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Se vai piano, imparo!

nina gaetaPer noi adulti aprire un rubinetto, chiudere la porta, accendere la luce, infilare le scarpe, aprire una cerniera, mettere un coperchio, aprire un barattolo, infilare un anello, indossare gli occhiali, indossare una giacca, chiudere un bottone, sono azioni banali, scontate, in cui siamo abilissimi e, agli occhi dei bambini appariamo come maghi!! Queste sono piccole azioni quotidiane (insieme a molte altre..) che compiamo molte volte al giorno, con disinvoltura e spesso con estrema velocità. Per il bambino ogni nostro gesto è fonte di ispirazione per il suo sviluppo motorio, manuale e psichico. Compiere queste semplici azioni con rapidità significa sprecare un’importante lezione per il nostro cucciolo che, come ben sappiamo, ci osserva sempre con grande attenzione e ammirazione. Per questo, anche se può apparire sciocco, dovremmo eseguire questi atti quotidiani in silenzio con estrema calma e precisione, mettendoci in una posizione che gli consenta una buona visuale permettendo così al bambino di cogliere maggiori dettagli e chiarendogli i “passaggi” da compiere!

Quando il bambino è in pieno sviluppo linguistico possiamo arricchire le azioni con la dettagliata descrizione di ciò che stiamo compiendo:

“Apro il rubinetto. Vedi? ora l’acqua scorre e posso sciacquare la verdura! fatto! Ora richiudo il rubinetto e posso tagliare la melanzana. Prendo il tagliere, il coltello…”etc..

Tutto ciò, oltre ad essere molto utile al bambino è anche un ottimo strumento per la mamma, perchè è una semplicissima attività che favorisce la concentrazione e la calma.

Vedere la mamma e il papà compiere gesti con precisione e abilità, magari accompagnati da un tono calmo e dolce della voce, che ne descriva la procedura, è uno spettacolo incantevole e affascinante per i bambini.

Ci vuole poco per conquistarli e la semplicità, come sempre, si dimostra vincente!

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Piccoli trucchi per l’autonomia!

L’interesse è ciò che muove l’apprendimento. Il nostro aiuto educativo ha molto più valore e ottiene maggior successo se riguarda la materia di interesse del momento. I bambini variano spesso la loro area di interesse a seconda dei loro bisogni di crescita e sviluppo. Alcuni sono più interessati al cibo, altri al movimento grosso (camminare, arrampicarsi, saltare..) altri ai lavori di fino (infilare, sfilare, aprire, chiudere…) altri al linguaggio e così via….. Ognuno ha i propri tempi e i propri “gusti” ed è giusto rispettare le peculiarità di ciascuno. La nostra piccola Nina ha 14 mesi: la sua passione è muoversi. Camminare, correre,arrampicarsi, stare in equilibrio in posti precari, scavalcare gli oggetti e i muretti… Pertanto il miglior aiuto che possiamo offrirle èdarle SPAZIO!! Non costringerla a stare ferma. Quindi poca macchina (per quanto possibile..), poco tempo in braccio, niente passeggini, tante passeggiate, le coccole solo quando dorme (!), casa in piena sicurezza per garantirle massima libertà e così via.

Da poco più di due mesi ha iniziato ad interessarsi anche al cibo ed è per questo che ora stiamo lavorando su tutto ciò che riguarda la pappa! Assaggi di vari cibi, bicchiere in vetro, forchette “funzionanti” solo un po’ piccole…, orari il più possibile stabili..

Quel che conta è concentrarsi, come genitori, su ciò che interessa in quel momento al bambino. Se ad un bimbo non importa una certa attività, in quel periodo (camminare, parlare, mangiare, fare un lavoro..) non dateci retta! quando sarà il momento lo capirete, il vostro bambino ve lo mostrerà!

Ecco alcuni piccoli trucchetti, per favorire l’autonomia, che vorrei condividere con voi:

 

A TAVOLA!cucchiaini

Quando il bimbo si mostra interessato al cibo ponete al suo posto due cucchiaini o due forchette per mangiare, in modo che una posata sia per voi in caso di aiuto e l’altra sia per luichepossa sperimentare l’imboccarsi da solo! Anche se non porta in bocca alcun boccone, lasciatelo tenere in mano la posata e tentare come meglio può: guardandovi e affinando la sua manualità presto riuscirà.

