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ORA NON POSSO, DEVO LAVORARE!

Dire che il gioco dei bambini è un’attività serissima è la sacrosanta verità!

L’attività di gioco è quanto più l’adulto deve tutelare con ogni sforzo: giocare per il bambino non significa svagare, perder tempo, sprecare energie, ma, come ci racconta bene Maria Montessori è un vero e proprio lavoro.

nina al lavoroIn quell’attività c’è tutto l’impegno fondamentale per la costruzione della propria persona. Il bambino di 9 mesi intento ad afferrare sta, ad esempio, sviluppando la manualità e di conseguenza amplificando la capacità di agire sul mondo. Il bambino di 1 anno e mezzo che sposta, riordina, travasa sta catalogando le informazioni che raccoglie dall’ambiente sperimentando materiali e mettendosi alla prova. Quando pensiamo al termine “lavoro” immaginiamo un’azione faticosa da terminare il più rapidamente possibile cercando di impiegare il minor sforzo. Il bambino al contrario dell’adulto affronta il suo lavoro con il desiderio e lo stupore di scoperta, di crescita e di soddisfazione. A dividerci è l’obiettivo: l’adulto mira al riconoscimento sociale, economico e al prodotto. Il bambino è concentrato sul proprio sviluppo intellettivo, fisico ed emotivo. Ecco che spesso non comprendiamo l’opera del bambino e lo esortiamo con frasi come: “Vieni che facciamo qualcosa!”, quando il piccolo è alle prese con un cassetto da svuotare e riempire nuovamente. Se può apparirci un’azione banale ed inutile, è invece adatta e stimolante per apprendere nuove conoscenze e per raffinare i movimenti grossi e fini. Il bambino è un grande scienziato sempre pronto a sperimentare attraverso esperienze sensoriali. Scopre così le quantità, il peso, la flessibilità, la duttilità, la temperatura, le dimensioni o la fragilità di un oggetto. Il movimento del “piccolo esploratore” parte dal proprio corpo, passando per quello della mamma (quanto ci toccano ed esplorano capelli, occhi, naso, ciglia, mentre poppano al seno…), e arriva infine ad allargarsi all’ambiente circostante. Quanto più lasciamo i bambini liberi di misurarsi in attività a volte anche incomprensibili a prima vista, tanto più alimenteremo lo scienziato in formazione. Il modo migliore per capirli è osservarli, intervenendo solo in caso di evidente necessità o pericolo. Noi siamo presenti e loro complici, pronti  a capire e adattare sempre più l’ambiente alle sfide che ci pongono davanti agli occhi.

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! marzo 2014: Il bagnetto

bagnoE’ un luogo comune pensare che l’ acqua sia un elemento ” naturale” per il neonato. Ciò succede poichè ci si fa fuorviare dal fatto che il feto si sviluppa e vive  i suoi primi 9 mesi nel grembo materno circondato dal liquido amniotico. Le pareti uterine, soprattutto  verso l’ ultimo trimestre di gravidanza sono particolarmente avvolgenti e tra esse ed il corpo fetale vi è il liquido amniotico in una quantità e con una sensazione  sulla pelle ben differente dalla percezione che ha nell’ essere immerso nell acqua del bagnetto di una vasca magari troppo grande per il suo piccolo corpicino.Infatti molti neonati al primo bagnetto vivono una sensazione sgradevole e lo esprimono con un bel pianto che speso fa pensare ai genitori: ” Non gli piace l’ acqua “! E questo potrebbe davvero accadere se non ascoltassimo le grida di aiuto del nostro piccolo, adottando qualche semplicissimo accorgimento che lo porterà ad adattarsi serenamente all’ acqua e noi a vivere il momento del suo bagnetto come un attimo di piacere, coccole e relax!   Ora qualche indicazione pratica:

1-scegliere una stanza calda e comoda per tutti ( potrebbe essere anche una stanza diversa dal bagno);

2-utilizzare una vaschetta piccola ,ancora meglio un secchiello dove ci si possa far entrare il nostro cucciolo nella sua posizione preferita ” rannicchiata”.

3 -l’ acqua dovrà avere la temp di 37 max 38 gradi;

4- utilizzare detergenti delicati il più possibile senza profumi e schiume ( sles etc …)meno odori mescoliamo al profumo naturale dell acqua e degli elementi dell’ ambiente cdove vive il neonato e meglio sarà per favorire il suo ” apprendimento” ed ” adattamento” al suo nuovo mondo, ed alle nuove abitudini.

