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Dire “no” con dolcezza, si può.

portrait-317041_960_720“No! non andare!”

“No! non toccare!”

“No! Aspettami!”

Quando dobbiamo “fermare” un bambino spesso lo facciamo con tono secco, scortese, faccia corrucciata, a volte gridando. Probabilmente per mostrarci più forti o più convinti.

Se ci rivolgessimo ad un coetaneo, ovvero un adulto, a cui dovessimo dire “no!” lo faremmo con altrettanta severità e durezza? O diremmo forse: “No…mi scusi….questo è il mio carrello, l’ho appena preso..” non diremmo certo: “No! lasci il carrello. Subito!”.

Ciò ci dimostra che siamo capaci a dire no, dolcemente, con calma. Per chiunque è più semplice rispondere ad un comando se questo viene dettato con fermezza, calma e rispetto. Perché con i bambini dovrebbe essere diverso?

Un valido esercizio che come genitori ed educatori possiamo fare, per cercare di essere meno violenti durante l’affermazione di un “no!” è quello di provare a non usare più la parola “no!” per indicare il giusto agire al bambino”.

Proviamo a trasformare dei comandi:

“non ti alzare che batti la testa!” diventa “stai basso basso, come un gattino”

“non mangiare con le mani!” diventa  “usa la forchetta per imboccarti”

“non aprire tanto il rubinetto, allaghi tutto!” diventa “apri poco il rubinetto, riuscirai a gestire meglio l’acqua!”

” non toccare!” diventa “allontana la mano!”

“non lanciare! diventa “appoggia piano!”

In questo modo il comando sarà più significativo, perché il “NO!” si arricchisce del suggerimento per fare bene l’azione. Inoltre sarà un intervento costruttivo e non costrittivo. Il bambino saprà qual’è il modo giusto per fare quella cosa e non solamente che non lo deve fare, ciò lo renderà più rapidamente padrone di buone ed efficaci pratiche. Senza il giusto “suggerimento” il bambino magari si fermerà ugualmente, ma non avrà imparato cosa avrebbe dovuto fare e, alla prossima occasione, è facile che sbaglierà di nuovo.

Non dimentichiamoci che dire “no”, non significa sgridare, ma dare un consiglio, un orientamento. Daremmo un consiglio a qualcuno con la faccia ed il tono della voce arrabbiati? Credo di no. Pensiamo al no come ad un consiglio, per fare meglio, e comunichiamolo di conseguenza.

Avviciniamoci al bambino con il quale dobbiamo comunicare, ciò renderà più semplice abbassare il tono della voce ed essere, quindi, più gentili.

A volte si deve dire “no”.

Ma si può dire “no” sorridendo, si può dire “no” abbracciando, si può dire “no” tenendo la mano e sussurrando.

Ciò renderà il bambino maggiormente predisposto ad ascoltarci ed il messaggio più significativo.

Urlare e arrabbiarsi mentre si sta offrendo al bambino un insegnamento (come è il “no”) è controproducente perché è difficilissimo, se non impossibile, apprendere in un clima ostile.

Creiamo collaborazione, un clima agevolativo ed empatico, i nostri bambini si mostreranno certamente più “bravi” ad ascoltare e capire.

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Se vai piano, imparo!

nina gaetaPer noi adulti aprire un rubinetto, chiudere la porta, accendere la luce, infilare le scarpe, aprire una cerniera, mettere un coperchio, aprire un barattolo, infilare un anello, indossare gli occhiali, indossare una giacca, chiudere un bottone, sono azioni banali, scontate, in cui siamo abilissimi e, agli occhi dei bambini appariamo come maghi!! Queste sono piccole azioni quotidiane (insieme a molte altre..) che compiamo molte volte al giorno, con disinvoltura e spesso con estrema velocità. Per il bambino ogni nostro gesto è fonte di ispirazione per il suo sviluppo motorio, manuale e psichico. Compiere queste semplici azioni con rapidità significa sprecare un’importante lezione per il nostro cucciolo che, come ben sappiamo, ci osserva sempre con grande attenzione e ammirazione. Per questo, anche se può apparire sciocco, dovremmo eseguire questi atti quotidiani in silenzio con estrema calma e precisione, mettendoci in una posizione che gli consenta una buona visuale permettendo così al bambino di cogliere maggiori dettagli e chiarendogli i “passaggi” da compiere!