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LE SCALE CHE PASSIONE

un bimbo interessato al movimento grosso vuole fare le scale, sempre! fermandosi ad ogni gradino, un po’ a gattoni…..Se abitate in condominio e quindi possedete le scale solo condominiali (quindi troppo impegnative all’inizio!) portate il bimbo in braccio fino all’ultima rampa, poi lasciatelo concludere in autonomia! all’inizio fategli compiere solo gli ultimi due o tre gradini, poi sempre più fino a prendere confidenza con l’intera scala!

 

Lasciatevi guidare dalla gioia nei loro occhi: ciò che non vogliono fare non gli interessa ,non è il momento, non insistete. Qualsiasi vostro aiuto in ciò che in quel momento li attrae, li smuove sarà per loro fonte di felicità e stimolo di crescita.

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! LUGLIO 2014 bis: viva il papà!

Ancora due parole ai papà…In questi 22 anni di lavoro mi sono resa conto che il ruolo dei papà è molto cambiato all’ interno delle famiglie. Mentre in passato, l’ uomo di casa aveva il compito di ” procacciare il cibo ” e ” proteggere” la famiglia,  la compagna si faceva carico esclusivamente della gestione della prole e della casa. Oggi la famiglia necessita della sinergia di entrambi. La coppia diventa una ” squadra ” , che deve collaborare e condividere tutto ( figli, casa, …ecc). Nella quotidianità della famiglia i papà hanno iniziato a condividere ” la care “, il prendersi cura, l’ accudire i figli con la propria compagna divenendo un elemento fondamentale e decisivo nella crescita del bebè poichè portatore di quella parte che è ” mancata” per tanti, troppi anni nella vita affettiva dei nostri figli , migliorando la qualità di vita di tutti .La famiglia è ora completa, protetta, coccolata, appagata e più felice.

L immagine dei padri di qualche decennio fa , li vedeva ritratti  fuori dalle sala parto e lontani dalle proprie compagne, incollati a  posaceneri straripanti di sigarette, con il volto trasfigurato dalle occhiaie e impegnati in maratone interminabili .Ora quel modello di padre non esiste più.

Gli uomini di oggi partecipano attivamente alla gravidanza delle proprie compagne, si informano e  si preparano insieme all’ evento nascita, con tenerezza e interesse.

Ma ritorniamo alla sala parto e al parto, poichè è da quì che nasce tutto o meglio che ” nascono tutti “!

Uno degli elementi che ha favorito questa trasformazione è stata una costante sensibilizzazione alla richiesta della presenza dei futuri papà accanto alle proprie compagne in sala parto o nel luogo destinato alla nascita del proprio bambino ( casa da parto, proprio domicilio) ed anche in sala operatoria se necessario un taglio cesareo . E secondo me  proprio in questi luoghi sono nati i nuovi papà . Ad insegnare l’ amore e la cura al nuovo nato, non sono state le parole ma ” gli ormoni ” . OSSITOCINA  E PROLATTINA , due ormoni prodotti da mamma e bebè durante travaglio, parto e nelle ore successive e  trasmessi anche ai papà ! L ossitocina è l’ ormone ” dell ‘amore” e “dell’ appartenenza”. Uno dei suoi compiti è  far  si che si formi la triade ” mamma papà e bambino”e che nasca ” la famiglia “. La prolattina è l’ ormone che garantisce la produzione del latte materno e provoca nella madre la necessità , la vocazione a prendersi cura del suo piccolo 24 ore su 24, di giorno e di notte ed in tutte le sue necessità : nutrimento, cambio del pannolino, pianto ecc…senza arrendersi alla stanchezza e alle difficoltà. Il papà produce gli stessi ormoni della mamma : OSSITOCINA  per innamorarsi del suo cucciolo e PROLATTINA per prendersi anch esso cura  di lui . E questo meccanismo riesce meglio se si vive il travaglio, il parto, la nascita, insieme.