BAGNETTODetto ciò, la cosa migliore da fare, se disponiamo di una vasca da bagno ,è immergerci nell’ acqua con il nostro cucciolo meglio ancora se lo stiamo allattando, sarà un momento di relax e di scoperta di cose nove moldo naturale e spontaneo per il nostro bebè (quando si fanno cose nuove tra le braccia di mamma e succhiando il seno …è più facile ). Ricordiamoci, soprattutto se facciamo il bagnetto al nostro piccolo nella vasca, di parlargli o canticchiare molto dolcemente spiegandogli cosa stiamo facendo : ” ora entriamo nell’ acqua, senti come è calda ecc ecc “; manteniamo un contatto non solo fisico  ma anche visivo, ” guardiamo il nostro piccolo negli occhi ” probabilmente  il suo sguardo si  fisserà sul nostro…mentre lo immergiamo dolcemente nell’acqua..lo guardiamo teneramente con un srriso e magari gli cantiamo una canzoncina, è un modo molto efficace per introdurre positivamente e con piacere questa nuova esperienza…l’ acqua. Cosa fare una volta immerso in vasca?…nulla di particolare…niente paperelle le prime volte…i primi mesi…cullatelo nell’ acqua , muovetelo dolcemente e quando sarà pronto a distendersi lasciate che si rilassi nell’ acqua …porterà via tutte le tensioni della giornata…preparerà ad un buon sonno, se volete  farne un rito serale in preparazione della nanna. Un’ALTRA PICCOLA INDICAZIONE : non è necessario detergere tutti i giorni con il sapone la delicata cute del piccolo poichè l’ intenzione non è quella di garantire l’ igiene che sicuramente, al giorno d’ oggi è un attenzione che ogni madre ha, ma di utilizzare questo elemento meraviglioso in armonia ed in un clima di calma e relax. BUON BAGNETTO A TUTTI GRANDI E PICCINI!!!

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NON TUTTI I “NO” AIUTANO A CRESCERE…

CARA MAMMA, FIDATI DI ME! NON TI DELUDERO’!

“No, non puoi.”

“Perchè?!”

“Perchè no!”

 

Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Tante…. E quante volte ci viene da dirlo a nostri figli? Ma è importante sempre chiederselo (prima che ce lo chieda il bambino): perchè dire no?

Una motivazione c’è sempre. Ma qual è?

Spesso il NO ha senso per noi.

…perchè poi mi tocca pulire

….perchè poi devo prenderti in braccio.

…perchè poi devo risistemarlo.

…perchè adesso non abbiamo tempo

…perchè l’hai già fatto mille volte

…perchè adesso è meglio che fai altro.

Queste motivazioni, per il bambino, non hanno alcun senso.

Per il bambino tutto deve avere una spiegazione: chiara, semplice, comprensibile, vera.

“Questa attività non puoi farla perchè è pericolosa. Se vuoi proprio farla devo starti molto vicino e tenerti la mano. D’accordo?”.

Questo è un esempio di risposta positiva ad una diffusissima richiesta di un bambino da poco in grado di camminare che desidera mettersi in equilibrio su un muretto per la strada.

Il suo bisogno è profondo, inconscio. Il suo desiderio di sperimentare le potenzialità del suo corpo, la sua abilità, le leggi della fisica, sono sacrosante! Noi possiamo impedirglielo e frustrarlo o concederglielo rendendolo felice.

Pochi giorni fa ho assistito ad un dialogo nonno/nipotina (di circa 2 anni..). Lei era seduta sul passeggino (perchè non li facciamo camminare questi abili bambini!?) e il nonno era pronto a partire e le dice: “Adesso appoggia la schiena e dormi un po’ .” La bambina risponde: “Non ho sonno, non voglio!”. “Ti ho detto di chiudere gli occhietti”. “Non voglio dormire, nonno!”. Dopo aver provato ad insistere ancora, senza risultato, le dice: “Guarda che ci sono i carabinieri la! se non ti metti giù ti portano via e non torniamo dalla mamma!”. Allora la bambina ha appoggiato la schiena.

Perchè il nonno è ricorso a questa assurda strategia? Perchè la sua richiesta ingiustificata di voler la bambina “tranquilla” non aveva alcun senso! Che fastidio poteva dargli la bimba che guardava il panorama? Quando la bambina ha risposto negativamente alla sua richiesta, il nonno ha percepito una sfida che doveva vincere ad ogni costo.

Per fare un altro esempio, vi racconto la visita alla bisnonna di Nina (la nostra bimba di 9 mesi). Nina desiderava la grande chiave che chiudeva la piccola credenza della sua bisnonna. Cerca di sfilarla, tenta per alcune volte, fino a quando riesce ad impossessarsene. Tutta felice, la rigira un po’ nelle sue manine e poi tenta di portarla alla bocca. “No!” dice a gran voce la sua bis. Allora io intervengo e chiedo a mia nonna:

“perchè non può? è sporca?”

“No.”

“E’ pericolosa?”

“No.”

“è preziosa? può rompersi?”

“no.”

“e allora perchè non può metterla in bocca?”

“non si fa!”.

