nulla di male.

 

Ciò mi ferisce, profondamente, ho sofferto, in quell’occasione, come se quella bimba fosse stata la mia. Era chiaro che era stanca (erano 40 minuti che eravamo in coda!) forse aveva fame, forse il sole sotto il quale eravamo le dava noia, forse voleva stare in piedi o forse voleva solo che qualcuno la guardasse. Qualsiasi fosse il suo desiderio è rimasto totalmente inascoltato. Ha pianto tanto e forte per nulla.

dobbiamo ricordarci che i bimbi a forza di piangere e non venire ascoltati ad un certo punto smettono di piangere, non perchè abbiamo soddisfatto il loro bisogno, ma perchè si rassegnano al non ricevere riposte.

 

“Le nostre risposte gli danno la conferma che il suo pianto, ma anche il suo sorriso, i suoi gesti, le sue espressioni, “servono a qualcosa”, stabiliscono un dialogo, lo pongono nel ruolo di protagonista, gli danno fiducia in se stesso e negli altri perchè i suoi sforzi di comunicare non sono vani” (Nessia Laniado Perchè piange? Capire il pianto del bambino per provvedere al meglio. Ed. Red, Milano, 2007)

Diffidate sempre da coloro che scrivono su riviste o consigliano in tv che resistere al pianto di un bambino è segno di autorità, di forza, di autocontrollo perchè è solo una forzatura, un atteggiamento anti-naturale che non può che arrecare danno al bambino e alla sua relazione con l’adulto. L’empatia non si insegna a parole, ma con i fatti, con l’esempio.

Ringrazio la mia mamma e il mio papà per ogni volta che il mio cuore soffre davanti all’indifferenza, e alla sofferenza degli altri.

 

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il massaggio del neonato

 “ IL MASSAGGIO DEI NEONATI

  E’ UN ARTE ANTICA E PROFONDA

 SEMPLICE MA DIFFICILE,

 DIFFICILE  PERCHE’ SEMPLICE

 COME TUTTO CIO’ CHE

 E’ PROFONDO “.

( Frédéric  Leboyer )

Il massaggio del proprio bambino è un antica tradizione presente in numerose culture fin da tempi antichi e spesso tramandato di madre in figlia attraverso lo “ stare insieme “ ed il vivere  i riti della quotidianità nella semplice osservazione delle madri che massaggiavano i propri bambini . Oggi questo modo di “apprendere” dalle nostre madri, ha subito un notevole cambiamento, ma l’esigenza di stabilire un contatto con i nostri cuccioli è rimasto tale e quale.

Fin dalla nascita il nostro piccolo ha bisogno di sviluppare una speciale sintonia con i genitori, attraverso l’ amore che viene trasmesso con il tocco, l’ abbraccio, il bacio, lo sguardo e parole “ dolci”.

Attraverso questi gesti e parole inizia un processo  che crea “il legame “ con i genitori  e la base di  una relazione che sarà per sempre “ unica”.

Per questo motivo è molto importante che il neonato, mamma e papà, possano stare insieme subito dopo la nascita e fisicamente in contatto “ pelle a pelle” .

La vicinanza dei corpi ed il contatto diretto con la pelle della madre nel periodo immediatamente dopo la nascita, sono importanti non solo per  il benessere fisico ma anche per la “ salute emotiva” del nostro piccolo, che dopo aver compiuto un’impresa così difficile come il nascere, ha bisogno di ritrovare attraverso il contatto, l’ udito, la vista il gusto e l’ odorato quella dimensione ormai abbandonata dell’ utero materno.

I SENSI del piccolo iniziano a creare il legame con i genitori  che viene rafforzato dalle “mani” di mamma e papà e che proseguiranno con Il MASSAGGIO  per :

– entrare in relazione;

– comunicare;

– rafforzare il legame di attaccamento

– dare benessere al bambino per farlo sentire sostenuto ed amato;

– far conoscere al bambino le varie parti del corpo ( unendo ai gesti parole che spiegano cosa stiamo facendo: es adesso “massaggiamo il pancino” , ecc.)