Tutto ciò ha permesso alla famiglia intera di trasformarsi e condividere il piacere nel prendersi cura gli uni degli altri per il semplice desiderio nel farlo, ed ancora una volta con l’ obiettivo di ” godersi ” i figli e la famiglia invece di sopportarla . GRAZIE AI NOSTRI COMPAGNI  per l’ amore e la tenerezza con i quali ci accompagnano nella ” costruzione “della nuova vita . GRAZIE  perchè vegliate su di noi, ci proteggete e spesso ci sopportate e ci sussurrate parole che ci fanno volare e ci fanno sentire al sicuro . GRAZIE AI PAPA’  che continuan ad innamorarsi di noi ma anche dei propri figli. BRAVI PAPA’!

 

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! LUGLIO 2014: Papà, coccolami!

nina papà” Coccolami ancora per un po’,

tienimi accanto, non dirmi di no.

Con le tue braccia fammi volare

attento alla barba, mi fa grattare.

Se sul tappeto mi tieni incollato

mentre giochiamo al pugilato

aiuto ! grido alla mamma per finta

poi tu ti giri e ti do una spinta.

Tienimi forte sul cuore papà

almeno adesso che la mia età

consente a entrambi in casa ed in

terrazzo di farci coccole senza imbarazzo.

Tra qualche anno, la legge dei duri

ci troverà piu’ grandi e maturi

a fare finta che gli uomini veri

son tutti d’ un pezzo e molto seri.

Stasera quel tempo è ancora lontano

tu coccola e gioca con me sul divano”.

Cari papa’ all’ opera, vorrei questo mese dedicarvi uno spazio speciale, condividendo qualche filastrocca, che in modo molto semplice e diretto possa raccontare alcune tappe importanti della crescita  ed offrire alcuni spunti di riflessione sulla quotidianità e sulla vita condivisa con i nostri bambini .

 

LEGGIMI UN LIBRO

Un libro è l’ amico migliore che c’è

tu fammene avere non uno ma tre.

Raccontami storie di fate ed animali

sfogliando con me volumi e giornali.

Un libro è un amico che fa compagnia

e stimola un mondo di fantasia.

I bambini hanno bisogno di poter ascoltare

i grandi che favole san raccontare.

Nei libri c’è un mondo che insegna  sognare

tu leggimi fiabe non farmi aspettare.

Sei mesi già ho e son pronto a giocare

coi libri che tu saprai farmi sfogliare.

Tu leggimi un libro e sai che ti dico?

Un libro sarà per sempre mio amico.

UNO SCHERZO

Ti ho fatto uno scherzo mi son nascosto

il mio nome hai chiamato e non to ho risposto.

Mi son ritagliato uno spazio piccino

tra muro, la sedia ed il tavolino.

Seduto in silenzio rimango qui sotto

mi cerchi in cucina e io sono in salotto.

D’ un tratto compari all’ improvviso

lo scherzo è finito .Ti faccio un sorriso.

QUANDO HO PAURA

Se provo paura, se sento terrore

tu tienimi stretto e appoggiato sul cuore.

Non serve che dici che “son grande ormai “

tu tienimi stretto e se non lo sai .

Ti spiego che un bimbo paure ne ha tante

Non dirgli ” fifone, bimbetto o lattante “

Tu fallo sentire amato e protetto

Son coccole e baci il rimedio perfetto.

QUANDO ABBRACCI LA MAMMA

Quando abbracci la mamma in cucina

le dici ” Sei bella sei la mia regina ”

mi metto a guardarti e in fondo sento

che sono proprio un bimbo contento.

Si vogliono bene mamma e papà

ma attenti alla pasta o scuocerà.

Così dopo un po’ che vi sto a guardare

è ora che anche io mi faccia ascoltare.

Di quell’ amore ho un po’ gelosia

perciò penso” adesso mettetelo via”.

Vengo in cucina e vi faccio un dispetto

finite così quell’ intenso duetto

” fermate ” gli abbracci.Adesso basta

ho fame riempitemi il piatto di pasta.

 

Ringrazio Alberto Pellai, medico e ricercatore in sanità pubblica ( Istituto di Igiene e Medicina preventiva) dell’ Università di Milano, per aver scritto queste filastrocche (e tante altre), ispirato dalla sua esperienza di padre e medico.

