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Mamma! Quando te ne vai, salutami!

nina al telefono“Vai adesso che non ti guarda!” dice la nonna/la tata/il papà….

E così la mamma, in punta di piedi, apre la porta e si allontana, tirando un sospiro di sollievo non sentendo il proprio figlioletto piangere.

Trascorsi pochi minuti il bambino comincia a guardarsi intorno smarrito…. Cosa cercherà? forse la sua mamma?

“Che c’è amore?” dice la nonna/la tata/il papà facendo finta di non capire.

Il piccolo, ovviamente, scoppia a piangere.

Allora, la nonna/la tata/il papà, provano a consolare, con estrema fatica, il cucciolo smarrito cercando di sdrammatizzare.

Ebbene, per questo piccoletto la sua mamma è sparita, non è andata via, è proprio sparita. Quando, in realtà, sappiamo bene, è solamente andata a lavorare, a fare la spesa o dal dentista!

Si crede di far bene lasciando il bimbo tranquillo quando ci allontaniamo, ma in realtà non c’è nulla di peggio.

Il bimbo va salutato, sempre!!! Rischiando magari di scatenare un pianto che però il bambino imparerà  con il tempo a gestire. Sempre essere reali, autentici, trasparenti con i bimbi, anche quando sono ancora molto piccoli! “Ingannarlo” è sempre una scelta sbagliata!

Staccarsi dalla mamma è un processo che il bimbo prima o poi dovrà sperimentare, ma ci sono piccoli accorgimenti che permettono che ciò avvenga con serenità.

1. Prima di tutto iniziare con distacchi brevi, allontanarsi per pochi minuti e poi ricomparire per poi aumentare gradualmente il tempo del distacco.

2. Uscire sempre mostrando il nostro sorriso più smagliante! Il bimbo deve essere contagiato dalla vostra serenità! Ciò permette al bimbo di ricevere dalla mamma il messaggio non verbale “stai tranquillo! va tutto bene! non sta accadendo nulla di preoccupante”!

3.Quando si decide di uscire, farlo. Non tornare indietro e non esitare.

4.Al rientro essere felici di rincontrarsi, raccontare ciò che si è fatto e chiedere al bimbo come ha trascorso il tempo in sua assenza.

5. Chiedere la collaborazione di chi rimarrà con il piccolo: domandargli di sfoderare tutte le sue capacità “seduttive” per attrarre al massimo l’attenzione del bambino permettendogli così di concentrarsi su una attività estremamente attraente!

6.  Infine ricordasi che prima o poi sarà il nostro piccolino a salutarci prima di uscire…..

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Piccoli lavoratori domestici

SAMSUNG

come sempre la semplicità vince: i bimbi sono attratti dalla natura, dal materiale semplice, dalla routine quotidiana, da brevi passeggiate, da attività semplici e chiare. Spesso coinvolgerli nelle attività domestiche è ciò che maggiormente dona loro gratificazione. Nulla per un bimbo piccolo è più affascinante della mamma(o del papà ovviamente…) che spolvera, bagna le piante, impasta, gira con il mestolo, riempie la lavatrice, taglia la verdura, avvita con il cacciavite, ramazza il pavimento,  lucida lo specchia, lava l’insalata……

Organizzare i lavori domestici a misura di bambino è una soluzione vincente per tutti: Nina, dopo avermi vista lavare il piano della cucina, ha voluto impossessarsi del mio panno ed ha iniziato a lavare ogni cosa le capitasse sotto il naso. Così, io e il suo papà, abbiamo allestito per lei un’attività: il suo tavolo e le sue sedie li abbiamo sgomberati e trasportati in balcone.  Poi abbiamo riempito una bacinella (sufficientemente grande e pesante da non essere rovesciata all’istante….) con acqua e un po’ di sapone di marsiglia per avere la tanto amata schiuma. Le ho chiesto di porgermi il panno che ancora stringeva e le ho mostrato come poter lavare il suoi tavolino e le sue seggioline. Ho immerso la spugna, l’ho strizzata accuratamente, lo appoggiata sul tavolo e con movimento lento e circolare le ho mostrato come insaponare la superficie del tavolo.

Ebbene Nina, 14 mesi, ha trascorso 20 minuti in completa autonomia a compiere con gioia e cura un lavoro, vero. Quando si è sentita soddisfatta e appagata è rientrata dal balcone, ovviamente con acqua ovunque, è venuta vicino a noi e ci ha regalato un sorriso sgargiante.