Ecco, la risposta della mia nonnina è assolutamente tipica del mondo degli adulti.

La vera motivazione è solo di imporre il proprio potere e controllo sul bambino.

Quando esiste un motivo reale e concreto per cui una cosa non si può fare è giusto e doveroso intervenire. Ma quando?

Maria Montessori dice che l’intervento dell’adulto sull’agire del bambino deve giungere quando:

-il bambino può farsi male

-il bambino può arrecare danno a qualcuno

-quando il materiale o l’ambiente con cui il bimbo sta giocando può danneggiarsi.

 

Basta.

 

Se ci pensate ciò è illuminate e dovrebbe guidare tutti noi genitori nel nostro agire quotidiano. Quando stiamo per fermare l’azione del bambino dobbiamo chiederci:

“si può far male? può far male a qualcuno? può rompere o rovinare qualcosa?”.
Se le risposte sono negative, dovremmo fermarci e lasciare che il bimbo possa esplorare e conoscere il mondo.

Se è necessario intervenire diamo al bimbo tutte le spiegazioni vere e concrete di cui ha bisogno per capire. “Perchè no” non è una risposta valida!!

Mettiamo il caso che un bimbo abbia preso in mano un oggetto con cui potrebbe ferirsi. Lentamente prendiamo in mano l’oggetto e diciamogli, ad esempio:

“questo proprio non posso lasciartelo tenere, è pericolo, ti potresti ferire. Vedi questa lama? è tagliente! Dallo a me.  Se vuoi posso mostrarti e lasciarti quest’altro oggetto. Ti interessa?”. (dell’alternativa ne parleremo più avanti con calma..)

oppure:

“questo gioco con l’acqua puoi farlo in bagno, non sul pavimento di legno, perchè può rovinarsi. Spostiamo questa tua attività nel bagno? mi aiuti a trasportare i tuo oggetti?”.

A questo atteggiamento il bambino non risponderà con rabbia, ma si lascerà guidare dall’adulto perchè di lui si fida ciecamente. L’autorevolezza è la caratteristica che il genitore deve coltivare per ottenere fiducia, rispetto ed ascolto da parte del proprio bambino. Ma tale rapporto deve essere reciproco, non si può pretendere rispetto, ascolto e fiducia dei propri cuccioli se non siamo noi i primi a farlo!

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Mordere la mamma! (Michel Odent)

tratto da: “La scientificazione dell’amore” di Michel Odent, Urra Edizioni,  2008

“Dodici raccomandazioni per essere allattati al seno con successo (con il permesso dell’ Anonima Neonati”)

1. Scegli con cura il tuo paese di nascita. Se vieni al mondo in Danimarca, per esempio, hai il doppio delle possibilità di essere allattato con successo che avresti in Francia.

2. Scegli con cura la tua nonna. Hai più possibilità di essere allattato in modo soddisfacente se la tua nonna materna ha allattato i suoi figli, e tua madre in particolare.

3. Scegli con cura tua madre. Hai più possibilità d’essere allattato senza problemi se tua madre è stata in grado, e ha avuto la possibilità, di partorire senza farmaci o intervento medico.

4. Dimostrati sicuro di te fin dall’inizio. Cerca di trovare il seno più in fretta possibile, appena nato, possibilmente entro la tua prima ora di vita: sarebbe perfetto.

5. Evita tutti gli ambienti con un odore aggressivo. Il tuo senso dell’olfatto è la miglior guida verso il capezzolo e uno dei primi sistemi per identificare la mamma.

6. Trascorri molto tempo il più nudo possibile, a stretto contatto pelle a pelle con la mamma.

7. Tieni le mani libere, in modo da poter toccare il corpo della mamma mentre stai succhiando. Bocca e mani sono collegate tra loro.

8. Scegli con cura il letto di famiglia. Se è basso, tu e la mamma vi sentirete più tranquilli. Lei non sarà ossessionata dall’idea che tu possa cadere. Se il letto è sufficientemente ampio, si potrebbe trovare un po’ di spazio per un altro membro della famiglia, per esempio il papà.

9. Esprimi sempre chiaramente i tuoi bisogni. Non appena la mamma li avverte, comincia a rilasciare ossitocina, che innesca il “riflesso di eiezione del latte”.

10. Quando la mamma mangia qualcosa che non ti risulta gradito, farglielo capire.

11. Ricorda continuamente alla mamma che il tuo cervello è in rapida crescita: potrebbe modificare la sua alimentazione.

12. Non mordere la mamma quando ti spunta il primo dentino.

(Mi preme precisare che la data di pubblicazione della prima edizione del libro da cui ho tratto questa citazione è del 1999.)