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bambini dipendenti

SAMSUNGIo e Nina amiamo passeggiare. Durante I primi mesi della sua vita approfittavo dei suoi lunghi sonni per fare lunghe camminate con lei stretta a me nella fascia. Percorrevo anche 3-4 km alla volta. Ora Nina cammina e adora farlo il più possibile. Le nostre camminate sono molto cambiate: usciamo di casa, rientriamo dopo un’ora e magari abbiamo fatto solo il giro dell’isolato. Io mi prefiggo sempre una meta, spesso in maniera troppo ottimistica..ma quando usciamo per passeggiare, e non per andare in luogo preciso, decido di seguire il suo ritmo e i suoi desideri, come lei ha fatto con me quando era in fascia…

Così quando siamo in casa, quando mangiamo, quando è ora di dormire…in ogni occasione cerco di darlelibertà di scelta, ovvero cerco di ascoltare quello che è il suo volere.

La libertà di scelta non si limita a fargli fare un gioco piuttosto che un altro. Concedere libertà è una scelta che comorta costanza, coerenza e un po’ di fatica e sacrificio. Noi genitori possiamo offrire ai bimbi già molto piccoli di scegliere come codurre la loro esistenza. Possiamo farci accompagnatori e lasciare che lui si orienti nel mondo seguendo i suoi gusti, la sua indole, i suoi desideri così come facciamo noi, mostrandogli limiti, regole e rispetto per l’altro. Odieremmo chi provasse ad impedirci di fare ciò che deisideriamo. I limiti che noi adulti poniamo a noi stessi, sono doveri che abbiamo introiettato. Essi servono per tutelarci e per poter convivere civilmente con gli altri. Ma al di fuori di questi obblighi che riconosciamo e rispettiamo, scegliamo ogni iorno come trascorrere il no

stro tempo.

SAMSUNG Perchè deve essere un privilegio solo dell’adulto? PErchè il piccolo uomo nno goderne già in tenera età? Principalmente perchè temiamo di perdere il “potere” e il controllo su di lui.

Ma un’alternativa è possibile.

Possiamo concedere al bambino la libertà. Possiamo lasciare ceh scelga come muoversi, dove stare, quanto mangiare, la velocità con cui fare le cose, cosa fermarsi ad ammirare.

E’ naturale e scontato che ciò debba avvenire nel rispetto di certe regole base indiscutibili, ma all’interno delle quali il bambino può sentirsi libero id spaziare invece che continuamente condotto dall’adulto: “ Fai questa! Gioca con quello! Guarda questo! mangia quello! stai dritto! non saltare! fai piano! non toccare! non mettere in bocca! muoviti! calmati! cammina! fai in fretta! non urlare! fai ciao con la manina!”

La dipendenza dagli altri è una condizione che solitamente connotiamo negativamente, ma bisogna ricordare che le “regole relazionali” si imparano e si introiettano qandi si è bambini.

I bambini dipendenti saranno adulti dipendenti. Dopo la mamma cercheranno sempre qualcuno che indichi loro cosa fare, come, quando e perche’.

“A volte ho l’impressione che mio figlio mi comandi”. Questa sensazione possiamo leggerla come il desiderio del bambino di scegliere per la sua vita: egli desidera essere padrone della propria eistenza, coem l’adulto. Non vuole essere comandato, ma neanche gli importa comandare!

La sua personalità è in formazione. Egli ha bisogno di spazio e tempo per emergere, di occasioni per crescere e manifestarsi e noi genitori abbiamo il privilegio di poter essere i primi spettatori!

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Il nostro “ bruchetto” ha bisogno di tempo, di spazio, di libertà per dispiegare le ali e farsi farfalla. Ciò lo sa fare da solo. Noi dobbiamo soltanto aiutarlo a non cascare dal ramo.

