Guarda che cosa hai combinato!

falling-335295_960_720Lara, una bambina di 4 anni, un sera dopo cena esorta: “vado a bagnare le piante!”. La madre risponde: “ si, stai attenta a non bagnare!”

Lara prende la brocca dalla cucina, si reca in bagno, apre il rubinetto del bidet, riempie fino all’orlo la brocca, va in balcone, rovescia l’acqua nella terra del vaso del Ficus senza accorgersi di aver lasciato tracce d’acqua lungo tutto il percorso che separa il bagno dal balcone. Terminato il suo lavoro, rientra in casa tutta soddisfatta, ma sente la madre: “Lara!! Ma cos’hai combinato?! E’ tutto allagato! Sei una pasticciona!”

Lucio, di 2 anni, ha sete. Vorrebbe bere. E’ solo in soggiorno (il padre è nella stanza a fianco..) e scorge sul tavolo un bicchiere contenente dell’acqua e decide di servirsi da sé. Così si mette in punta di piedi, afferra a due mani il bicchiere e inclinandolo troppo cercando di portarlo alla bocca, si bagna maglietta e pantaloni. Il suo sguardo si fa triste e deluso. In quel momento il padre entra nella stanza ed esclama: “Ma Lucio! Possibile che devi sempre far disastri! Non potevi chiamarmi!?”

La maggior parte delle volte i bambini agiscono dietro un intento positivo, vogliono fare qualcosa di buono e costruttivo. Nel nostro caso, Lara voleva svolgere un compito domestico di cui solitamente si occupa la mamma e Lucio voleva dissetarsi. Nessuno dei due ha agito per fare un pasticcio. Purtroppo i bambini a volte sbagliano modalità, posto, momento e quella che voleva essere una buona azione si trasforma, agli occhi dell’adulto, un disastro. L’immaturità nel leggere la situazione, comprenderne ostacoli o limiti impedisce al bambino di portare a termine un compito con successo e l’inconveniente, l’imprevisto mettono a repentaglio la riuscita del lavoro e la risposta positiva e soddisfatta di mamma e papà.

Se Lara non avesse bagnato a terra la mamma sarebbe stata felice del suo gesto collaborativo verso la famiglia, e il papà di Lucio sarebbe stato orgoglioso della sua conquista di autonomia.

Maria Montessori ci insegna che i bambini ricevono le risposte positive o negative al loro agire direttamente dall’ambiente: se faccio bene, nulla si rompe o si sporca o si bagna, se sbaglio qualcosa nel procedimento, lo sporco, il bagnato o i cocci mi diranno che ho valutato ed agito malamente.

Ciò di cui hanno bisogno i bambini sono occasioni per allenarsi ad essere precisi, attenti, ordinati e calmi e strategie o accorgimenti per fare ancor meglio.

La sgridata sterile da parte dell’adulto è assolutamente inutile, ciò che può aiutare il bambino è invece un suggerimento, un consiglio o una modificazione sull’ambiente perché il bambino sia facilitato nello svolgere le azioni.

Facciamo qualche esempio.

La mamma di Lara avrebbe potuto dirle “Vai pure a bagnare le piante, attenta a mettere poca acqua nella brocca, per non bagnare a terra. Puoi fare più giri per essere sicura” e, se non avesse potuto intervenire preventivamente, alla vista del pavimento bagnato avrebbe potuto dire: “E’ uscita l’acqua dalla brocca, perché era colma! Trasportare una brocca colma è difficilissimo! conviene mettere un po’ meno acqua la prossima volta e fare più giri. Ora prendiamo lo straccio ed asciughiamo a terra.”.

Il papà di Lucio, essendo nell’altra stanza, non aveva modo di dare suggerimenti preventivi, ma vedendo il bimbi dispiaciuto per l’accaduto e trovandolo ancora con il bicchiere in mano poteva facilmente intuire l’accadimento e commentare: “Lucio ti sei bagnato perché volevi fare un movimento molto complesso. prendi il bicchiere ora dalle mie mani e vedrai che non ti bagnerai!”

Entrambe le attività dei bambini potevano essere eseguite con successo se l’ambiente fosse stato adattato per loro, vediamo come.

Nel primo caso Lara avrebbe potuto avere nell’ambiente, in un posto prestabilito, una brocca graduata ovvero contrassegnata al livello massimo cui riempirla con l’acqua. Ciò le avrebbe facilitato il riempimento della stessa e, forse, la bambina avrebbe evitato l’incidente.

Nel secondo caso, un piccolo tavolino basso su cui lasciare sempre a disposizione dei bambini un bicchiere d’acqua, avrebbe consentito a Lucio di dissetarsi autonomamente senza trovarsi in difficoltà.

In ogni caso, riconoscere ai bambini la buona intenzione delle loro azioni, li rassicura di non aver avuto un’idea sbagliata e suggerire loro come poter fare meglio può insegnare loro a muoversi ed agire con maggior efficacia nell’ambiente e a comprendere dove è stato l’errore. Ciò che conta è non giudicare l’intento, ma aiutarli a valutare ed analizzare la modalità con cui hanno agito, ovvero il comportamento messo in atto per raggiungere lo scopo.

A volte succede che facciano qualcosa con l’intento di fare un danno: rovesciare, rompere o sporcare di proposito. In questi casi, dietro il loro agire c’è una richiesta di attenzione. “Sono stanco!” “Sono geloso!” “Voglio le coccole!”. Non sapendo ancora dare un nome e condividere queste emozioni, mettono in campo delle azioni che sanno padroneggiare (rovesciare, sbattare, lanciare, stracciare, distruggere) per catturare l’attenzione dell’adulto che certamente riceveranno. Anche in questo caso l’intento del loro agire è in qualche modo positivo: vogliono attenzione ed affetto. Il compito delgenitore dev’essere allora quello di aiutarli nel leggere il loro stato d’animo e suggerire altre modalità di richiedere presenza. “Vuoi che stia un po’ con te?” “Ti tengo un po’ in braccio?”.

Un’altra motivazione che spinge un bambino a comportarsi male è il desiderio di comunicare all’adulto presente che ciò con cui hanno a che fare è troppo complesso o troppo semplice per loro e così la noia o la frustrazione li spingono ad agire contro le cose. Come sopra, l’adulto deve cercare di leggere l’intenzione del bambino dandogli occasioni di lavoro adatte al suo livello di sviluppo e strategie per gestire la frustrazione.

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