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MAMME E PAPA’ ALL’OPERA! Febbraio 2014, il sonno

TRA LE BRACCIA DI MORFEO O….DELLA MAMMA?

foto Quante volte il pensiero ricorrente di genitori alle prese con il proprio figlio piccolo è: “quanto vorrei dormire una notte intera!” A ciò spesso si aggiungono le domande insistenti di amici, parenti, vicini di casa ecc..curiosi di sapere: “dorme di notte? è bravo?”. Per poi sbizzarrirsi in giudizi e consigli che a volte confondono e sono molto lontani dal fornire soluzioni. Partiamo dal presupposto che la questione “sonno” non è semplice e non esistono soluzioni miracolose!

Tuttavia se impariamo a conoscere il sonno del neonato saremo liberi dalla frustrazione di confrontare il ritmo di sonno dell’adulto con quello del bebè, avendo cura di non aspettarci sonni di 8-12 ore per notte. I ritmi sono totalmente differenti.

Un ciclo di sonno dell’adulto  dura circa 90 minuti.

Un ciclo di sonno del neonato 30-40 minuti.

(molti bebè dormono 35 minuti spaccati e poi si svegliano spontaneamente).

Il ciclo di sonno del neonato è composto da una prima fase di “sonno attivo” durante il quale si possono notare sul viso smorfie, movimenti oculari e piccoli moti degli arti e di tutto il corpo, grazie ai quali il piccolo aggiusta la propria posizione per preparasi al sonno. Questa fase dura in media 20 minuti. Al sonno attivo segue una fase di transizione che lascerà poi il posto al “sonno passivo”, più profondo, che completerà il ciclo di sonno. Durante il sonno attivo il neonato può facilmente svegliarsi (rumore, movimenti della madre, passaggio nella culla, perdita del seno). Pertanto la prima indicazione è: ASPETTARE ALMENO 20 MINUTI prima di posare il bambino dove si vuole che dorma. (per es. aspettare che si stacchi spontaneamente, segnale che è pronto a passare alla fase successiva di sonno);

NANNATeniamo presente che nella fase di transizione tra il sonno attivo e quello passivo il piccolo potrebbe svegliarsi. Sarebbe pertanto opportuno essere pronte ad offrirgli il seno o a cullarlo in modo che non interrompa completamente il suo ciclo di sonno.

Generalmente il neonato dorme 15/16 ore al giorno, con cicli anche solo id 30/40 minuti per volta. Alcuni bebè dormono più a lungo perchè sono in grado di legare più cicli senza interruzioni. Quando si ha necessità di riposare per recuperare energia si potrebbe coricarsi con il proprio bambino  e dormire insieme a lui (offrendogli il seno ogni volta che lo richiede). Questo può facilitare il riposo anche ai bambini che hanno cicli brevi di soli 30 minuti perchè li si aiuterebbe a collegare più cicli insieme garantendo un sonno più lungo. (anche per la mamma…che potrà sentirsi più riposata e felice!).

Questo modello di sonno condiviso, “co-sleeping” è strettamente correlato con l’allattamento a richiesta. Voglio ricordarvi l’importanza delle poppate notturne per una buona crescita del neonato in quanto verificandosi il picco di prolattina (ormone dell’allattamento) intorno alle 3/4 del mattino, il latte notturno acquista un valore nutritivo mai posseduto durante il giorno.

Perchè la fase di sonno attivo è così lunga (20 minuti) nel neonato?

Perchè il cervello del neonato “lavora molto” durante questa fase, sta sviluppando connessioni nervose che porteranno il nostro piccolo a maturate una serie di funzioni, tra cui proprio quella del sonno. Quindi, quando il nostro piccolo dorme, in lui si sta compiendo un importantissimo lavoro di sviluppo e di crescita.

Come sopravvivere ai ritmi di sonno dei nostri amatissimi bebè?

  1. dormire con loro anche durate il giorno. Io consiglio soprattutto un pisolino verso le ore 18.00 per rigenerarci ed affrontare meglio le ore notturne.
  2. seno alla mano: offrire il seno secondo richiesta del neonato è un gesto d’amore, di fiducia, e disponibilità. Fidiamoci del nostro piccolo, lui sa quando il seno gli fornisce latte per dissetarsi, per nutrirsi e per questo succhia in modi e tempi differenti. Lasciamoci guidare dal suo istinto, non importa se non ne capiamo il senso o se si era attaccato solo 10 minuti prima!
  3. Utilizziamo strategie per aiutare i nostri figli ad abbandonarsi al sonno con serenità, sicuri che al risveglio ci troveranno sempre lì vicino a loro. Man mano che cresceranno potranno subentrare altre figure di accudimento anche per il sonno, che verranno accettate positivamente perchè avremo insegnato loro ad aver fiducia negli altri.

STRATEGIE DI INDUZIONE AL SONNO:

-Cullare dondolare (ricorda il movimento in utero);

-Cantare

-suoni monotoni e ripetitivi (come l’aspirapolvere, il phon) calmano e addormentano  perchè sono suoni che contengono tutte le frequenze

-riprodurre il battito cardiaco (60 colpi al minuto) con piccole pacche sul sedere o sulla schiena del piccolo.