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vacanze a misura di bambino

SAMSUNG E’ ora di partire per le vacanze, si preparano le valigie e non possono mancare i giochi dei  nostri bambini. Noi siamo appena tornati da un viaggio impegnativo: Milano, Roma, Lecce, Salento e lago d’Orta. Molti spostamenti: macchina, treni, tram, taxi, metropolitane, autobus, passeggiate cittadine e immersi nel verde. La fascia portabebè è stata una scelta vincente, come sempre! Spostamenti rapidi, in sicurezza e comodità. Molte sono state anche le dimore dove abbiamo soggiornato e ciò che non è mai mancato è stato l’adattamento dell’ambiente per la nostra cucciola! CHe si scelga un appartamento, una cuccetta di treno o nave, una camera d’albergo, un bungalow ciò se serve è predisporre l’ambiente di vita per far sentire il bambino a casa. Appena giunti a destinazione via al lavoro! Individuazione dei pericoli, spostamento ostacoli. Oggetti inadeguati devono sparire dalla portata del bambino e bisogna trovare uno spazio adeguato dove collocare i suoi oggetti, un piccolo mobiletto, un angolo dello spazio, un tappeto. Ciò permette al bambino di muoversi nel nuovo spazio in piena libertà e di comprendere quali siano gli spazi per lui accessibili. Ad esempio: nel bagno? mettere in alto lo spazzolone del gabinetto, chiudere la doccia, in alto saponi e oggetti taglienti, trovare uno spazio per il suo piccolo asciugamano, il suo spazzolino, il suo pettine. togliere i detersivi. La camera da letto? eliminare eventuali lampade dai comodini che hanno il filo che spenzola fino a terra, cercare un cassetto per i suoi abiti. Controllare il balcone che non sia pericoloso. Nella zona giorno eliminare eventuali soprammobili, fili elettrici. In cucina è meglio spostare in alto piatti, bicchieri, posate e lasciare a portata del bambino solo pentole, coperchi e oggetti non fragili o pericolosi.

Ecco garantiti ordine libertà: ciò che vedo lo posso usare, se cerco qualcosa so dove trovarlo e mamma e papà sono tranquilli. Per tutta la famiglia serenità e benessere.

CIò che dobbiamo ricordare di mettere in valigia alla partenza sono le ritualità. Spesso ciò che scombussola in bambini “in trasferta” (sia i piccini che quelli un po’ più grandi) sono i cambiamenti delle abitudini. L’ordine dell’ambiente gli permette l’orientamento spaziale e quello della scansione della giornata l’orientamento temporale. Cerchiamo quindi di ricreare nel nuovo ambiente spazi e momenti di vita che riconosca familiari e che possano aiutarlo ad adeguarsi alla novità della vacanza!

Buon viaggio a tutti, grandi e piccini!

 

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! GIUGNO 2014: per una nascita naturale

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Facendo ordine in libreria in questi giorni, mi è capitato tra le mani un piccolo libro che lessi una ventina di anni fa!  Si narra di una nascita molto speciale. Di un bambino che, come tanti, viene al mondo. Raccontato da un medico/ostetrico che per primo e per la prima volta prova ad immaginare cosa prova il bambino nascendo e nelle prime ora di vita extra-uterina. Per alcuni fu una vera rivelazione (me per esempio!)  e per  altri fu “sconcertante”!!!  In quegli anni  si usava un’ assistenza al parto “medicalizzata”, il neonato era proprietà dell’ ospedale e veniva allontanato dalla sua mamma subito dopo il parto e lasciato solo in una culla termica per almeno 6 lunghissime ore e ancora di più se malauguratamente il piccolo nasceva verso sera. Poteva passare tutta la notte prima che incontrasse la madre. Durante il giorno veniva portato alla sua mamma ogni 4ore per essere allattato. La maggior parte delle volte questa lunga separazione e queste lunghe attese decretavano il fallimento dell’allattamento e gettavano la madre nella disperazione. Il piccolo poi… chissà che paura, che disagio senza la sua mamma, maneggiato da estranei e lasciato per la maggior parte del tempo nella culletta da solo, spesso in lacrime! E’ chiaro che avevamo perso completamente di vista la ” fisiologia ” del parto e della “nascita”, provocando in modo più o meno consapevole, disagi fisici, emozionali e psicologici a mamma e bèbè. I papà poi erano una figura marginale poco considerata, purtroppo. Ricordo che il mio primo figlio Andrès scegliemmo di farlo nascere a casa perchè mio marito ed io non potevamo accettare l’ idea che ce lo “portassero via” appena nato. Non avrei mai potuto sopportare una violenza del genere, sarebbe stato troppo per me! Martìn, il mio secondogenito, nacque ugualmente in casa e ci portò una gioia infinita nel condividere l’intimità della sua nascita.  Francisco, l’ ultimo nato, ci fece sperimentare l’esperienza ospedaliera, nonostante fosse tutto pronto per un altro parto domiciliare. Decidendo di nascere all’ottavo mese di gestazione, fummo costretti a recarci in ospedale con mille ansie ed un pò di delusione! Per fortuna  negli anni erano cambiate molte cose, c’ era molta attenzione al neonato ed alla sua mamma e nonostante la prematurità, Francisco appena nato rimase sul mio petto “pelle contro pelle” per molte ore. Questo primo contatto durò fino a che mi sentii pronta a portarlo al nido per un bagnetto caldo e qualche cura/coccola delle infermiere. Sono sempre stata vicino a lui vigile, attenta, senza mai perderlo di vista un minuto! Sono stata accolta, e mi sono sentita protetta ed ho potuto a mia volta accogliere e proteggere il mio bambino con tutte le attenzioni necessarie. Senza farlo mai sentire solo! Sono state molte le persone che hanno lottato in questi anni per il diritto ad una nascita “senza violenza” nel rispetto della biologia, fisiologia e natura fisica ed emotiva di mamma e bebè, me compresa! Ringrazio concludendo, il dott Frederic Leboyer per avermi destata dal torpore della “medicalizzazione della nascita” nel quale mi ero assopita!!!  LETTURE CONSIGLIATE : -” Per una nascita senza violenza ”  di Frèdèric Leboyer  e  ” APGAR 12″ di Alessandro Volta .