Questo dovrebbe essere sempre il senso del fare, di tutti, adulti e bambini: operare, lavorare, faticare, impegnarsi, per essere felici e migliori.

 

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Se vai piano, imparo!

nina gaetaPer noi adulti aprire un rubinetto, chiudere la porta, accendere la luce, infilare le scarpe, aprire una cerniera, mettere un coperchio, aprire un barattolo, infilare un anello, indossare gli occhiali, indossare una giacca, chiudere un bottone, sono azioni banali, scontate, in cui siamo abilissimi e, agli occhi dei bambini appariamo come maghi!! Queste sono piccole azioni quotidiane (insieme a molte altre..) che compiamo molte volte al giorno, con disinvoltura e spesso con estrema velocità. Per il bambino ogni nostro gesto è fonte di ispirazione per il suo sviluppo motorio, manuale e psichico. Compiere queste semplici azioni con rapidità significa sprecare un’importante lezione per il nostro cucciolo che, come ben sappiamo, ci osserva sempre con grande attenzione e ammirazione. Per questo, anche se può apparire sciocco, dovremmo eseguire questi atti quotidiani in silenzio con estrema calma e precisione, mettendoci in una posizione che gli consenta una buona visuale permettendo così al bambino di cogliere maggiori dettagli e chiarendogli i “passaggi” da compiere!

Quando il bambino è in pieno sviluppo linguistico possiamo arricchire le azioni con la dettagliata descrizione di ciò che stiamo compiendo:

“Apro il rubinetto. Vedi? ora l’acqua scorre e posso sciacquare la verdura! fatto! Ora richiudo il rubinetto e posso tagliare la melanzana. Prendo il tagliere, il coltello…”etc..

Tutto ciò, oltre ad essere molto utile al bambino è anche un ottimo strumento per la mamma, perchè è una semplicissima attività che favorisce la concentrazione e la calma.

Vedere la mamma e il papà compiere gesti con precisione e abilità, magari accompagnati da un tono calmo e dolce della voce, che ne descriva la procedura, è uno spettacolo incantevole e affascinante per i bambini.

Ci vuole poco per conquistarli e la semplicità, come sempre, si dimostra vincente!

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! LUGLIO 2014 bis: viva il papà!

Ancora due parole ai papà…In questi 22 anni di lavoro mi sono resa conto che il ruolo dei papà è molto cambiato all’ interno delle famiglie. Mentre in passato, l’ uomo di casa aveva il compito di ” procacciare il cibo ” e ” proteggere” la famiglia,  la compagna si faceva carico esclusivamente della gestione della prole e della casa. Oggi la famiglia necessita della sinergia di entrambi. La coppia diventa una ” squadra ” , che deve collaborare e condividere tutto ( figli, casa, …ecc). Nella quotidianità della famiglia i papà hanno iniziato a condividere ” la care “, il prendersi cura, l’ accudire i figli con la propria compagna divenendo un elemento fondamentale e decisivo nella crescita del bebè poichè portatore di quella parte che è ” mancata” per tanti, troppi anni nella vita affettiva dei nostri figli , migliorando la qualità di vita di tutti .La famiglia è ora completa, protetta, coccolata, appagata e più felice.

L immagine dei padri di qualche decennio fa , li vedeva ritratti  fuori dalle sala parto e lontani dalle proprie compagne, incollati a  posaceneri straripanti di sigarette, con il volto trasfigurato dalle occhiaie e impegnati in maratone interminabili .Ora quel modello di padre non esiste più.

Gli uomini di oggi partecipano attivamente alla gravidanza delle proprie compagne, si informano e  si preparano insieme all’ evento nascita, con tenerezza e interesse.

Ma ritorniamo alla sala parto e al parto, poichè è da quì che nasce tutto o meglio che ” nascono tutti “!