-sussurrare storie

-massaggiare dolcemente con pollice e con indice e medio le tempie e la fronte del bimbo.

4.ricordiamoci che siamo state programmate per farci bastare 3/4 ore di sonno notturno  grazie ad ormoni come la prolattina, in grado di far riaddormentare la mamma e il bebè nel cuore della notte. Il sonno condiviso è un buon modo per riposare e non crea dipendenza nel neonato. 

L’OMS (organizzazione mondiale della sanità) non consiglia il co-sleeping, ma non lo disdegna. Indica di non praticare il sonno condiviso in caso di: Uso di farmaci, sonniferi, stupefacenti, antistaminici, alcool, obesità, ecc.. Teniamo conto che i centri del sonno del neonato, maturano man mano che matura il sistema nervoso. Questo processo si completa intorno ai 2/3 anni d’età. Ed è quindi normalissimo che il sonno, come altre funzioni organiche, (ad esempio la funzione intestinale )debba completare il suo sviluppo, iniziato nel grembo materno, nei mesi successivi alla nascita. Un sonno di 8/12 ore di sonno consecutive è una competenza dell’adulto, non del neonato. Dobbiamo imparare a non essere troppo esigenti dai cuccioli, saper modificare le proprie abitudini e trovare valide strategie per aiutarli nella gestione del proprio sonno.

Come fare in presenza di un bambino ad alto bisogno

-Facciamo tutto ciò di cui ho parlato prima!

-Cerchiamo un supporto professionale (ostetrica, pediatra, consulente internazionali di allettamento, presso i consultori, gli ospedali o privatamente).

-Cercate altre mamme nei gruppi di auto-aiuto per condividere e non isolarsi.

-Porsi come obiettivo quello di godersi i figli e non di sopportarli!

foto-1Ci sono molte strade per arrivare al piacere di condividere la vita con un figlio. Vi ho proposto alcuni suggerimenti privi di pretese di esaustività o presunzione, ma con il solo desiderio di condividere lo studio e le mie esperienze personali e professionali. Vorrei concludere con una filastrocca della nostra tradizione popolare che racchiude il suo interno il segreto: la serenità familiare.

 “Stella stellina

la notte si avvicina

la fiamma traballa

la mucca è nella stalla

la mucca e il vitello

la pecora e l’agnello

la chioccia e il pulcino

la mamma e il suo bambino

ognuno ha la sua mamma 

e tutti fan la nanna

Lettura consigliata: “Genitori di giorno e di notte, William Sears, Edizioni Leche League

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Prima di fare…osservare!

Regaliamo ai bimbi la gioia di trovare ciò che cercano...

Regaliamo ai bimbi la gioia di trovare ciò che cercano…

“Come devo fare?”, “quando lo devo fare?”. Fare, fare, fare.

Spesso noi genitori ci domandiamo quale sia l’azione giusta da compiere in un dato momento. Se ci facciamo caso pensiamo costantemente a come agire.

La Montessori ci dona un insegnamento importante: dotarsi sempre di pazienza ed umiltà.

L’azione va posta alla fine dell’atto educativo.

E allora prima cosa faccio?! Osservo.

L’osservazione è il punto di partenza dell’azione educativa. Diamo il tempo al bambino di manifestarsi e dal suo agire capiamo cosa è meglio fare. A volte la risposa è: niente.

Osservare un bambino è la cosa più difficile che ci sia. Non intervenire nelle situazioni è durissima! Perchè vogliamo dirgli “ciao amore..che bel gioco fai!”, perchè vogliamo dargli la mano perchè non cada, perchè vogliamo che si sieda sul tappeto e non a terra, pensando “magari è più comodo…..”. O ancora perchè magari ha fame, magari non ce la fa se non lo aiuto, magari pensa che non voglio giocare con lui, magari pensa che non gli voglio bene….

Tutte ansie giustificatissime, ma da mettere in cantina!!!

L’ambiente del bimbo va messo in sicurezza, il bimbo va vestito comodamente e poi via! Lasciamolo lavorare da solo. Ma anche con 8 mesi? certo! anche con 6! Anche con 1 anno, con 2, con 3….

Imparate a guardare il bambino e ad intervenire solo quando ve ne è reale necessità. Vi accorgerete di quanto il vostro bambino sia prudente e autonomo fin da subito, capace di scegliere ciò che gli interessa, imparerete quali sono le sue attività e le sue posizioni preferite. Provate e  scoprirete quanto sia divertente!

Cosa fare, quando farlo e come farlo ve lo dirà il bambino se solo gli darete modo di chiedervelo!