 

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Bambini capricciosi o genitori pigri?

unnamed“Non ne posso più!”

“Cosa succede?”

“Vuole fare le scale, gliele faccio fare. Vuole tirar fuori tutto dal cassetto, glielo concedo. Vuole giocare con l’acqua del bidet, glielo permetto. Ma dopo averlo fatto, lo vuole fare ancora e ancora. Ogni volta che si deve salire una scala deve farlo da solo, se mi avvicino al rubinetto strepita perchè deve aprirlo lui! io gli dico no e succede una tragedia: disperato! ma lo lascio piangere, però. eh, ‘sti capricci! allora vuole venire in braccio, ma io resisto, come mi ha insegnato sos tata!

“Brava! è così che si fa! Deve imparare che sei tu a decidere cosa si fa!”

Capricci? Nossignore. Diritti negati. Vuole far le scale cento volte? vuole aprire e chiudere il rubinetto? è per imparare nuove abilità e noi adulti sappiamo bene che per imparare una nuova abilità occorre molto esercizio. Per il bambino ogni scoperta è sensazionale, una vera svolta alla sua vita. Provate a pensarci: guardate un rubinetto per mesi chiedendovi cosa sia e come funziona, poi vedete mamma e papà usarlo alla perfezione e cercate di assorbire tutte le informazioni, e poi, un giorno magicamente riuscite ad aprirlo! vi accontentereste di farlo una volta sola? quando poi questa sarà un’abilità assodata, il bambino smetterà di passare tempo prezioso davanti al rubinetto! Ma in quel momento è l’attività più gratificante che possa fare! perché è una cosa nuova, perché farlo aumenta la sua autostima e accresce le sue competenze. 

Maria Montessori parlava dei periodi sensitivi: finestre temporali in cui l’apprendimento di una certa competenza è naturale, spontaneo. Prima del tempo è impossibile perché non ci sono le condizioni psico fisiche, mentre dopo, l’apprendimento avviene, ma con maggior difficoltà. Il bambino inconsciamente sa perfettamente quando è il momento per imparare cosa. E come sempre si rivolge all’adulto per chiedere aiuto. Nina in questo periodo indica ogni oggetto e io, come il suo papà, ripeto 100 volte al giorno il nome di qualunque cosa attiri la sua attenzione. E’ per mia figlia anche il momento del camminare e io le permetto di farlo ogni volta che lo desideri. Per farlo ho delle limitazioni: le camminate che fino a pochi mesi erano di 2 km ora son di 100 metri perchè lei possa farle con me. Trascorriamo gran parte del tempo in casa a nominare oggetti di ogni sorta. Ora è così, fra qualche tempo cambierà, le camminate si faranno sempre più lunghe e chissà cos’altro.

Ho deciso di crescere con lei, di favorire i suoi periodi sensitivi assecondandoli. Se le impedisco di camminare, inarca la schiena, urla, piange. Questo non è un capriccio è un bisogno vitale di crescere che cerca soddisfazione. Se in quel momento è proprio inevitabile stare in braccio, la accolgo con dolcezza e con amore le spiego perché non posso lasciarla camminare. Lei forse non comprende appieno le mie spiegazioni, ma il mio tono calmo e rassicurante la tranquillizza e le fa accettare la frustrazione. Questo perché ha imparato che se non le permetto qualcosa è proprio perché non si può fare altrimenti!