– eliminare tensioni e piccoli malesseri come coliche gassose e situazioni di stress in famiglia;

– migliora ed equilibra i sistemi corporei quali: circolazione, respirazione, il sistema muscolare, immunitario e gastro intestinale ;

– rilassa mamma papà e bebè in qualsiasi momento della giornata ;

– ottimo come rituale di preparazione alla nanna;

IL MASSAGGIO E’ UN ARTE CHE OGNUNO PUO’ FAR EMERGERE DA SE’  IN MODO NATURALE ED ISTINTIVO .

E’ UN VIAGGIO DI CONOSCENZA  DI GESTI CHE CURANO, SOSTENGONO, NUTRONO E AMANO .

Letture consigliate: SHANTALA L’ arte del massaggio indiano (Frédéric leboyer);

IL LEGAME GENITORE-BAMBINO (M.Klaus e J.Kennel);

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Stupido NON è chi lo stupido fa!

SAMSUNGCaso 1: Un bambino di circa 5 anni esce da un negozio, non vede un cartellone appoggiato a terra e lo tocca con il braccio passando, sua madre: “Ma sei handicappato completo o cosa?”

Caso 2:Una bambina di circa 1 anno sta guardando Nina, sua nonna dice: “vedi come è brava questa bambina, non come te che sei cattiva!”

Caso 3: In un bar un bambino di circa 1 anno e mezzo rovescia il contenitore dei tovagliolini sul tavolo, suo papà: “non si fa, sei brutto!”

E’ un dispiacere dirlo, ma sono frasi che sento troppo spesso pronunciare a genitori, nonni e maestre…Il bambino si fida totalmente dell’adulto di riferimento, è per lui l’esempio di vita. Ciò che l’adulto dice è verità. Se l’adulto dice ad un bambino “sei stupido!” egli ci crede e si convince di esserlo davvero. Molte volte l’adulto non intende ferire o insultare il bambino, dice queste frasi senza pensarci, senza riflettere sul peso che le parole hanno per le piccole spugne che i bambini sono!

Il bimbo durante l‘infanzia costruisce la sua persona e l’immagine che si crea di se stesso proviene dalla risposta che le sue azioni ricevono dal mondo degli adulti. L’adulto deve porre la massima attenzione a ciò che dice, come lo dice, quando lo dice. Al suo linguaggio verbale e non verbale.

Ad esempio il caso 2. Questa bambina che abbiamo incontrato probabilmente aveva commesso qualcosa che alla nonna non andava bene (non aveva dormito, si era sporcata, voleva scendere dal passeggino o chissà cos’altro…). Quando la nonna le ha detto “sei cattiva” davanti a noi secondo voi la bambina può aver capito -prima dovevi stare attenta con il gelato, ora ti sei sporcata e la nonna è irritata da questo-?

Certo che no. L’unica cosa chiara per la bimba è: io=cattiva.

A volte un comportamento del bambino si dimostra inadeguato per una certa situazione. Il comportamento, appunto. Non il bambino.

Pertanto è il comportamento ad essere sciocco, imprudente, egoista, capriccioso, maleducato e quant’altro. Non il bambino. Un consiglio è pertanto quello di giudicare il comportamento del bambino, non la sua persona. “Ti sei comportato come un egoista o “il tuo comportamento è stato sciocco” è molto diverso dal dire “sei un egoista” o “sei sciocco”.

Nel primo caso pongo l’attenzione su un comportamento sporadico, definito nel tempo e nello spazio. Nel secondo caso giudico il suo essere.

L’adulto dovrebbe non lasciarsi sopraffare dall’irritazione, dall’impulsività, ma valutare la situazione e avere chiaro il suo obiettivo educativo. Prendiamo il caso 1: La mamma voleva semplicemente che il bambino stesse attento a non inciampare e a non  rovinare il cartellone. Poteva semplicemente dire: “Attenzione! Il cartello!”. L’effetto sarebbe stato lo stesso, il bambino avrebbe schivato il cartellone.

Anche leggere la situazione specifica  è importante prima di intervenire: ci sono molte variabili da tenere a mente prima di fare. Il bambino è stanco o riposato? l’ambiente è adatto? il bambino è in una posizione comoda e sicura? ciò che sta maneggiando è adeguato?