Abbiate pazienza di aspettare…continua a cadergli dalle mani l’oggetto che desidera? lasciatelo fare….è importante che ciò avvenga perchè lui possa modificare la presa ed essere più preciso. Se voi glielo porgete impiegherà molto più tempo…e non lavorerà sulla sua autostima… rivolgete lui un sorriso quando vi guarda, senza interferire nelle sue attività. Diverrà autonomo nel gioco, sicuro di sè e vi chiamerà quando vorrà la vostra compagnia o il vostro aiuto.

Vi cercherà per piacere, non per abitudine.

Nina ora ha 8 mesi. Durante i momenti di veglia spesso trascorre molto tempo a giocare, arrampicarsi, scoprire in completa autonomia mentre io faccio il letto, la lavatrice, passo l’aspirapolvere… Quando vuole vedermi, gattona e mi raggiunge. Io le faccio sentire la mia voce ogni tanto perchè sappia dove mi trovo e ogni 10/20 secondi (anche ogni 5 secondi se uno non resiste…) butto un occhio nella sua stanza per assicurarmi di ciò che fa, ma non la chiamo e non mi faccio vedere. Lei gioca con la palla, poi prende le costruzioni, poi si arrampica, va giù con il sedere, gattona fino al suo sonaglio, lo sgranocchia poi esce viene in corridoio si prende un sorriso di mamma e torna in stanza o rimane a guardarmi. Quando è stufa e mi reclama, me lo fa capire…..e io accorro!

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Cura Personale………. Partecipata!

Quante volte ho sentito genitori dire: “lavargli le mani è impossibile….”, “cambiargli il pannolino è un’impresa!”, “per vestirla e pettinarla devo piantare sempre delle urla!”.

 La soluzione? 

Cura Personale Partecipata.

Il neonato non può soffiarsi il naso, lavarsi le mani, cambiarsi o indossare i vestiti in autonomia, l’adulto deve sostituirsi completamente.

Il bambino piccolo di 1 o 2 anni, spesso è in grado di di compiere parti dei compiti di cura della persona in autonomia e l’adulto deve aiutarlo a completare le azioni. 

Il bambino, di 2/3 anni, spesso non riesce a portare a termine con precisione gesti di cura personale quotidiana quali soffiarsi il naso, lavarsi le mani, cambiarsi o indossare i vestiti e l’adulto deve aiutarlo solo dove occorre.

Il bambino più grande di 3-4 anni spesso è in grado di lavarsi, vestirsi, pettinarsi etc.. in autonomia, saltuariamente chiede l’intervento di mamma e papà per una pratica troppo difficile o per farsi un po’ coccolare…..

Così il bambino diventa autonomo, non vive come torture o fastidi le pratiche di cura personale. Ciò che è importante è che siano tali, fin da subito, anche per i genitori: non facciamo il bagnetto, il cambio pannolino, la vestizione il più velocemente possibili per toglierci il problema! godiamoci questi momenti con gioia e rendiamo il neonato e il bambino partecipe all’evento.

Neonato. proviamo, durante il cambio, a dirgli: “Togliamo il pannolino? Togliamo le calze..i pantaloni… Ora mamma slaccia il pannolino..”, “andiamo in bagno a lavarci?” “ora ti sciacquo, ti asciugo”. “ indossiamo il pannolino asciutto? ti corico….sollevo le tue gambe..” E così via.  

Il bambino piccolo. Ad esempio durante la vestizione lasciamo che il bambino inizi in autonomia: permettiamogli di prendere la maglia (porgendogliela a favore) perchè possa provare ad infilare la testa. Un istante prima che il bimbo si arrabbi, chiediamogli: “Posso aiutarti ad infilare la maglia?” Ecco, così. Vuoi indossare i pantaloni?”

Il bambino ( 2-3 anni). proviamo a lasciarlo solo con le sue scarpe. Proverà ad infilarle, magari partendo dalla parte sbagliata, ma ci proverà e spesso, magari dopo parecchi tentativi, ce la farà. Se serve intervengo: “Ti posso aiutare ad infilare la scarpa? Tu hai già fatto un ottimo lavoro, quest’ultimo passaggio è proprio complesso!”.

Il bambino più grande (3-4 anni). Lasciamo il bimbo cambiarsi i pantaloni da solo. Riuscirà ad infilare entrambe le gambe e tenterà per parecchio di tirare su la cerniera…aspettiamo. Certamente se non ci riesce ci chiamerà e noi accorreremo ad aiutarlo, complimentandoci per il buon lavoro fatto. 

Tutto ciò è importante per l’autonomia, l’autostima, la fiducia nell’adulto e la manualità. Non occorre nulla di speciale per farlo, c’è soltanto un segreto: partire sempre per tempo!

