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Pochi ma buoni: 10 regole per giocare.

“Non mette mai in ordine i suoi giochi!”

“Quella stanza è sempre in disordine, non si riesce neanche a muoversi!”

“Non sa neanche quello che ha in quella stanza!”

Il riordino dei propri giochi è una conquista d’autonomia del bambino mooolto cara ai genitori!

Ma è bene sapere che, anche se è difficile da credersi, il bambino  desidera abitare l’ordine con tutto se stesso.

I giochi, però, sono tutti in giro lo stesso, come mai?

I motivi possono essere svariati, tra questi: il bambino è troppo piccolo per farlo (in questo caso l’adulto deve essere il suo modello, dare al bambino continua occasione di assistere al riordino…) oppure nessuno ha mai fatto notare lui l’importanza e l’utilità del riordino, ma  si è limitato a richiederlo come dovuto e basta.

Maria Montessori ci fornisce un preziosissimo consiglio a riguardo:

l’azione educativa deve iniziare dal fornire al bambino un ambiente adatto, che sia adeguato all’età, stimolante, pulito, curato ed ordinato. Il nostro agire deve svolgersi sull’ambiente, non sul bambino, il quale trarrà stimoli e occasioni da apprendimento, prima di tutto, dal suo ambiente di vita.

Spesso nelle camerette o negli angoli della casa adibiti ai giochi dei nostri bimbi c’è troppo e spesso troppo poco curato! Tantissimi giochi, di ogni natura, tutti mischiati in grandi cesti o scatoloni, impilati in modo che sia irraggiungibili (e l’adulto si spazientisce perchè deve sempre tirare giù o fuori i giochi…), alcuni giochi non funzionanti, alcuni incompleti, alcuni che non destano più alcun interesse, altri troppo difficili o troppo semplici per attrarre il bambino!

Perchè il bambino si prenda cura del suo ambiente, se ne deve innamorare, perchè ciò avvenga, l’ambiente deve essere seducente.

Come possiamo favorire ciò?

  1. Osserviamo ciò che il bambino ama fare in questo periodo (costruire? infilare? disegnare? modellare? leggere? ritagliare? giocare a palla?macchinine? cucire?)
  2. allestiamo nel suo spazio alcune attività che lo interessano e disponiamole ben in vista e in modo ordinato (tutto pulito, funzionante e bello). Tutto ciò che occorre per svolgere quell’attività è presente e raggiungibile comodamente. Ad esempio per dipingere: dovrò proporre un cavalletto, pennello, fogli, colori, bicchierino per acqua, straccetto per asciugare.
  3. Ogni oggetto, utile a svolgere l’attività ha un suo posto specifico e stabile. Ciò facilita il bambino nel trovare ciò che gli occorre e nella fase di riordino.
  4. Quando una attività ha stancato il bambino, va tolta dall’ambiente e dalla sua vista e sostituita con una nuova.
  5. “I grandi ritorni” sono spesso una risorsa: attività tolte dall’ambiente perchè non più attraenti, possono tornare in voga dopo un certo periodo e ridestare curiosità.
  6. I regali di compleanno e Natale non devono essere obbligatoriamente esposti nell’ambiente tutti il giorno stesso in cui vengono ricevuti! la strategia migliore è quella di inserirne uno alla volta, quando opportuno e utile. Ciò permette anche che il bambino si possa godere a pieno “il nuovo arrivato”!
  7. Abolire i cestoni e le grosse scatole per il riordino! I bambini non si orientano nei cestoni pieni di cose riposte in modo casuale, infatti appena possono rovesciano il contenitore per poi non saper gestire la mole di materiale che si trovano di fronte e lo abbandonano. Offriamo invece posti specifici ad ogni singolo gioco: piccole scatole, piccoli vassoi, mensole, ripiani, piccoli armadi. Più il materiale è a vista, più il bambino si dimostrerà autonomo nel gioco e ben disposto al riordino!
  8. 6 o 7 libretti per volta sono sufficienti da esporre, così come i pupazzi, le macchine…
  9. L’ambiente deve evolvere e seguire lo sviluppo del bambino: la stanza si modifica e cresce con lui. Dobbiamo ritagliarci molte occasioni per osservare i nostri figli muoversi nell’ambiente per poter cogliere le loro esigenze e le loro difficoltà così da poter aiutarli.
  10. Ricordiamoci che prima di tutto, per lungo tempo ci devono osservare riordinare, poi devono essere aiutati a riordinare, poi devono sperimentare il riordino e solo a questo punto si può pretendere che al termine del lavoro rimettano ogni cosa al proprio posto!
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Mamma! Quando te ne vai, salutami!