Uno degli elementi che ha favorito questa trasformazione è stata una costante sensibilizzazione alla richiesta della presenza dei futuri papà accanto alle proprie compagne in sala parto o nel luogo destinato alla nascita del proprio bambino ( casa da parto, proprio domicilio) ed anche in sala operatoria se necessario un taglio cesareo . E secondo me  proprio in questi luoghi sono nati i nuovi papà . Ad insegnare l’ amore e la cura al nuovo nato, non sono state le parole ma ” gli ormoni ” . OSSITOCINA  E PROLATTINA , due ormoni prodotti da mamma e bebè durante travaglio, parto e nelle ore successive e  trasmessi anche ai papà ! L ossitocina è l’ ormone ” dell ‘amore” e “dell’ appartenenza”. Uno dei suoi compiti è  far  si che si formi la triade ” mamma papà e bambino”e che nasca ” la famiglia “. La prolattina è l’ ormone che garantisce la produzione del latte materno e provoca nella madre la necessità , la vocazione a prendersi cura del suo piccolo 24 ore su 24, di giorno e di notte ed in tutte le sue necessità : nutrimento, cambio del pannolino, pianto ecc…senza arrendersi alla stanchezza e alle difficoltà. Il papà produce gli stessi ormoni della mamma : OSSITOCINA  per innamorarsi del suo cucciolo e PROLATTINA per prendersi anch esso cura  di lui . E questo meccanismo riesce meglio se si vive il travaglio, il parto, la nascita, insieme.

Tutto ciò ha permesso alla famiglia intera di trasformarsi e condividere il piacere nel prendersi cura gli uni degli altri per il semplice desiderio nel farlo, ed ancora una volta con l’ obiettivo di ” godersi ” i figli e la famiglia invece di sopportarla . GRAZIE AI NOSTRI COMPAGNI  per l’ amore e la tenerezza con i quali ci accompagnano nella ” costruzione “della nuova vita . GRAZIE  perchè vegliate su di noi, ci proteggete e spesso ci sopportate e ci sussurrate parole che ci fanno volare e ci fanno sentire al sicuro . GRAZIE AI PAPA’  che continuan ad innamorarsi di noi ma anche dei propri figli. BRAVI PAPA’!

 

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! LUGLIO 2014: Papà, coccolami!

nina papà” Coccolami ancora per un po’,

tienimi accanto, non dirmi di no.

Con le tue braccia fammi volare

attento alla barba, mi fa grattare.

Se sul tappeto mi tieni incollato

mentre giochiamo al pugilato

aiuto ! grido alla mamma per finta

poi tu ti giri e ti do una spinta.

Tienimi forte sul cuore papà

almeno adesso che la mia età

consente a entrambi in casa ed in

terrazzo di farci coccole senza imbarazzo.

Tra qualche anno, la legge dei duri

ci troverà piu’ grandi e maturi

a fare finta che gli uomini veri

son tutti d’ un pezzo e molto seri.

Stasera quel tempo è ancora lontano

tu coccola e gioca con me sul divano”.

Cari papa’ all’ opera, vorrei questo mese dedicarvi uno spazio speciale, condividendo qualche filastrocca, che in modo molto semplice e diretto possa raccontare alcune tappe importanti della crescita  ed offrire alcuni spunti di riflessione sulla quotidianità e sulla vita condivisa con i nostri bambini .

 

LEGGIMI UN LIBRO

Un libro è l’ amico migliore che c’è

tu fammene avere non uno ma tre.

Raccontami storie di fate ed animali

sfogliando con me volumi e giornali.

Un libro è un amico che fa compagnia

e stimola un mondo di fantasia.

I bambini hanno bisogno di poter ascoltare

i grandi che favole san raccontare.

Nei libri c’è un mondo che insegna  sognare

tu leggimi fiabe non farmi aspettare.

Sei mesi già ho e son pronto a giocare

coi libri che tu saprai farmi sfogliare.

Tu leggimi un libro e sai che ti dico?

Un libro sarà per sempre mio amico.

UNO SCHERZO

Ti ho fatto uno scherzo mi son nascosto

il mio nome hai chiamato e non to ho risposto.

Mi son ritagliato uno spazio piccino

tra muro, la sedia ed il tavolino.

Seduto in silenzio rimango qui sotto

mi cerchi in cucina e io sono in salotto.

D’ un tratto compari all’ improvviso

lo scherzo è finito .Ti faccio un sorriso.

QUANDO HO PAURA

Se provo paura, se sento terrore

tu tienimi stretto e appoggiato sul cuore.

Non serve che dici che “son grande ormai “

tu tienimi stretto e se non lo sai .

Ti spiego che un bimbo paure ne ha tante

Non dirgli ” fifone, bimbetto o lattante “

Tu fallo sentire amato e protetto

Son coccole e baci il rimedio perfetto.

QUANDO ABBRACCI LA MAMMA

Quando abbracci la mamma in cucina

le dici ” Sei bella sei la mia regina ”

mi metto a guardarti e in fondo sento

che sono proprio un bimbo contento.

Si vogliono bene mamma e papà

ma attenti alla pasta o scuocerà.

Così dopo un po’ che vi sto a guardare

è ora che anche io mi faccia ascoltare.