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A proposito di amore ed istinto materno…

Francisco e la sua mamma si guardano..z<q

Francisco e la sua mamma si guardano..z<q

Parto da una frase che qualche giorno fa ho letto in un libro datomi da nanni e  ruggero ,un testo scritto un secolo fa da una grande scienziata che proprio qui nella nostra Italia iniziò studi su bambini  problematici e dedicò tutta la sua vita all’ infanzia. Fu Maria Montessori che scrisse: ” La natura ha dotato le creature appena nate di una speciale protezione: l’ amore della madre e del padre “. Credo che queste siano parole attualissime e mai come oggi, mi sono resa conto nel lavoro di tutti i giorni a contatto con le mamme , i loro bimbi e nella relazione con i miei tre figli quanto sia vero e fondamentale coltivare questo speciale ” amore” fino dall’ inizio, quando ancora il nostro bambino è un desiderio. E così si parte per fare ” posto” nella nostra mente, nella nostra casa ed in tutta la nostra vita ad una creatura che di lì a qualche tempo sarà reale in mezzo a noi.In tutto questo la natura ci da una grande mano. Ci ha dotato di ormoni in grado di facilitare questa forza naturale che è l’ amore materno. Ma come nasce questo sentimento? così…come un colpo di fulmine? tipo…un innamoramento a prima vista? Ebbene sì ! è proprio così! quando si è là, in sala parto  o nella propria casa, dopo aver impiegato tanta energia, tanta forza nel dare alla luce le nostre creature arriva la ricompensa… Il primo sguardo…il primo tocco…il primo bacio…le prime paroline dolci,  ai quali ne  seguono altri e  una scarica ormonale inebria mamma papà e cucciolo. .. ed arriva anche a contagiare le ostetriche ! E’ un sentimento che crea assuefazione! Bisogna stare attenti! infatti vorrei partorire ancora almeno un centinaio di volte per poter rivivere quel momento così speciale in prima persona. Poi pensoche quello è il via per l’ inizio di una relazione “amorosa” che non potrà essere che meravigliosa ed emozionante !così mi metto un pò in pace e penso ai miei tre figli che sono arrivati per insegnarmi questo amore e per istruirmi su come fare con loro. Come mettere le mani , il seno, la mente  ed il cuore. Così abbiamo creato le prime basi della sintonia emotiva …fondamentale energia che alimenta l’ istinto materno .E sarà proprio questo istinto, grande forza della natura  a proseguire il lavoro fatto in gravidanza e nel parto a darci   gli srumemti giusti  per cominciare a conoscere il nostro cucciolo d ‘uomo e a rispondere in modo efficace ai suoi bisogni . A proposito di bisogno …ora francisco sta chiamando proprio me…corro!

Annalisa (mamma di Nina) e Daniela (mamma di Francisco, Martin e Andrés) informano tutti coloro che ci seguono che sta per nascere un nuovo spazio nel nostro blog che si chiamerà: “Mamme e papà all’opera!”, dove la nostra ostitrica e mamma  Daniela ci regalerà importanti consigli su questioni prettamente pratiche relative alla cura dei nostri bambini. Il latte, la cacca, il parto, le pratiche mediche, il seno, i denti…..e tanto altro. Se volete ricevere una risposta precisa ad una vostra curiosità e/o esigenza scriveteci le vostre domande e saremo liete di rispondervi! Lo potete fare lasciando un commento sul blog o scrivendo all’indirizzo mail: montessoriacasa@gmail.com.

 

Lettura consigliata del giorno: “La scientificazione dell’amore, M. Odent. Feltrinelli”

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A camminare imparo da me!

Nina nel suo angolo morbido che inizia a voltare la testa per guardare le immagini riflesse alo specchio..

Nina nel suo angolo morbido che inizia a voltare la testa per guardare le immagini riflesse alo specchio..

Ogni bambino è speciale, unico ed ha un proprio personale percorso di sviluppo motorio. Il tempo necessario per voltarsi sulla pancia, per sedersi, per camminare variano da bambino a bambino. Ci sono finestre, di parecchi mesi, entro cui avvengono le conquiste motorie. Ciò che conta è pertanto non farsi prendere dal panico. I bambini imparano autonomamente a muoversi, senza il bisogno di alcun intervento esterno. Anzi, l’adulto che decide di “occuparsi” di muovere e posizionare il bambino può causare danni, ritardare  lo sviluppo naturale, e mettere in pericolo il bambino. I nostri figli hanno solo una richiesta:

” Mamma, lasciami fin dalla nascita coricato sulla schiena, su una superficie dura e piana ed io imparerò da me a camminare!”.