Ad esempio il caso 3: Questo bimbo stava osservando e toccando con cura il portatovaglioli. Quando ha deciso di sollevarlo l’ha impugnato in modo impreciso e gli è scivolato. Se il babbo l’avesse guardato avrebbe notato il suo sguardo deluso e avrebbe capito che era già dispiaciuto e ferito di suo per l’accaduto. Non era sua intenzione farlo cadere. Ma invece il babbo l’ha guardato solo quando ha sentito il portatovaglioli cadere e gli ha detto “brutto!”. Cosa recepisce il bambino? -se faccio cadere qualcosa sono brutto-.

Sarebbe stato meglio che il babbo avesse osservato il suo bimbo e alla caduta del portatovaglioli gli avesse detto: Sai perchè ti è caduto? l’hai afferrato con poca precisione.” Tieni, riprova!”. Oppure, non avendo assistito alla scena: “ Ti è caduto! nulla di grave ! per fortuna era di plastica e non si è rotto!”.

Non solo gli schiaffi devono fare indignare, spesso anche le parole pesanti scagliate come i sassi.

 

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Il coso e la cosa

nina camelia“ Un essere desideroso di esprimersi ha bisogno di un maestro che gli insegni chiaramente le parole. Possono i familiari agire come maestri? Abitualmente noi non aiutiamo il bambino, non facciamo che ripetere il suo balbettio e se egli non avesse un maestro interiore non imparerebbe nulla. Questo maestro lo spinge verso gli adulti che parlano tra loro e non si rivolgono a lui. Lo spinge ad impadronirsi del linguaggio con quell’esattezza che noi non gli offriamo. Eppure a un anno di età il bambino potrebbe trovare, come nelle nostre scuole, persone intelligenti che gli parlano intelligentemente.”

Maria Montessori, La mente del bambino, Ed. Garzanti 2010

Parlare. Parlare. Parlare. Con chiarezza, calma e usando termini autentici. Fin dall’inizio della vita parlare ai bambini il più sovente possibile è ciò che di meglio possiamo fare. Ogni cosa ha un proprio nome specifico che noi adulti conosciamo e il bambino no. Ogni volta che diciamo “Vuoi questo?” “ prendiamo quello?” dovremmo cercare di nominare con esattezza ciò a cui ci rivolgiamo. “Vuoi questa palla gialla?” “Ti va di assaggiare questa crema di zucchine?”. Anche quando compiamo delle azioni approfittiamone per parlare al bambino. Spesso con i neonati non è semplice trovare di che parlare, una buona strategia è la narrazione di ciò che sta accadendo (vedi il post: “Cucciolo: ecco il programma!” del 21 novembre).

Quando il nostro cucciolo inizia ad indicare ogni oggetto che cade sotto il suo sguardo (di solito intorno all’anno d’età) il miglior aiuto che possiamo offrirgli è nominarlo con lentezza, chiarezza utilizzando termini scientifici. Il primo interesse del bambino che sta costruendo il linguaggio è per i sostantivi (primi termini che utilizzerà) ed è proprio su questi che dobbiamo concentrarci anche noi. Quando il bimbo indica un cane mentre siamo a passeggio diciamo: “Cane!” poi possiamo aggiungere alcuni dettagli: “ Cane! il cane abbaia” oppure “Cane! vedi il suo padrone che lo porta al guinzaglio?”.

Questi sono solo esempi ovviamente, ma quello che voglio dire è che le informazioni che offriamo devo essere poche e chiare in modo che il messaggio recepito dal bambino sia semplice e comprensibile e “immagazzinabile” nella sua interezza. Scegliere di concentrarsi su una caratteristica di ciò che insieme al bambino stiamo osservando è una buona strategia.

Ad esempio: Il nostro bambino è astratto da una piccola piantina nel vaso. Cerca di toccarla. Noi potremmo dire: “Basilico. Questo è basilico, vuoi odorare?”oppure. “Il basilico è una pianta aromatica. Possiamo usarla in cucina per insaporire il cibo”.