Di quell’ amore ho un po’ gelosia

perciò penso” adesso mettetelo via”.

Vengo in cucina e vi faccio un dispetto

finite così quell’ intenso duetto

” fermate ” gli abbracci.Adesso basta

ho fame riempitemi il piatto di pasta.

 

Ringrazio Alberto Pellai, medico e ricercatore in sanità pubblica ( Istituto di Igiene e Medicina preventiva) dell’ Università di Milano, per aver scritto queste filastrocche (e tante altre), ispirato dalla sua esperienza di padre e medico.

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! GIUGNO 2014: per una nascita naturale

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Facendo ordine in libreria in questi giorni, mi è capitato tra le mani un piccolo libro che lessi una ventina di anni fa!  Si narra di una nascita molto speciale. Di un bambino che, come tanti, viene al mondo. Raccontato da un medico/ostetrico che per primo e per la prima volta prova ad immaginare cosa prova il bambino nascendo e nelle prime ora di vita extra-uterina. Per alcuni fu una vera rivelazione (me per esempio!)  e per  altri fu “sconcertante”!!!  In quegli anni  si usava un’ assistenza al parto “medicalizzata”, il neonato era proprietà dell’ ospedale e veniva allontanato dalla sua mamma subito dopo il parto e lasciato solo in una culla termica per almeno 6 lunghissime ore e ancora di più se malauguratamente il piccolo nasceva verso sera. Poteva passare tutta la notte prima che incontrasse la madre. Durante il giorno veniva portato alla sua mamma ogni 4ore per essere allattato. La maggior parte delle volte questa lunga separazione e queste lunghe attese decretavano il fallimento dell’allattamento e gettavano la madre nella disperazione. Il piccolo poi… chissà che paura, che disagio senza la sua mamma, maneggiato da estranei e lasciato per la maggior parte del tempo nella culletta da solo, spesso in lacrime! E’ chiaro che avevamo perso completamente di vista la ” fisiologia ” del parto e della “nascita”, provocando in modo più o meno consapevole, disagi fisici, emozionali e psicologici a mamma e bèbè. I papà poi erano una figura marginale poco considerata, purtroppo. Ricordo che il mio primo figlio Andrès scegliemmo di farlo nascere a casa perchè mio marito ed io non potevamo accettare l’ idea che ce lo “portassero via” appena nato. Non avrei mai potuto sopportare una violenza del genere, sarebbe stato troppo per me! Martìn, il mio secondogenito, nacque ugualmente in casa e ci portò una gioia infinita nel condividere l’intimità della sua nascita.  Francisco, l’ ultimo nato, ci fece sperimentare l’esperienza ospedaliera, nonostante fosse tutto pronto per un altro parto domiciliare. Decidendo di nascere all’ottavo mese di gestazione, fummo costretti a recarci in ospedale con mille ansie ed un pò di delusione! Per fortuna  negli anni erano cambiate molte cose, c’ era molta attenzione al neonato ed alla sua mamma e nonostante la prematurità, Francisco appena nato rimase sul mio petto “pelle contro pelle” per molte ore. Questo primo contatto durò fino a che mi sentii pronta a portarlo al nido per un bagnetto caldo e qualche cura/coccola delle infermiere. Sono sempre stata vicino a lui vigile, attenta, senza mai perderlo di vista un minuto! Sono stata accolta, e mi sono sentita protetta ed ho potuto a mia volta accogliere e proteggere il mio bambino con tutte le attenzioni necessarie. Senza farlo mai sentire solo! Sono state molte le persone che hanno lottato in questi anni per il diritto ad una nascita “senza violenza” nel rispetto della biologia, fisiologia e natura fisica ed emotiva di mamma e bebè, me compresa! Ringrazio concludendo, il dott Frederic Leboyer per avermi destata dal torpore della “medicalizzazione della nascita” nel quale mi ero assopita!!!  LETTURE CONSIGLIATE : -” Per una nascita senza violenza ”  di Frèdèric Leboyer  e  ” APGAR 12″ di Alessandro Volta .