Il capriccio non esiste. Dietro alla manifestazione che noi adulti chiamiamo capriccio c’è sempre nascosto un bisogno che mamma e papà dovrebbero ricercare: con i bimbi piccoli un po’ per tentativi, con i bimbi più grandi parlando e cercando di capirsi. Se i bambini si sentono ascoltati e accolti accettano i compromessi. Ciò che non tollerano è vedersi negata un’esperienza senza capirne il motivo. I no esistono ed è giusto che sia così. Perché la libertà del bambino deve terminare dove inizia quella degli altri. Ma ci sono “no” ingiustificati dettati esclusivamente da prese di posizione dell’adulto, che possono precludere esperienze importanti per i bambini e, per la soddisfazione delle quali, serve solo un po’ di buona volontà! 

 

 

 

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PROVARE PER…CRESCERE!

fotoPoco più di un anno fa ho iniziato a cucire a macchina. Ero assolutamente inesperta, non sapevo nemmeno accenderla! Nei primi mesi ho inceppato più volte il filo, ho cucito più volte tutto storto, ho invertito l’ordine con cui assemblare i pezzi per confezionare dei capi… Nessuno in tutto questo tempo mi ha detto cosa stessi sbagliando e come avrei dovuto fare. Attraverso la pratica, gli errori, gli accorgimenti e i tentativi sono diventa più esperta ed ho sviluppato la capacità di prevedere la conseguenza delle mie azioni. Se faccio così succede questo, ma se faccio cosà succede quest’altro. Ora sono orgogliosa di ciò che riesco a produrre, di come so usare la macchina da cucire e sono capace (quasi sempre…) di riparare i danni che combino! Perchè? Sono autonoma, al mio modestissimo livello, ma autonoma. E man mano che utilizzo lo strumento divento più precisa, più abile, più svelta e posso dare sfogo alla mia creatività.

Questa è la linea educativa che voglio dare a mia figlia: spesso noto che lei non è imprudente o maldestra, anzi è molto prudente e quando sbaglia sta solo tentando di crecere. Solo non è in grado di prevedere le conseguenze del suo agire. Sta perfezionando il movimento, l’abilità delle sue mani attraverso l’esperienza diretta con il mondo. Prova, verifica, tenta, sbaglia, ritenta. Ogni giorno consegue un piccolo grande traguardo lungo la strada della competenza. Non permetterle di sbagliare, cadere, rompere, rovesciare vuol dire impedirle di comprendere e di imparare a prevedere. Ciò che devo fare è offrirle un ambiente adatto, ovvero dove possa trovare stimoli adeguati al suo livello di sviluppo che non siano pericolosi ma neanche troppo scontati. Fare al posto suo o bloccare i suoi tentativi non le insegnerà la prudenza e la precisione, ma la renderà insicura e inesperta. Se tenta di arrampicarsi su un rialzo io le sto accanto perchè lei possa sperimentare la gravità. Magari cadrà, ma solo così potrà capire che il movimento da lei compiuto non era corretto. Se a tavola prende il bicchiere (nel quale ho versato pochissima acqua…) non la blocco per darle da bere, lascio che con velocità lo porti alla bocca magari rovesciandosi il goccio d’acqua sulla maglia che poi metteremo asciutta. Questo le permetterà di comprendere che il suo movimento poco preciso, compiuto con troppa rapidità non le permette di raggiungere lo scopo, bere. Al tentativo successivo son certa che sarà più cauta, bagnandosi un po’ meno, fino a quando tre giorni (o settimane..) dopo lentamente porterà il bicchiere alla bocca e berrà, senza bagnarsi. A quel punto potrò versare un po’ più di acqua all’interno del bicchiere per permetterle di ampliare ancora la sua competenza.

Quando bere sarà un’attività per lei assodata, le permetterò di sperimentare il versare l’acqua nel bicchiere da una piccola brocca, dove inizialmente verserò solo poche gocce d’acqua…

Per ora gioisco nel vederla fiera di sé, orgogliosa di essere riuscita a portare alla bocca un fusillo, senza prestare troppa attenzione agli altri 10 che sono a terra…