Il numero delle informazioni che offriamo deve crescere con il bambino e con la sua capacità di concentrarsi. All’inizio scegliamo se dare notizie sul colore, sul gusto, sull’aspetto, sulla provenienza, su un aneddoto, ecc.

Esempi:

“il basilico è verde. Sia le sue foglie che il suo gambo sono verdi”

“il basilico cresce grazie all’acqua e al sole e alla terra”

“il basilico è molto buono con il pomodoro”

ecc..

Posso aggiungere informazioni quando capisco che il bimbo ne ha bisogno. Quando percepisco che mi sta ascoltando e sta assorbendo.

L’adulto non deve temere di utilizzare parole scientifiche credendole “difficili” perchè tali non sono! La mente del bambino è una spugna che assorbe ciò che l’ambiente gli offre. Più saremo specifici, dettagliati e attenti nel linguaggio maggiormente lo sarà il bambino quando inizierà a parlare. Semplificare il linguaggio per i bambini significa impoverirlo e inoltre vuol dire costringere il bambino a fare un lavoro inutile di “traduzione” dal linguaggio a lui riservato al linguaggio condiviso dal mondo dell’adulto. Ciò che dobbiamo tenere a mente è che ciò circonda il bimbo piccolo non ha ancora un nome e pertanto scoprire che il quadrupede peloso con coda e orecchie è “cane” e non “bau” e che quella cosa profumata con tante foglie e fiori è una camelia e non semplicemente “pianta” è una gran fortuna!!

Per approfondire il tema dell’importanza di parlare ai bambini fin dalla nascita vi consiglio: “Naturalmente intelligenti” John Medina, Bollati Boringhieri, 2011

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Quando i genitori chiedono: “aiutami a fare da me!”

 

IMG_7074Durante le vacanze pasquali ho riletto i commenti che sono arrivati al blog, specialmente in seguito alla pubblicazione del post “bambini manichini” che tanto scalpore ha suscitato!

Alcune mamme e papà hanno scritto: “eh, ma non conosci mio figlio…”oppure “ non è facile fare così…”, oppure “parlare è semplice ma poi…”.

 

Ho ritenuto pertanto necessario scrivere questo post sul buonsenso e le teorie.

 

Solo mamma e papà conoscono a fondo il proprio bambino: i suoi vissuti, la sua personalità, i suoi bisogni profondi, le sue paure, il suo ambiente di vita.

 

Le varie teorie pedagogiche, teorie sullo svezzamento, teorie sul sonno e quant’altro devono essere intese come strumenti di cui mamma e papà possono disporre. Ciò che i cosiddetti “esperti” consigliano, vogliono essere dei consigli, appunto, spunti di riflessione da sfruttare per l’educazione dei propri figli.

Sono convinta che ogni teoria accolta e messa in pratica senza criticarla e calarla nella propria situazione personale non ha valore.

Ciò è spigato molto bene da Lucio Piermarini (autore dell’autosvezzamento). Piermarini dice che il problema dell’attuale svezzamento dei bambini è da ricercare nella perdita del buonsenso dei genitori! Le mamme non si fidano più dei bambini e del loro istinto materno, ma solo del pediatra! Anche se reputano una pratica inadeguata la adottano ugualmente perchè “l’ha detto il pediatra!”. Il buonsenso materno non trova più spazio e anche se tenta di emergere viene represso, soffocato proprio dalle mille teorie che ci bombardano e alle quali ci affidiamo senza spirito critico. Ritengo che noi genitori non dobbiamo sentirsi minacciati o giudicati dalle teorie e dai consigli che ci vengono offerti, dobbiamo essere sereni del lavoro che stiamo compiendo, se stiamo facendo il massimo per far star bene i nostri bambini!

 

Per esempio anche la stessa teoria dell’autosvezzamento credo che presa alla lettera senza saperla interpretare possa essere inappropriata. Perchè il bambino possa mangiare tutto ciò che c’è sulla tavola permettendogli la massima libertà d’esplorazione del cibo, mamma e papà devono possedere una valida e sana educazione alimentare.