Quando il bambino è in pieno sviluppo linguistico possiamo arricchire le azioni con la dettagliata descrizione di ciò che stiamo compiendo:

“Apro il rubinetto. Vedi? ora l’acqua scorre e posso sciacquare la verdura! fatto! Ora richiudo il rubinetto e posso tagliare la melanzana. Prendo il tagliere, il coltello…”etc..

Tutto ciò, oltre ad essere molto utile al bambino è anche un ottimo strumento per la mamma, perchè è una semplicissima attività che favorisce la concentrazione e la calma.

Vedere la mamma e il papà compiere gesti con precisione e abilità, magari accompagnati da un tono calmo e dolce della voce, che ne descriva la procedura, è uno spettacolo incantevole e affascinante per i bambini.

Ci vuole poco per conquistarli e la semplicità, come sempre, si dimostra vincente!

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Piccoli trucchi per l’autonomia!

L’interesse è ciò che muove l’apprendimento. Il nostro aiuto educativo ha molto più valore e ottiene maggior successo se riguarda la materia di interesse del momento. I bambini variano spesso la loro area di interesse a seconda dei loro bisogni di crescita e sviluppo. Alcuni sono più interessati al cibo, altri al movimento grosso (camminare, arrampicarsi, saltare..) altri ai lavori di fino (infilare, sfilare, aprire, chiudere…) altri al linguaggio e così via….. Ognuno ha i propri tempi e i propri “gusti” ed è giusto rispettare le peculiarità di ciascuno. La nostra piccola Nina ha 14 mesi: la sua passione è muoversi. Camminare, correre,arrampicarsi, stare in equilibrio in posti precari, scavalcare gli oggetti e i muretti… Pertanto il miglior aiuto che possiamo offrirle èdarle SPAZIO!! Non costringerla a stare ferma. Quindi poca macchina (per quanto possibile..), poco tempo in braccio, niente passeggini, tante passeggiate, le coccole solo quando dorme (!), casa in piena sicurezza per garantirle massima libertà e così via.

Da poco più di due mesi ha iniziato ad interessarsi anche al cibo ed è per questo che ora stiamo lavorando su tutto ciò che riguarda la pappa! Assaggi di vari cibi, bicchiere in vetro, forchette “funzionanti” solo un po’ piccole…, orari il più possibile stabili..

Quel che conta è concentrarsi, come genitori, su ciò che interessa in quel momento al bambino. Se ad un bimbo non importa una certa attività, in quel periodo (camminare, parlare, mangiare, fare un lavoro..) non dateci retta! quando sarà il momento lo capirete, il vostro bambino ve lo mostrerà!

Ecco alcuni piccoli trucchetti, per favorire l’autonomia, che vorrei condividere con voi:

 

A TAVOLA!cucchiaini

Quando il bimbo si mostra interessato al cibo ponete al suo posto due cucchiaini o due forchette per mangiare, in modo che una posata sia per voi in caso di aiuto e l’altra sia per luichepossa sperimentare l’imboccarsi da solo! Anche se non porta in bocca alcun boccone, lasciatelo tenere in mano la posata e tentare come meglio può: guardandovi e affinando la sua manualità presto riuscirà.

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LE SCALE CHE PASSIONE

un bimbo interessato al movimento grosso vuole fare le scale, sempre! fermandosi ad ogni gradino, un po’ a gattoni…..Se abitate in condominio e quindi possedete le scale solo condominiali (quindi troppo impegnative all’inizio!) portate il bimbo in braccio fino all’ultima rampa, poi lasciatelo concludere in autonomia! all’inizio fategli compiere solo gli ultimi due o tre gradini, poi sempre più fino a prendere confidenza con l’intera scala!

 

Lasciatevi guidare dalla gioia nei loro occhi: ciò che non vogliono fare non gli interessa ,non è il momento, non insistete. Qualsiasi vostro aiuto in ciò che in quel momento li attrae, li smuove sarà per loro fonte di felicità e stimolo di crescita.