Gradualmente il bambino acquista consapevolezza dei propri muscoli e delle loro potenzialità e inizia ad usarli passando di conquista in conquista. Un bambino che non si volta sulla pancia non è pronto a farlo, non è che sia pigro! Quando sarà pronto lo farà. Voltarlo significa forzare la sua natura, fargli perdere fiducia in se stesso e metterlo in una condizione in cui non sarà rilassato e in equilibrio. Emmi Pikler, pediatra ungherese e direttrici dell’orfanotrofio di Lòczy, ha teorizzato lo sviluppo motorio del bambino (dalla nascita all’atto di correre) individuando le varie conquiste posturali e le relative posizioni intermedie. Ebbene, lo sapete che NATURALMENTE un bambino prima  inizia a cammina gattoni e poi si siede autonamamente? Invece, da mamma e maestra quale sono, vedo tanti, tantissimi, bambini seduti dall’adulto (intorno ai 5 mesi..) quando ancora non sanno muoversi nello spazio. Questi bambini vengono riempiti di cuscini dietro la schiena perchè, ovviamente, lasciati soli cadono. Chiediamoci perchè cadono! Cadono perchè non hanno raggiunto la posizione seduta autonomamente, ma sono stati forzati. Un bambino che si porta seduto quando lo sa fare in completa autonomia, non cade all’indietro o di lato o davanti. Sa perfettamente mantenere l’equilibrio per tutto il tempo che lo desidera. Lo stesso vale per l’arrampicarsi, lo stare in piedi….L’adulto non deve mettere il bambino in nessuna posizione, ma deve lasciarlo libero di muoversi e mantenere le posizioni per tutto il tempo che gli occorre. Nina è stata seduta appoggiando una mano a terra per più di un mese (gattonava già da parecchie settimane..) Tutti mi chiedevano, “ma non sta ancora seduta bene?” Era nella sua posizione intermedia, fondamentale per raggiungere la posizione seduta. Quando si è sentita sufficientemente sicura ha lasciato la mano e ha iniziato, così, un giorno, ad usarle contemporaneamente per manipolare gli oggetti, senza mai perdere l’equilibrio. Date fiducia e tempo ai vostri bambini, vi sorprenderanno! Lasciati liberi di muoversi come desiderano li vedrete sereni, sicuri, in equilibrio, diminuiranno notevolmente le cadute (che comunque non mancheranno mai… fanno parte del gioco!) e le frustrazioni. Ciò vi permetterà di lasciarli molto di più “soli” perchè vi accorgerete della loro prudenza ed autonomia!

Lettura consigliata: “Emmi Pikler, Datemi Tempo.”

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il cestino dei tesori

Da quando è nata Nina ha ricevuto molti doni, tra cui parecchi pupazzi, pupazzetti, sonori e non. Li guarda, per un istante ma ciò che l’attrae è sempre ciò che ho in mano io: il cucchiaio, il telefono, il telecomando, lo spazzolino, le ciabatte….Non c’è nulla da fare, gli oggetti reali, ciò che ha un uso specifico e che si trova nell’ambiente domestico per il bambino  è estremamente affascinante. Perchè o usano mamma e papà, perchè solitamente non è in plastica, ma in legno, metallo, ceramica e quindi con una propria temperatura e peso specifico. la plastica è un materiale piatto: non ha peso, non ha odore, non è caldo nè freddo. Insomma, non è un materiale stimolante e il bambino lo sa! Diamo quindi una valida alternativa alla plastica e ai peluche che non mancheranno mai, ma che dopo un po’ stancano! Quale materiale possiamo offrire? Realizziamo il cestino dei tesori. Recuperiamo un cestino non troppo grande e non troppo profondo. Mettiamo al suo interno 8/10 oggetti quotidiani che siano differenti tra loro per materiale e colore, sceglieteli contrastanti, ovvero uno liscio, uno ruvido, uno pesante, uno leggero… Ad esempio: uno spazzolino da denti, un cucchiaino, un cucchiaio di legno, uno schiaccianoci, un cordino, una scatolina di metallo, un piccolo coperchio…

le accortezze da prendere sono:

1.offriamo solo oggetti sicuri (di certo li esplorerà oralmente…) attraenti (non rotti..)

2. cambiamoli frequentemente, quando ci accorgiamo che il suo interesse sta scemando. Togliamone un paio e sostituiamoli con altri nuovi.

3.lasciamo il bambino libero di sperimentare. Alcuni bambini svuoteranno il cestino, non guarderanno nessun oggetto e si dedicheranno solo a mangiare il contenitore? Non importa, ognuno ha i suoi gusti! alcuni vorranno solo tenere in mano il cucchiaino e tutti gli altri oggetti in un primo momento non li guarderanno neppure? Pazienza, non costringiamolo a lasciare il suo interesse perchè ci sembra assurdo!

4. è un materiale adatto ai bimbi di 6/7/8/9/10 mesi prima è troppo presto perchè il bimbo non sa sedersi autonomamente è dopo è potrebbe non interessare più!  (prossimente parleremo delle finestre di interesse del bambino..)

Buon lavoro!SAMSUNG