 

Ho sentito di bambini di un anno e poco più intenti a ciucciare costine di maiale alla grigliate…per me questo non è autosvezzamento ma imprudenza ed ignoranza di coloro che ne hanno la responsabilità! Ma non per questo le parole di Piermarini sono dannose, è l’uso che dello strumento che si fa a poter essere pericoloso!

 

L’ autonomia di cui tanto ho parlato nei post precedenti credo che dovremmo ricercarla anche noi genitori ricordando che, come per i bimbi, si tratta di un processo da compiere passo a passo facendosi aiutare dalle teorie, dai libri e dai blog, sempre consci che gli autori del processo educativo siamo comunque soltanto noi.

 

Pertanto “aiutami a fare da me” deve essere il motto montessoriano di ogni bambino e “aiutateci a fare da noi” quello di ogni genitore! L’adulto non può sostituirsi al bambino nel su percorso di crescita: l’adulto deve sostenerlo, incoraggiarlo, creare le condizioni ambientali e relazionali migliori e porre i necessari limiti. Così le teorie devono sostenere, indirizzare, tranquillizzare, stimolare i genitori perchè si mettano in discussione continuamente e possano garantire un ruolo educativo accogliente, sincero, stimolante.

 

 



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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! APRILE 2014: Sos Coliche!

francisco 11meses 048“ S.O.S  COLICHE “  : Quando in questo mondo arriva un cucciolo d’ uomo, i primi giorni trascorrono tranquilli .Le ore sono scandite dal ritmo sincopato delle poppate, cacche, pisolini brevi e più lunghi con qualche momento di veglia. Tutto procede in un’atmosfera ovattata poiché anche mamma deve recuperare le energie impiegate nel parto. Mi piace definire questo periodo come “ una nuvoletta d’ amore “.  Tuttavia a 7-10  giorni dalla nascita, ad intromettersi in questo stato di “grazia” spesso,  arrivano le famigerate ” coliche gassose” che disturbano non solo neonato, ma anche mamma e papà!  Ed ecco che arrivano le 5 o le 6 di sera ed il piccolo, che fino a quel momento era stato beato tra una poppata e l’altra magari con qualche sorrisino regalato e qualche pannolino da cambiare si trasforma in un esserino urlante ed inconsolabile. E’ sera ed anche mamma, che come spesso accade è stata sola tutto il giorno perchè papà lavora, è stanca,  meno disponibile,  avrebbe bisogno  di coccole e relax, si trova ad affrontare con stanchezza e difficoltà il disagio del suo bebè. Ci sono bimbi che piangono per ore, disperati, con gli arti contratti ed il pancino dolente. Fortunatamente, la natura ci ha fornito sì del ” mal di pancia” ma anche di tante strategie per risolverlo. Vi faccio qui di seguito qualche proposta  :

1-OFFRIAMO IL SENO,  può aiutare ad espellere l’ aria che si accumula nell’ intestino poichè la deglutizione del latte materno provoca l’ aumento dei movimenti intestinali e la conseguente espulsione dei gas .Tuttavia molti bambini lo rifiutano,  mandando in crisi mamme e papà.  Solitamente questo meccanismo si instaura poiché  il pupo si innervosisce , piange e non lo si riesce più ad attaccare ;

2-UTILIZZIAMO RIMEDI OMEOPATICI, poiché  essendo di origine naturale e non contenendo molecole chimiche dannose per i nostri “nuovi bimbi “sono alleati preziosi . A tal proposito vi invito caldamente  a contattare un omeopata o naturopata  che possa visitare il vostro piccolo e prescrivere il rimedio più corretto per lui/lei.  L’ omeopatia unita agli accorgimenti elencati  qui di seguito sono spesso risolutivi di un problema che altrimenti creerebbe molta tensione in famiglia ;

3- PORTIAMO IL BIMBO IN FASCIA  con il suo pancino a diretto contatto con il nostro,  il ritmo del respiro unito al calore del corpo dondolano e rilassano il piccolo  dando un grande beneficio .

