
CARA MAMMA, FIDATI DI ME! NON TI DELUDERO’!
“No, non puoi.”
“Perchè?!”
“Perchè no!”
Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Tante…. E quante volte ci viene da dirlo a nostri figli? Ma è importante sempre chiederselo (prima che ce lo chieda il bambino): perchè dire no?
Una motivazione c’è sempre. Ma qual è?
Spesso il NO ha senso per noi.
…perchè poi mi tocca pulire
….perchè poi devo prenderti in braccio.
…perchè poi devo risistemarlo.
…perchè adesso non abbiamo tempo
…perchè l’hai già fatto mille volte
…perchè adesso è meglio che fai altro.
Queste motivazioni, per il bambino, non hanno alcun senso.
Per il bambino tutto deve avere una spiegazione: chiara, semplice, comprensibile, vera.
“Questa attività non puoi farla perchè è pericolosa. Se vuoi proprio farla devo starti molto vicino e tenerti la mano. D’accordo?”.
Questo è un esempio di risposta positiva ad una diffusissima richiesta di un bambino da poco in grado di camminare che desidera mettersi in equilibrio su un muretto per la strada.
Il suo bisogno è profondo, inconscio. Il suo desiderio di sperimentare le potenzialità del suo corpo, la sua abilità, le leggi della fisica, sono sacrosante! Noi possiamo impedirglielo e frustrarlo o concederglielo rendendolo felice.
Pochi giorni fa ho assistito ad un dialogo nonno/nipotina (di circa 2 anni..). Lei era seduta sul passeggino (perchè non li facciamo camminare questi abili bambini!?) e il nonno era pronto a partire e le dice: “Adesso appoggia la schiena e dormi un po’ .” La bambina risponde: “Non ho sonno, non voglio!”. “Ti ho detto di chiudere gli occhietti”. “Non voglio dormire, nonno!”. Dopo aver provato ad insistere ancora, senza risultato, le dice: “Guarda che ci sono i carabinieri la! se non ti metti giù ti portano via e non torniamo dalla mamma!”. Allora la bambina ha appoggiato la schiena.
Perchè il nonno è ricorso a questa assurda strategia? Perchè la sua richiesta ingiustificata di voler la bambina “tranquilla” non aveva alcun senso! Che fastidio poteva dargli la bimba che guardava il panorama? Quando la bambina ha risposto negativamente alla sua richiesta, il nonno ha percepito una sfida che doveva vincere ad ogni costo.
Per fare un altro esempio, vi racconto la visita alla bisnonna di Nina (la nostra bimba di 9 mesi). Nina desiderava la grande chiave che chiudeva la piccola credenza della sua bisnonna. Cerca di sfilarla, tenta per alcune volte, fino a quando riesce ad impossessarsene. Tutta felice, la rigira un po’ nelle sue manine e poi tenta di portarla alla bocca. “No!” dice a gran voce la sua bis. Allora io intervengo e chiedo a mia nonna:
“perchè non può? è sporca?”
“No.”
“E’ pericolosa?”
“No.”
“è preziosa? può rompersi?”
“no.”
“e allora perchè non può metterla in bocca?”
“non si fa!”.
Ecco, la risposta della mia nonnina è assolutamente tipica del mondo degli adulti.
La vera motivazione è solo di imporre il proprio potere e controllo sul bambino.
Quando esiste un motivo reale e concreto per cui una cosa non si può fare è giusto e doveroso intervenire. Ma quando?
Maria Montessori dice che l’intervento dell’adulto sull’agire del bambino deve giungere quando:
-il bambino può farsi male
-il bambino può arrecare danno a qualcuno
-quando il materiale o l’ambiente con cui il bimbo sta giocando può danneggiarsi.
Basta.
Se ci pensate ciò è illuminate e dovrebbe guidare tutti noi genitori nel nostro agire quotidiano. Quando stiamo per fermare l’azione del bambino dobbiamo chiederci:
“si può far male? può far male a qualcuno? può rompere o rovinare qualcosa?”.
Se le risposte sono negative, dovremmo fermarci e lasciare che il bimbo possa esplorare e conoscere il mondo.
Se è necessario intervenire diamo al bimbo tutte le spiegazioni vere e concrete di cui ha bisogno per capire. “Perchè no” non è una risposta valida!!
Mettiamo il caso che un bimbo abbia preso in mano un oggetto con cui potrebbe ferirsi. Lentamente prendiamo in mano l’oggetto e diciamogli, ad esempio:
“questo proprio non posso lasciartelo tenere, è pericolo, ti potresti ferire. Vedi questa lama? è tagliente! Dallo a me. Se vuoi posso mostrarti e lasciarti quest’altro oggetto. Ti interessa?”. (dell’alternativa ne parleremo più avanti con calma..)
oppure:
“questo gioco con l’acqua puoi farlo in bagno, non sul pavimento di legno, perchè può rovinarsi. Spostiamo questa tua attività nel bagno? mi aiuti a trasportare i tuo oggetti?”.
A questo atteggiamento il bambino non risponderà con rabbia, ma si lascerà guidare dall’adulto perchè di lui si fida ciecamente. L’autorevolezza è la caratteristica che il genitore deve coltivare per ottenere fiducia, rispetto ed ascolto da parte del proprio bambino. Ma tale rapporto deve essere reciproco, non si può pretendere rispetto, ascolto e fiducia dei propri cuccioli se non siamo noi i primi a farlo!