 

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! APRILE 2014: Sos Coliche!

francisco 11meses 048“ S.O.S  COLICHE “  : Quando in questo mondo arriva un cucciolo d’ uomo, i primi giorni trascorrono tranquilli .Le ore sono scandite dal ritmo sincopato delle poppate, cacche, pisolini brevi e più lunghi con qualche momento di veglia. Tutto procede in un’atmosfera ovattata poiché anche mamma deve recuperare le energie impiegate nel parto. Mi piace definire questo periodo come “ una nuvoletta d’ amore “.  Tuttavia a 7-10  giorni dalla nascita, ad intromettersi in questo stato di “grazia” spesso,  arrivano le famigerate ” coliche gassose” che disturbano non solo neonato, ma anche mamma e papà!  Ed ecco che arrivano le 5 o le 6 di sera ed il piccolo, che fino a quel momento era stato beato tra una poppata e l’altra magari con qualche sorrisino regalato e qualche pannolino da cambiare si trasforma in un esserino urlante ed inconsolabile. E’ sera ed anche mamma, che come spesso accade è stata sola tutto il giorno perchè papà lavora, è stanca,  meno disponibile,  avrebbe bisogno  di coccole e relax, si trova ad affrontare con stanchezza e difficoltà il disagio del suo bebè. Ci sono bimbi che piangono per ore, disperati, con gli arti contratti ed il pancino dolente. Fortunatamente, la natura ci ha fornito sì del ” mal di pancia” ma anche di tante strategie per risolverlo. Vi faccio qui di seguito qualche proposta  :

1-OFFRIAMO IL SENO,  può aiutare ad espellere l’ aria che si accumula nell’ intestino poichè la deglutizione del latte materno provoca l’ aumento dei movimenti intestinali e la conseguente espulsione dei gas .Tuttavia molti bambini lo rifiutano,  mandando in crisi mamme e papà.  Solitamente questo meccanismo si instaura poiché  il pupo si innervosisce , piange e non lo si riesce più ad attaccare ;

2-UTILIZZIAMO RIMEDI OMEOPATICI, poiché  essendo di origine naturale e non contenendo molecole chimiche dannose per i nostri “nuovi bimbi “sono alleati preziosi . A tal proposito vi invito caldamente  a contattare un omeopata o naturopata  che possa visitare il vostro piccolo e prescrivere il rimedio più corretto per lui/lei.  L’ omeopatia unita agli accorgimenti elencati  qui di seguito sono spesso risolutivi di un problema che altrimenti creerebbe molta tensione in famiglia ;

3- PORTIAMO IL BIMBO IN FASCIA  con il suo pancino a diretto contatto con il nostro,  il ritmo del respiro unito al calore del corpo dondolano e rilassano il piccolo  dando un grande beneficio .

4-UTILIZZIAMOLA POSIZIONE PRONA tra le nostre braccia, in modo che il palmo della mano venga a diretto contatto con il pancino del piccolo( le mani dei papà, sono magiche!) ;

5- CAMMINIAMO  ( i neonati, già da piccolissimi, hanno una passione per le scale!) DONDOLIAMO, CANTICCHIAMO, accendiamo aspirapolvere e/o phon, ecc ( si vada a leggere le indicazioni sul sonno dei neonati nel post: tra le braccia di Morfeo o della mamma) sono atteggiamenti terapeutici semplici, spesso istintivi e per questo, molto efficaci;

6-PERMETTIAMO al piccolo di staccarsi un momento da mamma e papà adagiandolo su una superficie morbida, non  fredda, dove possa sgambettare un momento in totale autonomia ;

7- CAMBIAMO STANZA se si è in casa, o usciamo  a  fare una passeggiata, poichè il camminare scarica tensioni e umori neri  aiutando entrambi a recuperare qualche energia! meglio se immersi nella natura;

8-RIPOSIAMO, appena la colica passa, coricandoci insieme per schiacciare un pisolino rigeneratore prima di affrontare la serata;

PREVENIRE la colica gassosa solitamente evita di innescare il pianto inconsolabile che si instaura in seguito all’ attivazione dell’ amigdala, ghiandola del cervello che il neonato non è ancora in grado di controllare poiché non può capire che quello stato di malessere passerà. Per questo, quando inizia a piangere, si ha letteralmente l’ impressione che “ perda il controllo”  ed è facile che dopo un po’ lo si perda  anche noi iniziando a produrre un mix di ormoni dello stress ( adrenalina ecc..) che contagiando tutti creano atmosfere di “ alta tensione”. Ed è proprio in questo momento che dobbiamo chiedere una “ mano” a qualcuno o in mancanza di aiuti contattiamo quel  barlume di lucidità che ci permette di ristabilire l’ armonia  aiutando il nostro bebè a calmarsi.  Da solo proprio non può farcela! E a volte neanche noi!