4-UTILIZZIAMOLA POSIZIONE PRONA tra le nostre braccia, in modo che il palmo della mano venga a diretto contatto con il pancino del piccolo( le mani dei papà, sono magiche!) ;

5- CAMMINIAMO  ( i neonati, già da piccolissimi, hanno una passione per le scale!) DONDOLIAMO, CANTICCHIAMO, accendiamo aspirapolvere e/o phon, ecc ( si vada a leggere le indicazioni sul sonno dei neonati nel post: tra le braccia di Morfeo o della mamma) sono atteggiamenti terapeutici semplici, spesso istintivi e per questo, molto efficaci;

6-PERMETTIAMO al piccolo di staccarsi un momento da mamma e papà adagiandolo su una superficie morbida, non  fredda, dove possa sgambettare un momento in totale autonomia ;

7- CAMBIAMO STANZA se si è in casa, o usciamo  a  fare una passeggiata, poichè il camminare scarica tensioni e umori neri  aiutando entrambi a recuperare qualche energia! meglio se immersi nella natura;

8-RIPOSIAMO, appena la colica passa, coricandoci insieme per schiacciare un pisolino rigeneratore prima di affrontare la serata;

PREVENIRE la colica gassosa solitamente evita di innescare il pianto inconsolabile che si instaura in seguito all’ attivazione dell’ amigdala, ghiandola del cervello che il neonato non è ancora in grado di controllare poiché non può capire che quello stato di malessere passerà. Per questo, quando inizia a piangere, si ha letteralmente l’ impressione che “ perda il controllo”  ed è facile che dopo un po’ lo si perda  anche noi iniziando a produrre un mix di ormoni dello stress ( adrenalina ecc..) che contagiando tutti creano atmosfere di “ alta tensione”. Ed è proprio in questo momento che dobbiamo chiedere una “ mano” a qualcuno o in mancanza di aiuti contattiamo quel  barlume di lucidità che ci permette di ristabilire l’ armonia  aiutando il nostro bebè a calmarsi.  Da solo proprio non può farcela! E a volte neanche noi!

PER  ESSERE EFFICACI  impariamo ad osservare l’ orario in cui il nostro piccolo entra in crisi , la maggior parte delle volte  è responsabile  la colica gassosa ma in alcuni casi a confondere le idee arriva  ” quel male delle 5 di sera…” al quale non si riesce a dare una spiegazione scientifica ma che di fatto è una manifestazione reale nei primi mesi di vita e che possiamo affrontare  con le stesse indicazioni date per la colica gassosa. Non aspettiamo mai che il nostro piccolo inizi a piangere. Ai primi segnali di disagio mettiamo in atto le strategie elencate pocanzi tenendo ben presente che, ognuna di noi, giustamente sintonizzata con il proprio bebè, saprà cosa può essere più efficace per donargli sollievo e calma .                                                                                                                                              Termino citando un altro importante strumento per aiutare il nostro piccolo ad adattarsi serenamente alla vita extra-uterina : “ il massaggio del neonato”, argomento che tratteremo nel post di maggio!   A PRESTO!

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Click-Clack

unnamedClick-clack, schiocca Nina con la lingua, più volte al giorno da ormai qualche settimana. Io e mio marito non riuscivamo proprio a capire il significato di questo nuovo suono. Assomigliava al rumore prodotto dagli zoccoli del cavallo, ma non credevamo potesse essere quello…

Poi ieri sera, mentre in silenzio la osservavo giocare tranquilla nella sua stanza, mio marito si è avvicinato alla porta del bagno, ha acceso la luce e…. click-clack, ha fatto Nina… “Ecco!” ho esclamato “E’ l’interruttore della luce!”.

Ho così chiesto al papà di riprovare un po’ di volte ad accendere e spegnere la luce e ogni volta Nina ripeteva il suono: “CLick-Clack!”.

Quando sorridendole le ho detto: “La luce! L’interruttore della luce! Click-Clack!” Lei ha sgranato gli occhietti e mi ha regalato un sorriso di gioia per esser stata compresa!

questa è la mente assorbente.