nina al telefono“Vai adesso che non ti guarda!” dice la nonna/la tata/il papà….

E così la mamma, in punta di piedi, apre la porta e si allontana, tirando un sospiro di sollievo non sentendo il proprio figlioletto piangere.

Trascorsi pochi minuti il bambino comincia a guardarsi intorno smarrito…. Cosa cercherà? forse la sua mamma?

“Che c’è amore?” dice la nonna/la tata/il papà facendo finta di non capire.

Il piccolo, ovviamente, scoppia a piangere.

Allora, la nonna/la tata/il papà, provano a consolare, con estrema fatica, il cucciolo smarrito cercando di sdrammatizzare.

Ebbene, per questo piccoletto la sua mamma è sparita, non è andata via, è proprio sparita. Quando, in realtà, sappiamo bene, è solamente andata a lavorare, a fare la spesa o dal dentista!

Si crede di far bene lasciando il bimbo tranquillo quando ci allontaniamo, ma in realtà non c’è nulla di peggio.

Il bimbo va salutato, sempre!!! Rischiando magari di scatenare un pianto che però il bambino imparerà  con il tempo a gestire. Sempre essere reali, autentici, trasparenti con i bimbi, anche quando sono ancora molto piccoli! “Ingannarlo” è sempre una scelta sbagliata!

Staccarsi dalla mamma è un processo che il bimbo prima o poi dovrà sperimentare, ma ci sono piccoli accorgimenti che permettono che ciò avvenga con serenità.

1. Prima di tutto iniziare con distacchi brevi, allontanarsi per pochi minuti e poi ricomparire per poi aumentare gradualmente il tempo del distacco.

2. Uscire sempre mostrando il nostro sorriso più smagliante! Il bimbo deve essere contagiato dalla vostra serenità! Ciò permette al bimbo di ricevere dalla mamma il messaggio non verbale “stai tranquillo! va tutto bene! non sta accadendo nulla di preoccupante”!

3.Quando si decide di uscire, farlo. Non tornare indietro e non esitare.

4.Al rientro essere felici di rincontrarsi, raccontare ciò che si è fatto e chiedere al bimbo come ha trascorso il tempo in sua assenza.

5. Chiedere la collaborazione di chi rimarrà con il piccolo: domandargli di sfoderare tutte le sue capacità “seduttive” per attrarre al massimo l’attenzione del bambino permettendogli così di concentrarsi su una attività estremamente attraente!

6.  Infine ricordasi che prima o poi sarà il nostro piccolino a salutarci prima di uscire…..

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Piccoli lavoratori domestici

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come sempre la semplicità vince: i bimbi sono attratti dalla natura, dal materiale semplice, dalla routine quotidiana, da brevi passeggiate, da attività semplici e chiare. Spesso coinvolgerli nelle attività domestiche è ciò che maggiormente dona loro gratificazione. Nulla per un bimbo piccolo è più affascinante della mamma(o del papà ovviamente…) che spolvera, bagna le piante, impasta, gira con il mestolo, riempie la lavatrice, taglia la verdura, avvita con il cacciavite, ramazza il pavimento,  lucida lo specchia, lava l’insalata……