PER  ESSERE EFFICACI  impariamo ad osservare l’ orario in cui il nostro piccolo entra in crisi , la maggior parte delle volte  è responsabile  la colica gassosa ma in alcuni casi a confondere le idee arriva  ” quel male delle 5 di sera…” al quale non si riesce a dare una spiegazione scientifica ma che di fatto è una manifestazione reale nei primi mesi di vita e che possiamo affrontare  con le stesse indicazioni date per la colica gassosa. Non aspettiamo mai che il nostro piccolo inizi a piangere. Ai primi segnali di disagio mettiamo in atto le strategie elencate pocanzi tenendo ben presente che, ognuna di noi, giustamente sintonizzata con il proprio bebè, saprà cosa può essere più efficace per donargli sollievo e calma .                                                                                                                                              Termino citando un altro importante strumento per aiutare il nostro piccolo ad adattarsi serenamente alla vita extra-uterina : “ il massaggio del neonato”, argomento che tratteremo nel post di maggio!   A PRESTO!

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Click-Clack

unnamedClick-clack, schiocca Nina con la lingua, più volte al giorno da ormai qualche settimana. Io e mio marito non riuscivamo proprio a capire il significato di questo nuovo suono. Assomigliava al rumore prodotto dagli zoccoli del cavallo, ma non credevamo potesse essere quello…

Poi ieri sera, mentre in silenzio la osservavo giocare tranquilla nella sua stanza, mio marito si è avvicinato alla porta del bagno, ha acceso la luce e…. click-clack, ha fatto Nina… “Ecco!” ho esclamato “E’ l’interruttore della luce!”.

Ho così chiesto al papà di riprovare un po’ di volte ad accendere e spegnere la luce e ogni volta Nina ripeteva il suono: “CLick-Clack!”.

Quando sorridendole le ho detto: “La luce! L’interruttore della luce! Click-Clack!” Lei ha sgranato gli occhietti e mi ha regalato un sorriso di gioia per esser stata compresa!

questa è la mente assorbente.

Così Maria Montessori definiva quella del fanciullo. Tutto ciò che cade sotto gli occhi, le orecchie, le mani, il naso e la bocca del bambino è cibo per la sua mente e lo assorbe come una spugna per costruirsi come persona. La mente del bimbo piccolo è come una macchina fotografica che immortala e conserva ogni dettaglio dell’ambiente. Solo dopo aver incamerato un gran numero di stimoli attraverso i cinque sensi, inizierà a catalogare, associare, per poi scegliere, preferire, conservare o eliminare.

Un giorno presso l’asilo dove lavoravo, notai una bimba di 2 anni e mezzo dondolare nella stanza cullando la bambola. Il suo modo di ondeggiare mi pareva familiare e così mi misi in disparte per osservarla senza disturbare. Muoveva i piedi esattamente come io muovevo i miei quando addormentavo i piccoli della scuola, teneva la bambola tra le braccia proprio come me e cantava le melodie da me scelte imitando alla perfezione l’intonazione della mia voce! Mi commosse moltissimo, soprattutto perchè non mi ero mai accorta di essere osservata!

Oltre agli oggetti, i suoni e i colori, anche le emozioni, i comportamenti e gli atteggiamenti sono parte dell’ambiente ed i bambini imparano a relazionarsi, a reagire agli eventi e alle situazioni in base alle modalità che hanno assorbito.

L’intelligenza emotiva si educa, attraverso l’ambiente emotivo che viene vissuto ed introiettato.

Perciò non solo dovremmo scegliere un arredo curato per la sua stanza, un colore tenue ed accogliente per le pareti, oggetti belli ed adeguati, vestiti comodi, pappa semplice e genuina, una musica dolce ed armoniosa, ma dovremmo anche scegliere con chiarezza e precisione le parole che pronunciamo, scegliere con cura il tono che usiamo per rivolgerci a nostro marito/moglie/figli, scegliere di reagire con calma e fiducia alle piccole gradi difficoltà quotidiane, scegliere di accogliere un ospite con il sorriso, scegliere di muoverci con ordine nell’ambiente ed avere cura di ogni oggetto che manipoliamo. Tutto ciò senza dimenticarci mai che i bimbi ci guardano, tanto, tanto, ci stimano, ci reputano super eroi in grado di fare cose straordinarie (come scolare la pasta, allacciarsi le scarpe, alzare la tapparella, rifare il letto, lavarsi i denti, pronunciare migliaia di parole, leggere un libro, pettinarsi..) siamo per loro il miglior modello di vita che possa esistere! Cosa può esserci di più gratificare per mamma e papà?!