Così Maria Montessori definiva quella del fanciullo. Tutto ciò che cade sotto gli occhi, le orecchie, le mani, il naso e la bocca del bambino è cibo per la sua mente e lo assorbe come una spugna per costruirsi come persona. La mente del bimbo piccolo è come una macchina fotografica che immortala e conserva ogni dettaglio dell’ambiente. Solo dopo aver incamerato un gran numero di stimoli attraverso i cinque sensi, inizierà a catalogare, associare, per poi scegliere, preferire, conservare o eliminare.

Un giorno presso l’asilo dove lavoravo, notai una bimba di 2 anni e mezzo dondolare nella stanza cullando la bambola. Il suo modo di ondeggiare mi pareva familiare e così mi misi in disparte per osservarla senza disturbare. Muoveva i piedi esattamente come io muovevo i miei quando addormentavo i piccoli della scuola, teneva la bambola tra le braccia proprio come me e cantava le melodie da me scelte imitando alla perfezione l’intonazione della mia voce! Mi commosse moltissimo, soprattutto perchè non mi ero mai accorta di essere osservata!

Oltre agli oggetti, i suoni e i colori, anche le emozioni, i comportamenti e gli atteggiamenti sono parte dell’ambiente ed i bambini imparano a relazionarsi, a reagire agli eventi e alle situazioni in base alle modalità che hanno assorbito.

L’intelligenza emotiva si educa, attraverso l’ambiente emotivo che viene vissuto ed introiettato.

Perciò non solo dovremmo scegliere un arredo curato per la sua stanza, un colore tenue ed accogliente per le pareti, oggetti belli ed adeguati, vestiti comodi, pappa semplice e genuina, una musica dolce ed armoniosa, ma dovremmo anche scegliere con chiarezza e precisione le parole che pronunciamo, scegliere con cura il tono che usiamo per rivolgerci a nostro marito/moglie/figli, scegliere di reagire con calma e fiducia alle piccole gradi difficoltà quotidiane, scegliere di accogliere un ospite con il sorriso, scegliere di muoverci con ordine nell’ambiente ed avere cura di ogni oggetto che manipoliamo. Tutto ciò senza dimenticarci mai che i bimbi ci guardano, tanto, tanto, ci stimano, ci reputano super eroi in grado di fare cose straordinarie (come scolare la pasta, allacciarsi le scarpe, alzare la tapparella, rifare il letto, lavarsi i denti, pronunciare migliaia di parole, leggere un libro, pettinarsi..) siamo per loro il miglior modello di vita che possa esistere! Cosa può esserci di più gratificare per mamma e papà?!

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Bambini manichini

scarpe-bimbo Età: 6 anni: Bambino portato a scuola con il passeggino

Età: 5 anni: Bambina vestita da capo a piedi dalla nonna dopo lezione di danza in  palestra.

Età 4 anni: Bambino che mangia imboccato dall’adulto.

Ne vedo di continuo di situazioni simili a queste: bambini che hanno l’età per potersi vestire, muovere e nutrirsi autonomamente completamente sostituiti dall’adulto. Ciò che più mi colpisce e mi lascia amareggiata è la loro rassegnazione. Non sono arrabbiati, ma abituati. Si guardando intorno mentre alzano un braccio o un piede per essere vestiti, mentre vengono trasportati, mentre aprono la bocca per essere imboccati.

Perchè non si ribellano?

Perchè l’hanno già fatto, senza successo, quando avevano 2 o 3 anni d’età. Quando erano nel pieno del periodo sensitivo dell’ “aiutami a fare da me!”. 

Li vedo i bimbi all’uscita di scuola (nido e materna) che urlano e si dimenano perchè vogliono mettere giacca e scarpe da soli, perchè vogliono lavarsi le mani o perchè vogliono camminare per uscire. Ma non gli è permesso: la mamma, il papà o i nonni hanno fretta! E poi perchè “non sono mica capaci da soli! Avranno tutto il tempo per farlo loro!”. 

Così, lentamente, la rabbia del bimbo che reclama autonomia, che l’adulto chiama capriccio, si placa, lasciando spazio alla rassegnazione.

Un giorno, però, quando il bimbo ha 8/9 anni, l’adulto dice “Basta! Ora sei grande e ti devi arrangiare!“.