Organizzare i lavori domestici a misura di bambino è una soluzione vincente per tutti: Nina, dopo avermi vista lavare il piano della cucina, ha voluto impossessarsi del mio panno ed ha iniziato a lavare ogni cosa le capitasse sotto il naso. Così, io e il suo papà, abbiamo allestito per lei un’attività: il suo tavolo e le sue sedie li abbiamo sgomberati e trasportati in balcone.  Poi abbiamo riempito una bacinella (sufficientemente grande e pesante da non essere rovesciata all’istante….) con acqua e un po’ di sapone di marsiglia per avere la tanto amata schiuma. Le ho chiesto di porgermi il panno che ancora stringeva e le ho mostrato come poter lavare il suoi tavolino e le sue seggioline. Ho immerso la spugna, l’ho strizzata accuratamente, lo appoggiata sul tavolo e con movimento lento e circolare le ho mostrato come insaponare la superficie del tavolo.

Ebbene Nina, 14 mesi, ha trascorso 20 minuti in completa autonomia a compiere con gioia e cura un lavoro, vero. Quando si è sentita soddisfatta e appagata è rientrata dal balcone, ovviamente con acqua ovunque, è venuta vicino a noi e ci ha regalato un sorriso sgargiante.

Questo dovrebbe essere sempre il senso del fare, di tutti, adulti e bambini: operare, lavorare, faticare, impegnarsi, per essere felici e migliori.

 

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ORA NON POSSO, DEVO LAVORARE!

Dire che il gioco dei bambini è un’attività serissima è la sacrosanta verità!

L’attività di gioco è quanto più l’adulto deve tutelare con ogni sforzo: giocare per il bambino non significa svagare, perder tempo, sprecare energie, ma, come ci racconta bene Maria Montessori è un vero e proprio lavoro.

nina al lavoroIn quell’attività c’è tutto l’impegno fondamentale per la costruzione della propria persona. Il bambino di 9 mesi intento ad afferrare sta, ad esempio, sviluppando la manualità e di conseguenza amplificando la capacità di agire sul mondo. Il bambino di 1 anno e mezzo che sposta, riordina, travasa sta catalogando le informazioni che raccoglie dall’ambiente sperimentando materiali e mettendosi alla prova. Quando pensiamo al termine “lavoro” immaginiamo un’azione faticosa da terminare il più rapidamente possibile cercando di impiegare il minor sforzo. Il bambino al contrario dell’adulto affronta il suo lavoro con il desiderio e lo stupore di scoperta, di crescita e di soddisfazione. A dividerci è l’obiettivo: l’adulto mira al riconoscimento sociale, economico e al prodotto. Il bambino è concentrato sul proprio sviluppo intellettivo, fisico ed emotivo. Ecco che spesso non comprendiamo l’opera del bambino e lo esortiamo con frasi come: “Vieni che facciamo qualcosa!”, quando il piccolo è alle prese con un cassetto da svuotare e riempire nuovamente. Se può apparirci un’azione banale ed inutile, è invece adatta e stimolante per apprendere nuove conoscenze e per raffinare i movimenti grossi e fini. Il bambino è un grande scienziato sempre pronto a sperimentare attraverso esperienze sensoriali. Scopre così le quantità, il peso, la flessibilità, la duttilità, la temperatura, le dimensioni o la fragilità di un oggetto. Il movimento del “piccolo esploratore” parte dal proprio corpo, passando per quello della mamma (quanto ci toccano ed esplorano capelli, occhi, naso, ciglia, mentre poppano al seno…), e arriva infine ad allargarsi all’ambiente circostante. Quanto più lasciamo i bambini liberi di misurarsi in attività a volte anche incomprensibili a prima vista, tanto più alimenteremo lo scienziato in formazione. Il modo migliore per capirli è osservarli, intervenendo solo in caso di evidente necessità o pericolo. Noi siamo presenti e loro complici, pronti  a capire e adattare sempre più l’ambiente alle sfide che ci pongono davanti agli occhi.