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IL VECCHIO E IL BAMBINO

 

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Il pianto del bambino è programmato biologicamente per essere “irrestitibile”. Il suo scopo è attirare l’attenzione dell’adulto, perchè dietro al pianto c’è sempre un bisogno. Ma a volte l’adulto si crede forte d’animo perchè è in grado di resistere, di non cedere al pianto e questa sua forza è premiata dalla società perchè, così facendo, non si è mostrato debole.

 

FORZA D’ANIMO?! Si, l’ho sentita chiamare così l’indifferenza verso il pianto di un bambino.

Ma non rispondere al pianto del proprio bambino non è forza, è insensibilità ed ignoranza.

 

Il pianto è il linguaggio del bambino che ancora non parla, così come i sorrisi, i movimenti del corpo etc.. Potesse usare la parola ci direbbe: “ho fame!” “ho sonno!” “sono annoiato” “voglio venire un po’ in braccio”. Non potendo comunicare verbalmente, usa il pianto. Acuto, fortissimo. Proprio per non passare inossservato.

Ma niente. Quanti passeggini urlanti si vedono per la strada? Spinti da genitori e nonni che continuano imperterriti per la loro strada come se niente fosse? “Prima o poi smetterà”.

Qualche tempo fa, ero in coda alle 12.30 di una domenica per prendere la fagiolata del quartiere. In coda poco più avanti di me c’era una bambina di un 1 anno e mezzo circa  legata sul passeggino viola in volto da quanto strillava. La madre e la nonna erano alle sue spalle che tenevano il passeggino e chiacchieravano abilmente del più e del meno. Io non potevo capacitarmene. Mi sono dovuta allontanare perchè per me, una estranea, quel pianto totalmente inascoltato era insopportabile, mi lacerava i timpani. Ciò che più mi ha sconvolto è la totale indifferenza del resto dei presenti. Qualcuno lanciava uno sguardo, ma poco altro.

 

Il mio pensiero è questo:

 

Se al posto di quella bambina ci fosse stato un anziano o un disabile, anche loro in carrozzina, anche loro dipendenti dall’adulto, anche loro fragili e da proteggere e anche loro incapaci di esprime il proprio disagio a parole? Cosa sarebbe successo? Come minimo l’adulto che se ne occupava sarebbe stato denunciato! O almeno avrebbe destato indignazione generale. E invece, essendo solo una bambina, non c’era nulla di strano e nulla di male.

 

Ciò mi ferisce, profondamente, ho sofferto, in quell’occasione, come se quella bimba fosse stata la mia. Era chiaro che era stanca (erano 40 minuti che eravamo in coda!) forse aveva fame, forse il sole sotto il quale eravamo le dava noia, forse voleva stare in piedi o forse voleva solo che qualcuno la guardasse. Qualsiasi fosse il suo desiderio è rimasto totalmente inascoltato. Ha pianto tanto e forte per nulla.

dobbiamo ricordarci che i bimbi a forza di piangere e non venire ascoltati ad un certo punto smettono di piangere, non perchè abbiamo soddisfatto il loro bisogno, ma perchè si rassegnano al non ricevere riposte.

 

“Le nostre risposte gli danno la conferma che il suo pianto, ma anche il suo sorriso, i suoi gesti, le sue espressioni, “servono a qualcosa”, stabiliscono un dialogo, lo pongono nel ruolo di protagonista, gli danno fiducia in se stesso e negli altri perchè i suoi sforzi di comunicare non sono vani” (Nessia Laniado Perchè piange? Capire il pianto del bambino per provvedere al meglio. Ed. Red, Milano, 2007)

Diffidate sempre da coloro che scrivono su riviste o consigliano in tv che resistere al pianto di un bambino è segno di autorità, di forza, di autocontrollo perchè è solo una forzatura, un atteggiamento anti-naturale che non può che arrecare danno al bambino e alla sua relazione con l’adulto. L’empatia non si insegna a parole, ma con i fatti, con l’esempio.

Ringrazio la mia mamma e il mio papà per ogni volta che il mio cuore soffre davanti all’indifferenza, e alla sofferenza degli altri.