Ecco, l’adulto ha deciso. Il piccolo deve diventare un ometto, autonomo, bravo e responsabile.

Ma bisogna ricordare che l’autonomia, al pari del camminare, del parlare ha bisogno d’essere seminata e coltivata nel momento opportuno. Il bambino ci mostra precisamente quando ciò deve avvenire, ci sono anni in cui ci chiede autonomia con tutta la forza che possiede. Ma l’adulto interpreta queste richieste forti come capricci. Non si fa interprete del bambino. Non legge il bisogno vitale nascosto dietro alla “scenata isterica“.

Questo momento ideale per lo sviluppo dell’autonomia passa. Dopo, più tardi, per il bambino sarà una grande fatica essere indipendente. Perchè non sarà più spinto da un impulso interiore, da un desiderio profondo, ma dall’obbligo imposto dall’adulto. Vestirsi, camminare, lavarsi da solo saranno un peso, un sacrificio, non una gioia ed una soddisfazione.

Tutto questo per cosa?

Per non ritardare di 10/15 minuti il rientro a casa?

Per non svegliarsi un po’ prima al mattino?

Per non impiegare qualche minuto in più all’uscita della scuola?

Per non accorciare gli spostamenti a piedi?

Io sono fermamente convinta che siano sacrifici che l’adulto deve compiere, perchè, l’autonomia, l’indipendenza, l’autostima sono diritti che il bambino deve vedersi riconosciuti.

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A merenda? pane, burro e marmellata!

Volete organizzare una merenda con vostro figlio ed alcuni suoi amici? Ecco una simpatica idea per coinvolgerli nella preparazione di pane,burro e marmellata!

Allestite un bel vassoio con pane (magari integrale e biologico), una ciotolina di marmellata genuina (magari addolcita solo con gli zuccheri della frutta) e una ciotolina per il burro….vuota.

Predisponete tutto l’occorrente per tagliare e spalmare.

Ripercorrendo con i bambini gli ingredienti che vi occorrono, noterete che per la preparazione di questa gustosa merenda manca il burro! Il ciotolino è vuoto!

Proponete loro di farlo.

Cosa vi occorre?

panna-liquida

 panna-liquidaPanna liquida, biglia2una biglia,

guzzini-28551665-latinaun contenitore trasparente con tappo ermetico.

Versate la panna nel contenitore ed inserite anche la biglia. Chiudete il tappo e, scuotendolo, fate udire ai bambini il rumore della biglia. “Sentite? quando non sentiremo più la biglia far rumore il nostro burro sarà pronto!”

Spiegate ai bambini cheper far nascere il burro occorre molta forza nelle braccia e da soli è un lavoro veramente faticoso, ma che insieme, con la forza del gruppo, sarà un gioco  divertente!

Scuotete con molta forza il contenitore in modo da far montare la panna. Fate passare il contenitore tra i bambini.

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Quando un bimbo è stanco passa il contenitore al suo vicino. Dopo una decina di minuti circa, la biglia non produrrà più rumore.

Aprendo il contenitore si potrà vedere la panna diventata panna montata.

Ma ancora non siamo soddisfatti! Per ottenere il burro bisogna continuare ancora a scuotere…..allora riprendiamo il giro con più forza! La biglia ancora si fa sentire ogni tanto.

Trascorsi altri 5/10 minuti potremo notare del liquido, separato dal burro ora consistente.

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A questo punto prendete una piccola ciotola dove versate un po’ d’acqua (fredda!).   Aprite il contenitore e versateci il vostro burro. Con le mani raccogliete nell’acqua il burro,  strizzate leggermente e…….il burro è pronto per essere spalmato!

 

 

Ora permettete ai bambini di prepararsi la propria fetta di pane, burro e marmellata e di godersi insieme una buona, genuina e partecipata merenda in allegria!!

 

Questa attività mi è stata suggerita da Federica Buglioni, presidente dell’associazione bambini in cucina. Potete trovare tutte le loro attività e  i loro libri all’indirizzo: http://www.bambiniincucina.it